Serial... stories!
Nuova pagina dedicata a tutti coloro che, oltre ad apprezzare il mio stile di scrittura, amano generi e ambientazioni dai quali prendono vita i miei personaggi. Ogni mese sceglierò un racconto da proporvi, corredato poi dal contributo di foto e/o video che ne accompagnano la promozione.
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Racconto di Marzo
S o g n a n d o la F l o r i d a
Hard Boiled
La lama penetra per quasi tutta la sua lunghezza fra le costole. È un dolore infernale che toglie fiato e ragione. Un soffocato lamento ma non una parola, un’imprecazione. Lei mi guarda come mi vedesse per la prima volta. I tratti angelici del suo volto sono all’improvviso spigolosi, la mandibola indurita segna zigomi e labbra tese dai denti serrati. Lo sguardo si sposta lentamente verso il basso e, con sincero stupore, osserva la mano ricoprirsi di sangue. Un fiotto copioso, di un rosso acceso come il suo rossetto.
Mezz’ora prima ci stavamo rotolando nudi dentro a un letto king size nutrendoci dei nostri corpi. Non era sesso, ma pura frenesia selvaggia di sbranare la vita senza lasciare nulla al domani.
Due ore prima salivamo in ascensore al cinquantasettesimo piano del Savoy. Il Lift, occhi a terra, ci annusava con invidia immaginando in quali angoli della suite avremmo strofinato i nostri corpi fino allo sfinimento.
Tre ore prima eravamo ancora seduti al Morocco, intenti ad addentare un succoso filetto ricoperto di salsa che lo chef stellato aveva impiattato con un impalcatura di verdure costruita oltre le leggi di gravità, così, tanto per giustificare il costo di due giorni del mio stipendio. Ma non si può vivere sempre di stenti, arriva il momento che devi afferrare le occasioni che si presentano o decidere di uscire di scena per sempre.
E in tutti e due i casi conviene farlo alla grande.
Una settimana prima
22° piano del Graham Building, 310 Madison Ave
«Due milioni di dollari, signor Evans. Ha capito benissimo. Oltre, naturalmente, al suo debito nei miei confronti cancellato per sempre. Pensa possa essere una cifra ragionevole per mettere a tacere la sua coscienza?»
«Non lo trovo affatto divertente, anzi direi che vista la situazione pregressa tra noi la cosa mi fa davvero molto incazzare!»
«Cosa le fa pensare che io stia scherzando? Mi vede sorridere, forse? Nota qualche particolare del mio viso o nelle mie parole che la fa divertire?»
«Ma questa è pura follia! Lei… lei è completamente uscito di senno! E poi perché io?! Perché cavolo dovrebbe fare una proposta di questo tipo proprio a me?! Mai fatto male a nessuno. Da piccolo evitavo persino di schiacciare le formiche sul marciapiede! Si rende conto di quello che mi sta proponendo?»
«Le sto proponendo di uccidere mia moglie, signor Evans.»
La sua voce è fredda come il ghiaccio con il quale ha rabboccato i due bicchieri prima di versarci uno scotch da oltre cento dollari a bottiglia. No, non sta affatto scherzando. Il figlio di puttana vuole davvero uccidere sua moglie. E la cosa peggiore è che ha scelto me per farlo.
«Cazzo! Ha sbagliato persona, io non sono un killer, perché diavolo non si affitta un fottuto professionista se proprio ci tiene a divorziare in questo modo risparmiando gli alimenti?!»
«Lei ha un grosso debito con me, signor Evans, e il suo bisogno di liquidità immediata la rende molto più fedele e letale di qualunque assassino a pagamento che potrei ingaggiare per un lavoro del genere.»
«E se non accettassi? Se adesso che so quello che ha in mente la denunciassi, o ancora meglio la ricattassi per evitare di sborsare la cifra che le devo? Andiamo, non mi dica che non ci aveva pensato, la ritengo troppo intelligente per essersi ficcato in una proposta folle come questa senza prevedere dove l’avrebbe portata.»
Spero di aver colto nel segno scuotendo le fondamenta del palazzo. Ma lui niente, non batte ciglio. Solleva il bicchiere con fermezza e assapora un paio di sorsi fissandomi come farebbe un gatto che ha imprigionato contro il muro il topolino indifeso.
«Lei accetterà, signor Evans. Lo farà perché è avido come me. So riconoscere gli uomini avidi, e sono certo che farà un buon lavoro. In quella busta sul tavolo troverà alcune foto di mia moglie e le istruzioni su quando e dove agire. Dovrà sembrare un incidente piuttosto che una rapina finita male. E la prego, faccia in modo non soffra. Preferisco sapere che ha lasciato questa valle di lacrime senza spargerne troppe. Segua scrupolosamente tutto senza errori, ha una sola possibilità, la sfrutti bene. I centotrentamila che mi deve li considero l’anticipo sulla cifra pattuita, il resto le sarà versato a lavoro finito come attività di brokeraggio finanziario in un conto alle Cayman già aperto a suo nome. Ha compreso bene tutto?»
Un rospo difficile da inghiottire. Il vecchio bastardo mi tiene per le palle e sembra quasi divertirsi a dargli una strizzatina ogni tanto. Per quanto riguarda la sua presunta conoscenza del materiale umano, poi, non ha sbagliato di una virgola: mai ucciso nessuno né mai avrei pensato di poterlo fare… ma due milioni e rotti di dollari metterebbero strane idee a chiunque. C’è un piccolo locale arenato sulle sabbie bianche di Pensacola, proprio davanti all’isola di Santa Rosa. Niente di troppo impegnativo, un paio di barche da pesca d’altura e una deliziosa villetta di legno ancorata al suo fianco, poi pesce fresco da sfilettare tutte le mattine e Daiquiri ghiacciati da servire ai clienti fino a tarda notte. Con quei soldi mi sarei preso tutto e ne avrei avuto da campare di rendita. La Florida rappresenta un bel cambio di vita rispetto a star chiuso in una bara di cemento e cristallo osservando decine di schermate zeppe di numeri che ti ronzano nella testa come un alveare senza pace. Non mi manca nemmeno la compagnia giusta per affrontare il grande salto. Lisa è una bambola da mozzare il fiato, quando la guardo fatico ancora adesso a comprendere cosa diavolo ci avesse trovato in uno spiantato come me, a parte che dal nulla dov’era nata l’avevo portata nella Grande Mela e forse di questo mi era talmente grata da mandar giù gli alti e bassi del mio stipendio. Siamo sposati ormai da tre anni, una discreta base alle spalle anche se ultimamente le cose non girano più bene come all’inizio, da quando si è trovata un lavoretto di manicure in un negozio per vip, la sera rientra scarica e piena di silenzi. Pensacola, tesoro, quel posto ci avrebbe rimesso in sesto entrambi. E non c’era affatto bisogno venisse a conoscenza da che cielo fosse piovuta tutta quella manna: qualche piccolo finanziamento azzeccato, azioni rivendute bene e magari finalmente delle buone scommesse vincenti… quelle che da un paio d’anni mi avevano rovinato la vita riempiendomi di debiti con mister Graham e la sua dannata società di prestiti. La situazione si era fatta talmente pesante che se entro fine anno non avessi restituito tutto, avrebbero fatto valere l’ipoteca e si sarebbero presi il nostro appartamento, o magari anche peggio, dato la nomea poco raccomandabile del proprietario. Naturalmente, Lisa non era informata nemmeno di questo, altrimenti mi avrebbe sbattuto la porta in faccia prima ancora di poterla salutare.
Mancava solo una cosa, dovevo avere garanzie. Si trattava di commettere un omicidio e se lui sarebbe risultato il mandante, io sarei stato l’esecutore materiale; se qualcosa fosse andato storto e avesse fatto in modo di incastrarmi o denunciarmi mi attendeva l’ergastolo.
«Dubbi leciti e ampiamente previsti. – Risponde con la solita calma glaciale, tirando fuori da un taschino dell’abito gessato una piccola chiave. – Nella sede della J.P. Morgan[1] al 390 di Madison Avenue c’è una cassetta di sicurezza con al suo interno un piccolo sacchetto di diamanti del valore di quasi due milioni e mezzo, insieme a una busta contenente un documento nel quale mi assumo ogni responsabilità sui fatti. Quelle cassette sono nominali e hanno una sola chiave come questa, che io darò a lei. Può controllare quanto ho detto oggi stesso. Dopo cinque giorni che avrà sistemato la questione troverà la cifra pattuita versata e mi restituirà la chiave consegnandola in busta sigillata alla mia segreteria. Se farà copia del documento tentando di ricattarmi o metterà le mani sui diamanti sarò costretto ad assumere quel famoso killer che mi suggeriva, e a quel punto le assicuro che ci andrà di mezzo anche sua moglie. Come vede signor Evans, io e lei siamo legati a doppio filo, dobbiamo fidarci l’uno dell’altro. Non mi deluda.»
Sembra quasi sincero. E se quel documento esiste, Graham s’è talmente sporcato che inizio davvero a sentire il profumo dei soldi.
Aperta a casa la busta, trovo quello che mi aveva detto: diverse foto e un itinerario che comprende orari, spostamenti e luoghi che frequenta. Scatti di ottima qualità, pare un dossier messo insieme da un investigatore privato; da alcuni di essi si intuisce anche perché il signor Graham intenda far fuori la moglie. Erano stati tirati all’interno del Lonely Hearts. Un locale che ha fama di autentico luogo di perdizione, dove uomini e donne vanno in cerca di qualcuno che possa riempire la serata e scaldare i loro letti. E questo suona anche come monito verso il vecchio bastardo: un tipo da prendere con le molle, se una volta scoperto di essere tradito dalla giovane consorte ha addirittura deciso di togliersela di torno per sempre. La ragazza sulle foto, in effetti, è uno schianto. Evidente che si è messa con quel trippone, rugoso e quasi calvo, solo per interesse e non certo per amore. Su come avrei dovuto eliminarla solo un’intuizione, in tutto il dossier, com’è lecito attendersi, non si fa cenno dell’incarico che mi è stato affidato e scommetto che se anche l’avessi fatto esaminare da un laboratorio della scientifica non sarebbe venuta fuori una sola impronta né un riferimento riconducibile a lui.
Controllo la famosa cassetta bancaria e tutto torna. Nonostante questo, ci penso su per quasi una settimana prima di convincermi. Poi il venerdì sera, giorno segnato in rosso sul dossier ricevuto, decido di fare un salto al Lonely Hearts per prendere contatto con la signora Graham e mettere in atto la sua dipartita, qualora ne fossi stato capace. “Una sola possibilità, signor Evans.”
Arrivo sul presto, in zona aperitivo, propinando a Lisa la scusa che avrei passato la serata da Miki a scolarci qualche lattina, mentre i New York Yankees stracciano i teneri Mets in un derby infuocato. Parla alle donne di sport e le avrai convinte a tenersi alla larga.
Alle 22:45, dopo il terzo Margarita, sono piuttosto allegro, ma la serata non ha ancora preso la piega giusta: riesco a dire di no a un paio di milf appesantite dagli anni e dal trucco e respingo i tentativi patetici di una checca, che di mollare la presa non ne vuole proprio sapere. Poi, finalmente, entra in scena lei e di botto comprendo il perché mister Graham non volesse condividere quella donna con nessun altro. È una dea scesa in terra dal gradino più alto dell’Olimpo. Veste una minigonna dorata che luccica quanto un piccolo sole, mettendo in mostra un corpo da urlo. La sua pelle è un velluto color dell’ambra. Appena appoggiato il suo splendido didietro su un divanetto rosso, ordina un Negroni e, completamente a suo agio, aziona il radar di avvistamento buttando un occhio al locale. Sa come muoversi e ciò che vuole, è lì per divertirsi e il pensiero del marito non deve crearle grande preoccupazione. Nel giro di una quindicina di minuti ci provano in tre, riuscendo a malapena a strapparle un sorriso, poi un ragazzotto prestante con camicia aperta, pettorali in evidenza e un taglio alla moda, si fa sotto fino a sedersi al suo fianco. È un marchettaro, un professionista. Si vede che i due già si conoscono, ma per quanto insiste viene respinto con garbo. Attendo di veder comparire sul viso di lei una smorfia più sofferta delle altre prima di entrare in corsa, quindi mi faccio avanti.
«Scusami se ho fatto tardi, tesoro, un po’ di traffico. E tu invece dovresti andare a cercarti la tua marchetta serale altrove perché la signora è con me. A meno che vuoi venirne a discutere qui fuori dietro il vicolo.»
Il bellimbusto si alza sdegnato. Ma dandomi le spalle non proferisce parola, sparendo verso la pista da ballo in cerca di una preda più facile. Lei mi squadra strizzando leggermente i due ghiacciai che si ritrova al posto degli occhi e se ne esce con un mezzo sorriso.
«Non ricordavo un appuntamento stasera, dovrò aggiornare meglio il mio planner.»
Le rispondo col tono più caldo che riesco a mettere insieme, ricambiando il sorriso: «Mi pareva in difficoltà con quel tipo, e poi credo che una donna come lei merita molto di meglio che pagare un uomo per fare sesso.»
«Io non sono mai in difficoltà. Se avessi voluto lo avrei allontanato ma mi piaceva tenerlo al guinzaglio, anche se stasera sono in cerca d’altro. E per sua informazione ciò che merito o meno lo scelgo comunque io.»
«Mi spiace averla privata del suo giocattolino, ma sono certo che in questo posto una come lei non avrà alcuna difficoltà a sostituirlo in pochi minuti.»
«Perché non lo sostituisce direttamente lei? Rimedierebbe al danno fatto senza farmi perdere del tempo.»
È una donna dal grande charme, decisa e disinibita fino all’eccesso, sulla trentina o poco più. E abituata a maneggiare gli uomini come io uso la carta igienica. Mi siedo al suo fianco facendo cenno al cameriere di avvicinarsi.
«Uno scotch liscio, per favore. E lei cosa prende?»
«Uno Zombie[2]. Dopo il suo intervento mi ci vuole qualcosa di morbido e dolce per sciogliermi. – E mentre il cameriere si allontana con l’ordinazione, mi pianta gli occhi addosso sbattendo quelle ciglia folte come un ventaglio. – Allora, hai anche un nome o vogliamo continuare a darci del lei?»
«Liam, e il tuo? O devo semplicemente chiamarti Afrodite, dato la scia di cuori spezzati che ti lasci alle spalle?»
L’ho fatta ridere. È sempre un buon inizio.
«Mi chiamo Charlotte, ma puoi usare Charlie se ti va.»
Non è il suo vero nome. Ma mi sta bene. In qualche modo ho aperto una piccola breccia, ora devo osare di più. Mi considero un uomo normale, pulito e ordinato, ma fisicamente non sono messo poi così male e con le donne comunque ci so fare, so come prenderle.
«Allora Liam, che fai di bello in questa vita oltre abbordare le donne il venerdì sera con frasi fatte?»
«Tratto orologi di marca, di quelli con cifre da tre zeri in su, Panerai, Girard-Perregaux, Cartier, Rolex, se ti piacciono posso procurartene uno.»
La metto giù sul tipo interessante, mi do un po’ di arie senza mostrare di conoscere il suo status, non esageratamente eccentrico o avventuroso ma abbastanza raffinato e capace di maneggiare denaro con una certa disinvoltura.
«A dire il vero gli orologi non mi interessano, colleziono dell’altro.»
È piuttosto evidente cosa collezioni senza doverglielo chiedere, ma il punto è un altro: perché una donna del genere si fosse sposata, anche se poi osservando il girocollo d’oro con una fila di radiosi brillanti e gli abiti strafirmati che indossa, la risposta non è così difficile. Probabilmente aspetta con ansia soltanto che il vecchio tiri le cuoia, per mettere mano alla sua fortuna e poi darsi alla pazza gioia. Sebbene già adesso non scherza.
Sollevo il bicchiere appena arrivato e, mentre il DJ annuncia una pausa lasciando in sottofondo le note di una smielata Somewhere Over The Rainbow, le sparo uno sguardo incandescente spogliandola con gli occhi.
«A questa serata, Charlie. Perché duri il più a lungo possibile.»
«A noi due, Liam. Sperando che tu sarai capace di farla durare il più a lungo possibile.»
Meno di un’ora dopo siamo immersi nella Jacuzzi in una superior del Langham[3], sulla Fifth Avenue. Una bottiglia di Piper[4] e un vassoio di fragole sul bordo vasca ci tengono allegri. Decisamente tutto troppo costoso, ma ha proposto lei dove andare e i soldi in questo momento sono l’ultimo dei miei problemi con quello che c’è in ballo. Senza contare che Charlie è abituata al meglio, non le mancano classe né denaro, forse solo il tempo per goderselo, ma fortunatamente di questo è inconsapevole.
L’idea di portarmi a letto la moglie di Graham, tra l’altro, non mi dispiace per niente, anzi prima di consegnarla al cielo mi pare la vendetta perfetta per tutto quanto mi ha fatto quell’essere spocchioso e per come mi sta usando; basterà sorvolare sui particolari a cose fatte. Per quanto riguarda Lisa, invece, se lo venisse a sapere mi troverei anche messo peggio che con Graham, perché il suo lato peggiore è una morbosa gelosia unita all’idea del possesso, ma tutto sommato c’ho fatto l’abitudine e la cosa dimostra attaccamento.
Trascorro un paio d’ore memorabili. Oltre ad essere di una bellezza fuori dal comune è letteralmente scatenata, sembra essere lei ad aver inventato il sesso. Cerco di non pensarci, altrimenti di una così ci si potrebbe invaghire a tal punto da gettare in mezzo alla strada due milioni di sonanti dollari. E allora mi concentro sugli affari e per qualche attimo penso di ficcarle quella bella testolina nella vasca fino a riempirle i polmoni d’acqua. Ma sarebbe una pessima trovata, mezzo hotel mi ha visto entrare compreso il nostro vicino di stanza. E poi ci sono telecamere ovunque. Non sarà qui, devo attenermi al piano e soprattutto deve sembrare un incidente. Quando si riveste avverto che il suo umore è cambiato all’improvviso, come se esaurita la scarica di adrenalina fosse tornata ad indossare i costosi panni della signora Graham, che di un semplice venditore di orologi, per quanto pregiati, non sa che farsene.
«Dove ti porto?»
«Da nessuna parte, tesoro, per stasera il tuo lo hai già fatto.»
«Beh, fammi essere gentiluomo fino in fondo e dato che sono le tre del mattino ti riaccompagno dove preferisci.»
«Ci sono i taxi per quello. E poi se proprio volevi fare il gentiluomo avresti dovuto chiedere prima se sono una donna impegnata.»
«Lo sei?»
«Tu che dici? – Mi guarda appena di striscio mentre chiama il taxi, come avesse completamente rimosso che soltanto pochi attimi prima si dimenava sopra il mio corpo articolando frasi irripetibili. – Hotel Langham, Fifth Avenue, per favore.»
Apre la porta e abbandona la camera senza un saluto, senza voltarsi indietro come deve avere fatto in ogni altra decisione della sua vita passata. Butto giù l’ultimo sorso di champagne per togliermi completamente il suo sapore ed esco anch’io. L’hotel è stato saldato in anticipo compresi gli optional. Raggiungo l’auto nel parcheggio sotterraneo e mi immetto sulla Avenue proprio mentre il taxi la sta caricando. Ma non ho bisogno di seguirlo perché so già dove la porterà. L’itinerario fornito da Graham è molto dettagliato sulle sue abitudini: il venerdì notte non rientra mai nel lussuoso attico famigliare, la sua destinazione è ad est, punta su Long Island. Graham possiede una villetta sull’atlantico direttamente infilata tra le sabbie bianche di Coopers Beach, sono circa un centinaio di chilometri ma Charlie non se ne preoccupa, il suo weekend è sempre organizzato lontano dal vecchio a farsi la tintarella, sfoggiando costumini ridotti accanto ai vip.
Tengo il piede premuto a tavoletta per qualche chilometro, poi quando so di aver preso margine mi piazzo su una tranquilla velocità di crociera e accendo la radio: Mood Indigo, le mani calde del grande Duke[5] mi accompagnano lungo la strada. Mi troverà lì ad aspettarla. Il suo tempo è scaduto, così hanno deciso gli dei dell’Olimpo dal quale viene… così ha deciso quel fottuto bastardo di suo marito.
La villa di Graham a due passi dall’oceano è il solito opulento spettacolo tipico di chi è pieno di grana: pareti bianche, colonnato, una veranda in vetro grande quanto il mio appartamento e un piccolo parco privato con una curiosa piscina a forma di cuore. Forse l’ha fatta costruire apposta per lei. Ma le cose, si sa, cambiano in fretta.
L’impianto di videosorveglianza è stato messo a cuccia da remoto, scavalcare e infilarmi dentro è un gioco da ragazzi, altra cosa sarà agire. Sono arrivato fin qui ormai, per certi atti non bastano follia e coraggio, ci vuole stomaco; stanotte stessa comunque vada scoprirò che tipo di uomo sono. I fanali dell’auto si fermano di fronte al cancello d’ingresso. È il taxi. Dopo un paio di minuti s’allontana e vedo la silhouette armeggiare nella borsetta, per poi sparire nel corto vialetto che porta alla villa. Non entra subito. Va verso la piscina ondeggiando su quei tacchi chilometrici, accende una sigaretta e si ferma sotto un cedro a contemplare un’alba che tenta timidamente di affacciarsi sull’oceano. L’aria salmastra porta profumi di lavanda e rose. I suoi capelli fluttuano mossi dalla tiepida brezza e gli occhi ammirano la stellata evanescente, mentre emette una copiosa boccata di fumo verso il cielo. Appare completamente rapita dai suoi pensieri. Mi domando se sta ricordando i momenti bollenti che abbiamo trascorso insieme o se ha già dimenticato anche il mio volto. Non ha più alcuna importanza, è morta. Il suo tempo è finito.
Sferro il colpo con una forza che non immaginavo di possedere. Doveva essere uno solo e così è stato. Si affloscia nel prato come fulminata. Gli occhi sono vitrei, le labbra socchiuse mostrano un impercettibile tremolio che subito cessa. Ho i guanti, non sono così sprovveduto. Sollevo in braccio il suo corpo e mi porto sul bordo della vasca lasciandolo cadere all’interno in posizione prona. Nelle foto che Graham mi aveva mandato si vedeva la piscina svuotata e la data cerchiata di rosso. Non c’era scritto nulla, ma il collegamento era subito saltato agli occhi: voleva che la finissi così, in quel lattiginoso sepolcro di mattonelle in madreperla circondate da ginestre di mare. Non ha sofferto, esattamente come mi aveva chiesto. Anzi, credo non si sia nemmeno resa conto dell’accaduto, si è ritrovata nell’aldilà all’improvviso meglio di tanta altra gente. Scendo la scaletta e dispongo il corpo facendo attenzione che la posizione dell’impatto corrisponda perfettamente al suo cranio sfondato: è rientrata di notte, piena di alcool, forse qualcosa l’ha distratta o spaventata e ha messo un piede in fallo. Un volo breve ma rovinoso, ha battuto l’occipite con tutto il peso e c’è rimasta sul colpo. Sistemato il cadavere, metto in un sacchetto la tavoletta di marmo che ho usato per colpirla e cancello le poche tracce sul prato, poi mi ritiro verso l’auto a qualche centinaio di metri dalla villa. Sono stato freddo, lucido come un killer professionista. Uccidere è più facile di quanto pensavo, ora vediamo se i due milioni riusciranno ad attenuarne il ricordo e a farmelo accettare. Pensacola e Lisa mi aiuteranno.
Sei giorni dopo
È trascorsa quasi una settimana. I media hanno riportato la notizia senza dargli un peso specifico. E dalle notizie che girano, la polizia, pur lasciando aperte altre ipotesi, ha catalogato il decesso come incidente. È stato interrogato il tassista che l’ha accompagnata e ha confermato che è rientrata sola; le analisi, poi, attesteranno una discreta quantità di alcool nel sangue. E così finalmente mister Graham potrà sfoggiare il ruolo di marito inconsolabile che ha voluto ritagliarsi. Come da accordi non ci siamo mai sentiti, ho consegnato la chiave alla scadenza del quinto giorno e con questo atto sa che ho rispettato la mia parte. Il deposito è stato attivato sul conto e anche lui ha esaurito la sua. Non scomparirò subito, deve passare ancora un po’ di tempo, tanto la Florida non scappa. Decido che è arrivato il momento di festeggiare e dico a Lisa che domani la porto a divertirsi, una serata tutta per noi all’insegna del lusso sfrenato. Stranamente è meno entusiasta di quanto mi sarei aspettato, ma probabilmente quando sente che la porto a cena al Morocco per poi finire la serata in una suite del Savoy mi prende per matto. In poche ore significa gettare al vento mezzo stipendio.
«Tranquilla, piccola, tra poco potremo permetterci ben più di questo.»
«E cosa avremmo da festeggiare? Hai ripreso a giocare ai cavalli e stiamo per farci fuori i soldi di qualche vincita?»
«Qualcosa del genere, ma stavolta frutterà più di un migliaio di dollari. I tempi grami stanno finendo, baby, la vita, quella vera, ci aspetta lontano da qui. Presto questo insieme di vetro e cemento sarà solo un ricordo opaco.»
«Come vuoi tu, Liam. Ma ho smesso di credere alle fate, non mi compri più con le tue promesse che durano lo spazio di mezza giornata. Ho bisogno di stabilità, di certezze, e tu non sei l’uomo che può darle.»
Sta mollando proprio adesso, a un passo dalla meta. Ma giuro che la farò ricredere. È il momento di dirle cosa ci aspetta e di mostrarle la foto del localino sulla spiaggia bianca con la villetta di legno dalle tendine azzurre che gli sta accanto.
Arriva la serata. Le parlo del futuro davanti a un piatto stellato servito con posate dorate, la metto al corrente delle entrate che hanno ingrassato il nostro conto in banca rendendoci liberi e del mezzo paradiso che ci attende a Pensacola. Abbozza qualche timido sorriso, poche domande, ma non è lei, qualcosa la preoccupa; forse non mi crede, forse pensa che sto bluffando ancora una volta come spesso ho fatto negli ultimi tempi. Non sa che stavolta sarà diverso, tutto diverso.
Nella suite del Savoy c’è una Jacuzzi a centro stanza. Sette giorni dall’ultima volta che ne ho usata una simile e quel ricordo mi blocca. La spingo sul letto spogliandola quasi con furia, lei risponde con rabbia ferina e affonda le sue unghie nella mia schiena… sembra tornata, sembra di nuovo la bellissima ragazza per la quale ho perso la testa. Ci consumiamo finché i cuori reggono, finché le menti non esauriscono tutto il desiderio per poi abbandonarci alle lenzuola di seta nere.
Esco sul terrazzo e guardo la città dal cinquantasettesimo piano. Da quassù la sterminata foresta di luci ha un sapore diverso, non è poi così male, tutto appare meno caotico che dalle finestre al quinto piano di un agenzia di brokeraggio. Lisa compare alle mie spalle, la sua mano mi sfiora e avverto un piccolo tremito.
La notte è tiepida, una brezza lieve accarezza i nostri corpi ancora stremati.
Mi volto e la stringo in un abbraccio che vuole essere un ritorno alle origini, ai primi giorni di passione e meraviglia che ci hanno uniti, alle notti insonni che ci hanno visto versare fiumi di parole sulla vita e i suoi perché. Alza gli occhi e mi fissa. Il suo sguardo è intenso, sembra stia cercando qualcosa dentro di me che spoglia la mia anima. In quell’istante il dolore penetra nella carne e si diffonde ovunque. È una fitta che toglie il fiato e annebbia il cervello. La guardo con angosciato stupore senza riuscire a comprendere quello che è accaduto. Lei mi sta sempre addosso. Ora il suo sguardo è rivolto verso la lama e la mano abbandona la presa. Sembra sconcertata più di me per aver trovato il coraggio di fare quel gesto.
«Perché?... Perché…»
«Hai rovinato le nostre vite e mi chiedi perché… Chi era quella donna? Chi era la ragazza del Langham hotel che ti sei scopato? E perché poi l’hai uccisa? Io… io non ti bastavo più, ma che bisogno avevi di sporcare le nostre vite di sangue?!»
Barcollo, indietreggiando due passi da lei. Le gambe mi cedono. Sa tutto. Ma com’è possibile? Come avesse ascoltato i miei pensieri si allontana per un momento e ritorna con una busta marrone. È identica a quella che mi aveva consegnato Graham. Me la getta addosso quasi con disprezzo, mentre mi accascio sul pavimento. Dalla busta fuoriescono alcune foto, spargendosi sulle piastrelle lucide.
«Sei un bastardo, Liam, ti amavo oltre quello che mi potevi dare e non lo hai mai capito. Ci hai ucciso entrambi.»
Non riesco a pronunciare una sola parola, il sangue che scorre a fiotti si porta via anche il fiato. Perdonami Lisa, l’ho fatto anche per te senza comprendere non ne avessi bisogno, la vita che avevi probabilmente ti bastava, il problema son sempre stato io… era insufficiente per me e ti ho sempre usata come scusa. La guardo avvicinarsi alla balaustra del terrazzo, si sporge leggermente poi osserva il cielo. Senza esitare, scavalca il parapetto in vetro e si mette sul ciglio. È completamente nuda, di una bellezza eterea da non sembrare vera. Si volta verso di me ma non dice nulla, allarga le braccia e come un angelo spicca il volo nell’infinito. Una lacrima mi riga il viso e precipita sulle foto, cade come un corpo nudo che si è appena fatto cinquantasette piani. Le guardo ed è come ci vedessi il vecchio bastardo che se la ride. Ci siamo io e Charlie che ci tocchiamo, che ridiamo nella vasca mentre le fragole passano nelle bocche l’uno dell’altra e facciamo sesso in ogni angolo di quella dannata camera… ma c’è anche la piscina, la mia immagine che la solleva e la sistema con cura nel suo sepolcro vuoto. Un bel lavoro, non c’è che dire, chiunque lo ha fatto si è meritato tutta la paga fino all’ultimo dollaro. Il night, la stanza d’albergo, la piscina… tutto previsto, anche la probabile reazione che avrebbe potuto avere Lisa davanti a tradimento e omicidio compiuti dal suo amato maritino.
Tra poco so che qualcuno entrerà nella stanza e farà pulizia di questo materiale scottante. Aveva ragione Graham quando diceva che conosce bene le persone. Mentre tossisco e sputo sangue sulle foto, mi vien quasi da sorridere perché adesso ho imparato la differenza che c’è tra un poveraccio come me e un vecchio squalo come lui… la fregatura è che non mi servirà d’esperienza per la prossima volta.
***
[1] Primo istituto bancario statunitense per importanza
[2] Cocktail esotico a base di Rum
[3] Famoso hotel cinque stelle di new York
[4] Marca rinomata di Champagne
[5] Duke Ellington uno dei massimi compositori del '900 di genere Swing, Jazz e Blues

Attendo il seguito di questo racconto spero verrà postato tutto, finale compreso, vero?
RispondiEliminaCiao, ti posso confermare che il racconto verrà postato tutto, ancora due puntate e potrai scoprire il finale della leggenda di Alito di Vento.
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