Fine del sogno americano

Fine del sogno americano




Le immagini arrivano come fendenti: città sventrate, famiglie in fuga, governi che minacciano, altri che agiscono fuori da ogni diritto internazionale, altri ancora che parlano di pace mentre preparano nuove armi, o peggio, rimangono sordi al grido di aiuto delle popolazioni colpite dai conflitti. E i più colpiti, come sempre, sono i civili, che anelano solo pace e diritto alla vita, soprattutto i minori a cui non vengono risparmiati morte e orrore.
 Ci sono mattine in cui, prima ancora di aprire il computer, resto qualche secondo immobile davanti alla finestra. Milano all'apparenza è la stessa di sempre: il traffico, le voci, la luce che filtra tra i palazzi. Eppure, dietro questa normalità, sento un rumore di fondo che è impossibile ignorare. È il rumore del mondo che si incrina. Delle guerre che avanzano come epidemie e delle parole che perdono peso. Verità che si sfilacciano ogni giorno di fronte ai video dei missili lanciati e ai loro esiti catastrofici che ci bombardano attraverso televisioni e social, deflagrando con la stessa violenza.
Ma sono ancora lontani. Ci penseremo quando saranno alle porte di casa, quando ci avranno toccato direttamente.
E allora mi chiedo cosa sia rimasto della nostra umanità...

Scrivere in questo particolare momento

Non ho rispettato la solita cadenza dei post; avevo preparato dell'altro, ma non sono riuscito a pubblicarlo. Chiedo scusa a tutti voi, riprenderò a parlare di argomenti più leggeri legati al mondo del crime e del thriller già dalla prossima uscita. Al momento trascorro giornate a costruire storie di ombre e mi accorgo che il mondo reale ha iniziato a parlare la stessa lingua dei miei romanzi.
Tensioni politiche, guerre, persecuzioni, manipolazioni del potere… Il nostro tempo assomiglia sempre più a una storia nera: un luogo dove il bene e il male non sono opposti, ma correnti che si sfiorano, si confondono, si scambiano maschere. E noi, lettori e autori, ci muoviamo in mezzo, cercando un filo di verità in un paesaggio che cambia forma ogni giorno. Esiste un tratto del noir – forse il più inquietante – che raramente viene messo al centro della discussione: la sua capacità di anticipare ciò che la società non vuole vedere. Non la profezia mistica, ma quella più terrena, più scomoda: la capacità di leggere le crepe e le derive morali prima che diventino cronaca. È un talento antico, che appartiene ai grandi narratori delle ombre, da Dostoevskij a Chandler, da Scerbanenco a Ellroy, e che oggi torna a essere urgente in un mondo attraversato da conflitti, polarizzazioni e fragilità collettive.
Nei fumetti, Watchmen ha mostrato come la retorica del salvatore possa trasformarsi in tirannia.
Nei videogiochi, Spec Ops: The Line ha costretto milioni di giocatori a guardarsi allo specchio e chiedersi: “E se il mostro fossi io, convinto di essere l’eroe?”
Il nostro presente non è diverso.
Ogni schieramento si proclama luce, eppure le ombre si allungano da entrambe le parti.
La violenza è un linguaggio antico, che muta forma ma non sostanza
Il noir, in fondo, è sempre stato un sismografo. Registra ciò che vibra sotto la superficie.


Letteratura come risveglio

Ho sempre sostenuto che, in tempi come questi, leggere e documentarsi sia un atto di resistenza. Il potere della conoscenza offre la possibilità del cambiamento e la lettura regala doni che nessun altro strumento possiede:
Evasione consapevole — non fuga, ma distanza. La possibilità di osservare il mondo da un’altra angolazione, di respirare fuori dal frastuono.
Risveglio civile — la capacità di riconoscere le dinamiche del potere, le manipolazioni, le derive morali. La narrativa di genere, soprattutto, ci allena a vedere ciò che si nasconde dietro la superficie.
Ogni libro è una torcia accesa in un corridoio buio e un invito a non smettere di pensare.

Foto di Egor Myznik su Unsplash

Contro la guerra, senza condizioni

Arrivati a questo punto, non servono metafore. La guerra è un fallimento. Sempre. Non importa chi la inizi, chi la giustifichi, chi la racconti come inevitabile. La guerra è la negazione stessa dell’umanità. 
Non esistono guerre giuste.
Non esistono guerre necessarie.
Esistono solo vite spezzate, città ridotte in cenere, memorie cancellate.
La narrativa può raccontare il conflitto, analizzarlo e denunciarlo.
Mai giustificarlo.
Scrivere, leggere, raccontare: sono atti di pace.
E allora mi sforzo, mi dico che oggi, più che mai, abbiamo il dovere di praticarli, che possiamo contribuire a cambiare un futuro impostato sull'economia fondata sul sangue degli innocenti. Poi guardo le immagini delle bambine iraniane smembrate da un missile caduto sulla loro scuola.
Mi arrendo.
Il male vince sempre, come in un classico noir. Non c'è salvezza, non esiste perdono né la speranza di un domani migliore. Utopia. La storia non insegna, condanna.
Pensate che perfetta costruzione per un noir di successo:
  • L'eroe, il poliziotto che si è sempre proclamato difensore dei deboli, interviene per eliminare il "cattivo" con il pretesto che il suo comportamento è pericoloso, una minaccia per il bene di tutti.
  • Poi si scopre, improvvisamente, che il "cattivo" ha idee e atteggiamenti di sicuro deprecabili, ma li esercita nel suo piccolo "Bronx". Spadroneggia nel quartiere come le sue radici gli hanno insegnato. Ma si limita a quello.
  • Non è finita. Arriva il plot twist: il poliziotto ha un fratello che ha sempre appoggiato. Ma questo fratello è ancora più crudele e spietato del vero "cattivo". E appena entra in scena mette in atto il ricatto perfetto per far in modo di coinvolgere l'eroe in una crociata da cui trarrà benefici e altro potere.
Dentro questa storia c'è tutto. Anche troppo. Nazioni che si proclamano paladini delle libertà e in nome di democrazia e stabilità aggrediscono altre nazioni per le solite mire energetiche: petrolio, gas e risorse naturali; c'è l'ormai trito pretesto di armi di distruzione di massa e liberazione da un regime totalitario; ci sono ricatti e personaggi manovrati nell'ombra attraverso files terribili di bambini stuprati, abusati con una violenza che non ha più nulla di umano; interessi politici espansionistici con effetti a catena su più fronti, mascherati da contrasti etnici e religiosi. E a tirare le fila un'élite di potere che controlla la storia.
La mia resa, però, non è incondizionata.
Non ho soluzioni da proporre, è vero, ma so che tacere vuol dire accondiscendere. Sono solo una voce fra le migliaia che si sono levate. Facciamole diventare milioni. Scuotiamo le fondamenta per illuminare le coscienze, facciamo udire a chi ci governa il nostro dissenso. Lo dobbiamo a tutti coloro che soffrono per il nostro silenzio. Lo dobbiamo ai 165 morti di quella scuola e a tutti quelli che li hanno preceduti e che, se non cambiamo rotta, li seguiranno.




Ringrazio chi fosse interessato a donare un aiuto a queste associazioni:

“Ogni parola è un passo. Grazie per aver camminato con me tra queste righe.  

  Ma le storie non finiscono, cambiano voce e interpreti e aspettano solo di essere ascoltate.”


Massimiliano Serino

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