Serial... stories!
Nuova pagina dedicata a tutti coloro che, oltre ad apprezzare il mio stile di scrittura, amano generi e ambientazioni dai quali prendono vita i miei personaggi. Ogni mese sceglierò un racconto da proporvi, corredato poi dal contributo di foto e/o video che ne accompagnano la promozione.
Premiato all'Argentario 2025 nella raccolta Favole Inquiete
Racconti nel buio
«Ora ti caverò gli occhi… non sarà
affatto piacevole, ma non vedere quello che ti farò dopo consideralo un gesto
pietoso nei tuoi confronti… in fondo mi sei simpatica.»
Il freddo acciaio del tavolo riflette l’immagine
distorta che si avvicina. È grottesca la maschera di morte che ha scelto, se
lei potesse vederla in altro contesto ne sarebbe quasi divertita: un grosso
cinghiale dai denti sporgenti con un ciuffo di pelo sintetico che si allunga sul
cranio, qualità scadente persino nella gomma usata. Ma Ariette non ha modo di
apprezzare questi grossolani dettagli: le sue gambe nude non hanno smesso un
attimo di tremare e le slip sono bagnate di piscio, perché la paura non ha
bisogno di un volto per essere incontrollata, basta una voce, un bavaglio che
ti permette appena di respirare; basta essere legate ad un tavolo chirurgico e
avvertire il freddo metallo sulla pelle, mentre una lama affilata si avvicina…
«Sono tutte cazzate!»
«Carlo, adesso hai rotto! Senti me lo
spieghi cosa siamo venuti a fare da te stasera? È la terza volta che non lasci
nemmeno terminare la storia! Se devi per forza fare il tuo commento ad ogni
lettura che senti, sparaci direttamente la tua e poi ci leviamo di torno!»
«Ma andiamo, Anna, avete solo prodotto
scarti degni di B-movie degli anni Settanta. Non vorrete dirmi che quello che
abbiamo sentito finora lo trovate credibile?! I soliti fantasmi che vengono dal
passato, lo spettro incazzato che vuole vendicarsi perché lo hanno fatto fuori
ed era innocente, la tavoletta Ouija posseduta da un demone e, immancabile
buon ultimo, un serial killer con la maschera da facocero che non indosserei
nemmeno a carnevale… Non vi sa un pochino troppo di già sentito? La tensione
dove cavolo sta?»
«Cinghiale, avevo detto… ma va beh,
poco importa. Comunque ci siamo trovati la sera di Halloween perché ognuno di
noi leggesse la storia che aveva scritto per l’occasione, non mi sembrava una
brutta idea al posto della solita rassegna di film horror triti e ritriti.»
«Già, appunto. Se qualcuno se la
tirasse meno invece di millantare doti nascoste da Dario Argento, si riuscirebbe
anche più ad entrare in atmosfera. Ma se dobbiamo fare le pulci a ogni racconto
come fossimo critici letterari mi cadono le palle sul pavimento, altro che
farmi paura.»
«Dai Luca, va avanti e concludi la tua
storia, a me non dispiaceva affatto.»
«Non ci penso proprio. Ormai, come dice
Andrea, il pathos se n’è andato a farsi fottere. Ora tocca a te signor Stephen
King, avanti, deliziaci con il tuo racconto e vediamo se sarai capace di farci
tremare.»
«Bene, ci siamo arrivati dunque. E io
vi accontento subito. Ma prima due regole: la porta della sala andrà chiusa e
la chiave la terrò io, poi la luce verrà spenta e resteremo completamente al
buio.»
«E pensi di metterci in ansia così? Per
me va bene, non ci sono problemi. Voi, tutti d’accordo? Vedo facce perplesse,
ma non lo capite che è quello che vuole? Cerca di impressionarci con trucchetti
da mentalista, vuole entrare nelle nostre teste per condizionarci ad uno stato
emotivo di tensione così che la sua storia faccia più presa su ognuno. Ho
sbagliato, Charly?»
«Un momento, ma c’è una cosa che mi
sfugge: al buio completo come diavolo farai a leggere il tuo racconto?»
«Non avrò bisogno di leggerlo.»
Gli astanti si scambiano qualche
occhiata con le espressioni più diverse: c’è chi è divertito e strafottente e
chi aggrotta la fronte perplesso, ma in tutti una piccola vena di
preoccupazione trova il suo spazio.
«Okay, la porta è chiusa e la chiave
nella mia tasca. Ora voglio che vi allontaniate l’uno dall’altro disponendovi
ai lati della stanza… Perfetto, così va bene. E adesso spegnerò la luce, ma
prima c’è una cosa che dovete vedere. – Sbottona la camicia ed estrae un grosso
coltello da cucina che teneva infilato tra i pantaloni, e la lama, puntata
verso l’alto, emana un bagliore sinistro. – Io ho questo, volevo lo sapeste.»
È l’ultima cosa che vedono. Il buio
annunciato porta già i primi frutti.
«Ma
che cazzo?!! Questa storia del coltello proprio te la potevi evitare!»
«No,
sentite, queste cose non mi stanno bene! La notte di Halloween è un conto e
mettere in mezzo dei coltelli veri, un altro!»
«Sta calma Anna, il nostro Carlo ha
calcolato tutto per fare bella figura, non è vero? E poi ti lamentavi che le
nostre storie erano tutte cazzate?! Tu per metterci addosso pressione stai
ricorrendo ai cliché più scontati del cinema horror: la stanza chiusa, il buio... persino il coltellaccio da macellaio. E la trama scommetto che la immagini tipo
Scream: ora minaccerai di far fuori tutti i compagni di classe che ti stavano
bullizzando dalla prima liceo.»
«Niente di tutto questo… vi
ucciderete da soli… morirete delle vostre paure.»
«Chi cazzo ha parlato? Di chi era
questa voce?»
Il tono in falsetto, alternato ad un
respiro sibilante, non ha più nulla della voce di Carlo. Forse non ha nemmeno
più nulla di umano. Il grande salone vibra nel silenzio di un fermento
angosciante. Figure indefinite si muovono nel buio e cercano il contatto l’una
con l’altra, senza trovarlo. Una delle due ragazze lancia un urlo improvviso
facendo crescere un panico già palpabile.
«Calmi, stiamo calmi. Qualcuno accenda subito
la luce, se la trova. Sei stato proprio bravo, Carlo, ti avevo sottovalutato,
lo ammetto. E anche la voce che hai registrato per l’occasione è perfetta!
Complimenti, un vero capolavoro. Ma ci sono anche due ragazze qui dentro,
cerchiamo di non esagerare e farci del male sul serio. La mia proposta è di
accendere la luce, tu ti liberi di quel coltello e quindi ci racconti quella
cazzo di storiella che hai scritto, mettendo fine a questa pagliacciata.»
Ma la voce risponde con il medesimo
tono agghiacciante.
«C’erano nel bosco cinque
coniglietti… due femmine e tre maschietti… ma giunti presso lo stagno… una di
loro è stata divorata dal ragno…»
La risata stridula che segue provoca un
brivido anche in chi fino a quel momento aveva cercato di mantenere un composto
distacco.
Improvvisamente un bagliore azzurrino e
un refolo di vento sul volto di Lara. L’immagine, dapprima rarefatta, si
compone facendo apparire sullo sfondo una fitta selva di vegetazione nerastra.
È notte, la luna è un pallido spettro che lascia oscuri i contorni.
«Ma che sta succedendo?! Dove sono
finita? Ragazzi che razza di scherzo mi state facendo?! Siete tutti d’accordo,
lo so, volete farmi paura e ci siete riusciti, lo ammetto! Ma ora basta, vi
prego, tiratemi fuori da questo incubo prima che mi venga una crisi isterica!»
Un fruscio alle spalle e la voce della
ragazza diviene sottile, quasi impercettibile.
«Chi è? Chi c’è lì dietro?! Per favore
smettetela… volete farmi piangere? Vi supplico!»
Le zampe si muovono spostandosi da un
punto all’altro con rapidità, il rumore è un fastidioso scrocchiare d’ossa.
«Dio mio! Vi prego, basta! Mi sento
male… io…»
Occhi gelidi la fissano, hanno una luce
maligna che percepisce all’istante. La creatura esce dalle tenebre e si
avvicina.
«No… no, non è possibile…»
Indietreggia verso lo specchio d’acqua
stagnante, ma appena si volta per provare a correre via il ributtante aracnide
le balza addosso e con le zampe anteriori dilata a dismisura la bocca di Lara. Nonostante la disperata difesa, penetra lentamente all’interno fino a sparire
completamente nel suo ventre.
Nel salone buio un grido soffocato e la
ragazza stramazza sul pavimento. Il suo cuore non batte.
«Anna! Lara! Che succede, state
bene?»
«Io…io
sto bene… è Lara, è lei che ha gridato e l’ho sentita cadere!»
«Ora
basta Carlo, hai passato il segno! Finisce che qualcuno si fa veramente del
male per il tuo stupido scherzo! Avanti, cazzo, accendi subito questa dannata
luce che voglio vedere cosa è successo a Lara!»
«Quattro sono rimasti… ma i loro
destini saranno nefasti… ora tocca al maschietto dagli occhi di ghiaccio…
perché lui ha paura dell’allegro pagliaccio…»
Una musica lontana… Un carillon tintinna
una dolce melodia. Profumo di burro e popcorn da un vecchio banchetto, mentre
tra la foschia novembrina appare un tendone sgualcito a strisce bianco e rosse.
«Dove cazzo… Ma che posto è questo?»
«Vieni avanti ragazzo, su coraggio, non
ti mangia nessuno. Il grande Klunni[1]ti
attende con i suoi scherzi nella sala degli specchi, non vorrai farlo
aspettare, vero?»
«Cosa?! E tu chi cazzo saresti? Da dove
te ne sei uscito? – Lo strano personaggio in tuba e marsina lo sospinge
all’interno. – Ehi, tieni giù le mani, non provare a
toccarmi!»
Varcato il tendone, Luca è confuso. Compie
qualche passo all’interno, titubante come si stesse muovendo in un altro
universo del quale non conosce le regole. Accede in una prima sala dove una
figura deforme gli si para davanti bloccandogli il cuore in gola per un attimo.
«Ahh!! – Si porta le mani sulla
testa. – La mia immagine riflessa… Uno specchio. Cazzo! È soltanto un fottutissimo
specchio che allunga le figure.»
Ma la considerazione evapora appena al
suo fianco emerge un mostruoso clown che spalancando la bocca mostra fauci
appuntite come lame di coltelli.
«Cristo Santo! Che cosa sei?!
No… Sta lontano! Sta indietro, vattene maledetto pagliaccio schifoso!»
Coulrofobia. Un terrore mai domo, un lascito
sgradito dell’infanzia evocato da cinema e libri. Luca è paralizzato di fronte
a quella figura inquietante, ma appena il mostro lo sfiora ha uno scatto
repentino e corre verso quella che gli sembrava l’uscita. Attraversa alcuni
ambienti allestiti a specchi e i riflessi lo perseguitano spaventandolo ad ogni
angolo che prova a svoltare, poi, d’improvviso, una mano lo afferra. Sono veri
e propri artigli, scheletrici artigli sproporzionati che affiorano dai larghi
manicotti del costume e gli accarezzano il viso.
«N-no… è un incubo… non puoi esistere…
io non ho più paura dei…»
È l’ultima frase prima di un indicibile
dolore. Il grande Klunni gli recide la bocca allargandogliela fino agli zigomi.
«Sorridi, adesso. Non ti ho forse fatto
ridere?!»
Un tonfo sordo. Il corpo cade senza
vita. Sono trascorsi solo pochi istanti da quando Carlo ha spento la luce. Anna
si è letteralmente abbarbicata ad Andrea. La ragazza è percorsa da un tremito che
fatica a contenere.
«Ho trovato l’interruttore! –
Premuto più volte l’amara sorpresa. – Cazzo non si accende, ma come ha fatto
a staccare la luce?!»
«Volete lasciarmi così? No, no… non
si fa… Ragni e pagliacci sono carini… ma la vera paura vien da
altri abomini… e uno di voi coniglietti… teme da sempre ciò che si nasconde
sotto ai letti…»
Una lampada dalla luce soffusa ruota
proiettando cavalli alati che corrono lungo le pareti. C’è odore di buono nell’aria,
lavanda e gelsomino. Le lenzuola sfatte del piccolo letto sfiorano il pavimento
e un grosso orso dal naso color ciliegia vigila abbandonato su una poltroncina
a fianco.
«Non ci credo… È la mia cameretta di
quand’ero bambino. Sto sognando.»
Turbato, Andrea si guarda in giro come
fosse sconnesso dalla realtà. Percepisce forme, colori, persino i profumi. Ricorda ogni particolare dei giocattoli disposti sugli scaffali, così come
riconosce la carta da parati dai disegni azzurrini e crema che riveste la
stanza come una caramella. Ma qualcosa non va.
«Ma come hai fatto? Non può esistere… è tutto nella mia testa, deve essere così! Cazzo, ho capito: ci hai drogati! Brutto bastardo, abbiamo bevuto tutti quanti il cocktail di Halloween, quella brodaglia arancione e dolciastra, e tu ci hai messo dentro qualche porcheria allucinogena che ci ha ridotto in questo stato.»
La risposta all’accusa lanciata da
Andrea è nel lenzuolo che impercettibilmente prende a contorcersi sul letto. E
lentamente lievita assumendo una forma umanoide.
«N-No! Io non credo ai fantasmi!...
Non… non esisti, non sei nulla, solo un condizionamento della mia mente.»
Con uno scatto afferra il lenzuolo
gettandolo sul pavimento. E il nulla rimasto gli fa cambiare espressione che
subito sfocia in una risata nervosa.
«Lo sapevo! Trucchi, nient’altro che
trucchi. Ti sei infilato nelle nostre menti e ci stai usando.»
Ma il lenzuolo pare rianimarsi e
strisciando sul parquet come un grosso serpente scompare sotto al letto fino
all’ultimo lembo. Occhi sbarrati su quel claustrofobico universo, pochi
centimetri di vuoto dal suo materasso che hanno rappresentato l’incubo più
frequente dell’infanzia. Suda. Quale mostro viveva in quella landa immaginaria?
Chi veniva a trovarlo quando sua madre spegneva la luce? Chi si nascondeva nel
buio della sua mente?... Il lenzuolo emerge di nuovo come dotato di vita
propria e stavolta la silhouette che si compone appare altissima, in breve lo
sovrasta. La mano trema quando, per la seconda volta, ne afferra un lembo e
prova ancora ad annullare quella figura spettrale dalla sua vista, ma ciò che si
cela al di sotto lo lascia senza respiro. Sorride. Quella mostruosa ferita
scarlatta e sbavante è una bocca che gli sorride. Un ghigno candido e perverso
che gli penetra dentro, e come una mano gli accarezza il cuore. Lo sente
pulsare…tum tum… lo stringe… tum tum… sempre più forte… tum… preme, lo spezza…
Boogeyman è tornato, l’uomo nero è ancora capace di fare il suo lavoro.
Un altro tonfo a distanza di attimi dal
precedente scuote il salone e i due superstiti.
«Ahhh!! Ci sta uccidendo! Carlo è
impazzito, ci uccide tutti!»
Anna grida delirante la sua paura
mentre si agita e batte i pugni contro la parete per trovare la porta. È
convinta che l’amico stia usando il coltello nel buio per colpirli, ma non è
così e da quella stanza non si esce più.
«Povera coniglietta tremante… per te
ho riservato una fiaba aberrante… la bella principessa addormentata, degli aghi
ha la fobia… e allora tra corsie e tubicini ne segua la scia!»
«Cos’è questo odore?»
È la prima cosa che le stimola i sensi,
una zaffata chimica che le arriva diretta al cervello. Un déjà vu olfattivo
risveglia la bambina che da anni dormiva un sonno profondo. Un lungo corridoio
asettico si apre innanzi ai suoi occhi.
«Dove cazzo mi avete portata?!»
Cammina in trance lungo la corsia, le
porte laterali si aprono al suo passaggio.
«Un… un ospedale… sono finita in un
cazzo di ospedale… ma non ha senso.»
Procede esitante e il timore ancestrale
del luogo si amplifica con lo sbigottimento di trovarsi in quel posto. Il suo
respiro e il suono ovattato dei passi sono l’unica cosa che sente, arrivata in
fondo al corridoio una porta a due ante si spalanca. Mattonelle verdi, tavoli
d’acciaio, bombole d’ossigeno e una fila di rubinetti gocciolanti. Poi la vede.
Una scia di sangue percorre la parete, impronte di mani, unghie scheggiate che
hanno cercato salvezza senza trovarla. Ha un conato di vomito. Arretra
sfiorando una piccola foresta di aste porta flebo che dondolano tintinnando al
suo angosciato passaggio.
«No… no… no…»
Quel luogo è il suo personale inferno e
lo respinge con tutta sé stessa, braccia protese in avanti come dovesse
ricacciarne i mali del mondo. Alle sue
spalle la porta si spalanca all’improvviso ed entrano cinque medici con camice
verde e mascherina. Può vederne solo gli occhi… e sono quelli della follia. Non
pronunciano una parola ma ognuno di loro stringe nel pugno una siringa con un
enorme ago. La attorniano.
«Ahhhh!!! Andate via! Viaaaa!!»
Il cerchio si chiude su Anna e tutte le
braccia si alzano insieme per poi calare a turno su di lei. Con forza gli aghi
penetrano la carne fino alle ossa colpendola ripetutamente tra le sue grida. Schizzi
di sangue zampillano copiosi, piccoli affluenti confluiscono in unico lago che
si forma ai suoi piedi. E un altro corpo si abbandona scivolando senza vita sul
pavimento del salotto.
«Dei cinque coniglietti uno solo è
rimasto… chissà se potrà sfuggire al mio pasto… o se il demone proveniente dal
Sol Levante… lo convincerà che deve morire all’istante!»
«Maledetto! Lasciaci andare!
Ma.. Cosa mi sta succedendo? Ahhh!! Qualcosa mi sta schiacciando… mi…»
Il mondo si ritira, ogni cosa restringe
improvvisamente fino a perdere la tridimensionalità delle forme; i colori
sbiadiscono in un piatto bianco e nero. Fabio è stravolto, il corpo duole come
appena uscito da una pressa. Guarda le sue mani e le scopre immagine stilizzata
senza più tatto. Ma il dolore che prova appare estremamente reale.
«Ahhh!!! Basta, ti scongiuro,
lasciami andare! Mi stai uccidendo!»
Alla supplica la sofferenza cessa di
botto, quel che resta è odore di carta stampata e una foresta disegnata dai
contorni inanimati. Non comprende, quanto accaduto va al di là dell’umana
comprensione. Guarda avanti a sé e la raffigurazione di un piccolo santuario
shintoista, preceduto da cancelli e un giardino Zen, si staglia nitido tra la
ricca vegetazione.
«Non ha
senso… sono in un salotto di casa, tutto questo è pura follia!»
L’atmosfera
sembra serena, seppur un silenzio così assoluto e perfetto risulta sconcertante.
Tutto intorno non si muove un solo filo di quell’erba disegnata, né si solleva il
volo di un insetto o si ode un refolo di vento. Perde un istante l’orientamento
e si ritrova trasportato alla base della scalinata, dove una creatura
disgustosa si staglia sull’ultimo gradino. All’apparenza è un essere umano
completamente nudo, ma la posizione nella quale staziona è alquanto innaturale:
a quattro zampe, testa rivolta in basso, bacino in alto e un unico gigantesco
occhio sotto l'osso sacro che scruta il suo obiettivo. Il tempo scorre indietro
veloce fino al ricordo lontano: ha dieci anni, ha appena letto un fumetto manga
che parla degli Yōkai, demoni che vanno oltre ogni fantasia occidentale e
provocano terrore e disgusto. La figura che lo attende sulla scala è uno
Shirime, l’essere mostruoso che più d’ogni altro gli era entrato nella testa presentandosi
di frequente nei suoi incubi. È a bocca aperta, bloccato alla mercè del mostro
che come un grosso ragno inizia a scendere rapidamente i gradini verso di lui. Ma
quando gli è a un passo e il suo cuore dovrebbe cedere come gli altri, accade
l’imprevedibile: la porta della sala si apre e la luce si accende facendo
svanire le tavole dell’enorme fumetto che si era creato.
«Vi
ho portato qualcosa da stuzzicare, ragazzi, tramezzini a tema Halloween mentre ve la raccontate.»
«Mamma
hai sempre un tempismo perfetto! Ma possibile che riesci a interrompere tutto
sul più bello?! Sarebbero bastati soltanto altri due minuti per finire il racconto e
avrei fatto fuori pure l’ultimo superstite.»
«Bene,
intanto che pensate come sterminarvi a vicenda mangiatevi un tramezzino, quelli
al Pathé mi sono venuti benissimo.»
«Grazie
signora Alberti, a buon rendere.»
«E
voi ne volete?»…
«E
sarebbe finita così?»
«Beh,
che altro pretendevi?»
«Porco cazzo!! A me è piaciuta! Dura
ammetterlo ma avevi ragione, è uno sballo!»
«Sì, per quanto mi rode devo confessarlo
anch’io: il fatto di coinvolgere direttamente noi cinque nella storia con te nella
parte del demone mietitore è stato piuttosto originale. E poi anche il finale
con tua madre che interrompe il massacro per portare i panini ha una sua
sottile ironia.»
«Originale? Ammetti una volta per tutte
che vi ho surclassato, voi e i vostri scialbi raccontini dell’orrore che non
avrebbero fatto tremare manco delle femminucce.»
«E va bene. Okay, stavolta hai vinto
per distacco, contento? Tutti d’accordo che il miglior racconto di questo
Halloween sia quello di Carlo?»
«Per me non ci son dubbi.»
«Lo voto anch’io. Devo dire che qualche
brivido me lo ha fatto venire. Tu che dici Anna, approvi?»
«Sono ancora sudata, ti basta come
risposta?»
«Poi andare a risvegliare le nostre
paure infantili è stata la vera mossa vincente. Hai liberato un mix di orrore palpabile, velato dalle fobie che teniamo racchiuse nell’anima. Complimenti, ma adesso
vedi di non montarti troppo, per arrivare a King ne hai di carta da mangiare.»
«C’è una cosa però che non ho capito… »
«Chiedi pure, Lara, che c’è che non ti
ha convinto?»
«Il coltello. Quello che ci avresti
fatto vedere all’inizio a che cosa sarebbe dovuto servire visto che le storie
erano già sufficienti ad ucciderci di paura?»
«Oh, ma quello nel racconto non serviva
realmente. – Il ragazzo sbottona la camicia e dai
calzoni estrae una grossa lama facendola balenare sotto ai faretti. – Era solo
un anticipo per quello che sarebbe arrivato adesso.»
Buio.


Attendo il seguito di questo racconto spero verrà postato tutto, finale compreso, vero?
RispondiEliminaCiao, ti posso confermare che il racconto verrà postato tutto, ancora due puntate e potrai scoprire il finale della leggenda di Alito di Vento.
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