Serial... stories!
Nuova pagina dedicata a tutti coloro che, oltre ad apprezzare il mio stile di scrittura, amano generi e ambientazioni dai quali prendono vita i miei personaggi. Ogni mese sceglierò un racconto da proporvi, corredato poi dal contributo di foto e/o video che ne accompagnano la promozione.
Il segreto di un delitto richiamato dalle memorie di un lago
Memorie del lago
“Respira.”
Lo specchio d’acqua smeraldo riflette nitidamente nei suoi occhi. Un’immensa superficie vetrosa dove un salice bianco spicca con la sua chioma fra la folta vegetazione che tenta di soffocarlo.
“Respira.”
Tommy è immobile. Il cuore in tumulto. Non riesce a staccare lo sguardo dall’apparente quiete lacustre. Il cielo è terso, l’unica roccaforte di cirri è asserragliata oltre le montagne che circondano il lago. Una Folaga galleggia placidamente, perfetto fermo immagine fra le Cannucce di palude che emergono più lontane. Fa un passo avanti avvicinandosi alle ninfee stagnanti a bordo riva e un paio di libellule, forse infastidite dal brusco movimento, spiccano il volo sparendo come minuscole fate fra gli steli più fitti.
Anche Celeste giocava con le libellule. La ricordava così in quei giorni di luglio, ma la sua era una caccia angosciosa. S’intestardiva a rincorrerle e più erano cangianti più le inseguiva senza costrutto arrivando alle crisi di pianto. Qualcuno le aveva raccontato una strana storia riguardo l’etereo insetto volante, una storia simbolo di cambiamento, di trasformazione del passaggio dalla vita adolescenziale all’età adulta. E lei voleva crescere. Aveva una fretta insolita di farlo, ma Tommy non ne comprendeva il motivo. Eppure ogni giorno che trascorrevano insieme la vedeva sempre più strana e assente. Perché questo bisogno improvviso di evadere dall’età della spensieratezza?
“Respira.”
Chiude gli occhi, le mani sul volto e una smorfia partorita che sa di antico dolore. Perché è ritornato? Perché questo luogo prima d’ogni altro? Ha il fiato corto. Nel tepore dei raggi autunnali il respiro non arriva ai polmoni, brividi attraversano le ossa e attanagliano i muscoli delle braccia fin quasi a fargli perdere sensibilità nelle mani. Alza la testa e lo sguardo torna a puntare di fronte a sé: un profondo abisso di memorie increspa le acque nere fino a creare un piccolo vortice, e il cadavere di una ragazzina, livido e rigonfio, emerge fluttuando. È il lago che lo sta chiamando.
Alta Valle del Sagittario, Abruzzo
Lago di Scanno, Luglio 1971
Primo pomeriggio
«Ma si può sapere che hai oggi?»
«Lasciami in pace, non è giornata, ho solo bisogno di essere lasciata da sola.»
«Ti ho fatto qualcosa? Ce l’hai con me per qualche motivo?»
«Non sei tu, è colpa mia. Un momento così… passerà.»
«Non capisco. Cosa ti sta succedendo? Sono giorni che non hai più voglia di fare il bagno con me, non scherzi mai e non mi racconti i tuoi sogni come facevi sempre… non sorridi più. Ti è successo qualcosa e anche se non me lo vuoi dire lo scoprirò da solo.»
Le ultime parole hanno il potere di rianimare di colpo la ragazzina: Celeste schizza in piedi dalla radice d’albero nella quale si era accucciata e si scaglia contro l’amico.
«No! Non lo devi fare! Non devi entrare nelle mie cose, hai capito?! Anzi, va via! Vattene, è meglio che adesso ti levi di torno e mi lasci in pace!»
Tommy la guarda attonito. Non è la Celeste che conosce quella che gli sta urlando in faccia, non è la sua migliore amica quella che con tanta rabbia lo sta mortificando.
«Va bene… come vuoi tu. Adesso vado, Cele, ma sappi che non smetterò di esserti amico nemmeno se mi cacci via.»
Il ragazzino si allontana verso il sentiero e i suoi passi sembrano mormorare un saluto fra l’erba.
«Tommy!»
«Che vuoi?»
«Non voglio che te ne vai… non era vero… scusami… scusa per quello che ho detto.»
«Ci conosciamo dall’età di cinque anni, abbiamo sempre fatto tutto insieme… È vero, spesso sei strana, ma non mi avevi mai gridato addosso in quel modo.»
«Lo so, hai ragione… è che... mio padre… io…»
Ha detto qualcosa di troppo e se ne rende subito conto: occhi bassi e improvvise arrivano le lacrime, una scia silenziosa che precipita inumidendo la maglietta.
«Cosa?! Che stavi per dire?! Tuo padre cosa?! Ti ha picchiata? Avete litigato?! Che è successo fra voi? Avanti, cazzo, dimmelo! Dimmelo, o ti giuro che lo scoprirò da solo!»
Celeste si lascia andare tra l'erba. È svuotata, le sue gambe hanno perso forza, le mani portate alla testa per comprimere quel peso troppo gravoso, le dita contratte fra i riccioli ribelli.
«Perché?! Perché deve essere sempre tutto così difficile?!» singhiozza ormai senza più ritegno. «Perché non posso essere come tutte le altre ragazze e avere una vita normale?!»
«Ma che stai dicendo, Cele, io non ti capisco. Perché dici che la tua vita non è normale? E tuo padre cosa c’entra con questo?»
«Mi tocca, va bene?! Era questo che volevi sentire?! Mio padre viene tutte le notti nel mio letto… tutte le notti… tutte… le notti… Ora lo sai… ora mi puoi lasciare in pace… ti prego.»
La rivelazione lascia Tommy paralizzato.
«Ma… ma che stai dicendo?!»
Celeste non risponde. Adesso il singhiozzare sotto a quei riccioli elettrici è divenuto flebile come il vagito di un neonato. Ora Tommy conosce il segreto. Ora comprende il fardello che l’amica portava nel cuore. In quell’afoso meriggio di inizio estate, i sogni da ragazzini che per anni si erano scambiati sono stati infranti per sempre. Si siede accanto a lei senza il coraggio di sfiorarla e attende immobile; attende il suo momento con dolore, con pazienza infinita fino a che l’ultima lacrima è stata versata, lo sguardo perso dentro le placide acque del lago.
«Quando? Quando è iniziata…»
«Ero piccola… non ho un ricordo preciso di quel giorno, forse ho voluto cancellarlo. Ma aveva smesso… ha ripreso solo dopo la morte di mamma, lo scorso anno. Era…era diventato triste, non parlava più…poi una notte è venuto da me e io… io l’ho lasciato fare.»
«Tu devi… Noi dobbiamo denunciarlo. Lo faremo insieme! Verrà arrestato, sarà condannato e lo metteranno in prigione. E sarai libera.»
«No, Tommy. Non andrà così. Mio padre è un poliziotto, lo sai benissimo, non lo metteranno in prigione perché nessuno mi crederà. Nessuno. Nemmeno io lo farei.»
«Allora tocca a me fermare questa cosa. Io gli impedirò di poterti fare ancora del male.»
Tre giorni dopo
«Giornata perfetta per uscire in canoa. Ricordati tutto e porta qualcosa in più da bere, se viene anche Tommy dovremo dividere per tre. Ah, io ho fatto una decina di tramezzini al pollo e al prosciutto, credo possano bastare, che dici?»
«Basteranno, tranquillo. Io non mangio tanto, lo sai.»
«I compiti come vanno?»
«Sono un po’ indietro.»
«Cristo Santo, ragazzina, ma non mi avevi detto che ti eri portata avanti in queste prime mattine dopo colazione? Continuo a pensare di aver fatto la scelta giusta ad iscriverti in quell’istituto. Tu non ne vuoi sentire, ma dalla morte di mamma hai perso le coordinate e io mi rendo conto che non sono più all’altezza per seguire tutti i tuoi bisogni. Dai, cavolo, possibile che devo sempre controllarti e assicurarmi tu faccia le cose che devi, altrimenti non c’è verso?! Non sei più una bambina, Celeste, devo ricordartelo ogni volta?»
«No papà, non sono più una bambina.»
«La porta, hanno bussato! Vai tu per favore, scendo nel sottoscala a prendere le canne da pesca per oggi.»
«Sì papà, sarà Tommy che è arrivato.»
Il cuore batte. Percuote il torace come non ha mai fatto. A fatica un grumo di saliva scende lasciandole la bocca secca. Prima di aprirla osserva la soglia come fosse il valico stesso dell’inferno. E forse lo è. La mano, insicura, ruota piano la maniglia e i due si guardano senza un saluto. Ma gli occhi parlano. Quelli di Tommy hanno perso la trasparenza delle corse al tramonto sul lungolago, sono adombrati da un velo cinereo che sa di oscurità. Solo un cenno del capo, il segno che è pronto e nulla è cambiato. A quattordici anni una promessa si può anche non mantenere. Celeste gli guarda le mani: tremano. Abbassa la testa e afferra un lembo della maglietta, lo alza mettendo a nudo il suo lato destro del costato: piccoli lividi violacei della consistenza di polpastrelli germogliano tra le costole. Tommy sgrana gli occhi impressionato, poi solleva lo sguardo e la fissa. Le sue dita si serrano in pugni e, come per incanto, smettono di tremare.
«Oh, Tommy, buongiorno! Sei puntualissimo.»
«B-Buongiorno signor Vitali… Ah, volevo ringraziarla per aver deciso di portare anche me.»
«Figuriamoci, non devi neanche dirlo. Quando Celeste me lo ha chiesto ho acconsentito con piacere, so che siete molto amici e poi si sarebbe annoiata a stare tutto il giorno con questo vecchietto.»
«Papà!»
«Beh, che ho detto di male, è la pura verità. I giovani devono stare con i giovani, lo dicono tutti, no? Dai, vedrete che sarà divertente. Il programma prevede un bel giro in canoa poi un picnic ristoratore nell’erba. Ho portato anche le canne da pesca. E magari nel pomeriggio si va a fare una camminata nei sentieri interni, così ci godiamo lo spettacolo dall’alto dell’unico lago esistente a forma di cuore.»
«Sarebbe bello, signor Vitali... Davvero molto bello.»
«E smettila con questi formalismi, vuoi farmi sentire più vecchio di quello che sono? Roberto andrà benissimo. Avanti provaci, se rompi il ghiaccio vedrai che poi ti viene più facile.»
«Beh, io…»
«Cavolo, non dirmi che ti ho messo in crisi per così poco? Va bene, ti do tempo qualche pagaiata per sbloccarti, ma poi se non provi a chiamarmi per nome ti butto in acqua. Dai ragazzini, venite che si parte. Ho già messo la canoa sulla riva, non facciamola aspettare oltre.»
Sono circa le otto. La temperatura è gradevole. Il bacino naturale, incastonato fra i due grandi massicci calcarei, risplende di una luce ancora fredda che mette in tenue risalto la sua distesa smeraldo. Roberto Vitali carica la canoa e la spinge in acqua. È l’ultimo a scendere dal piccolo pontile di ormeggio e il primo ad affondare nella superficie liquida il colpo di pagaia che spinge la leggera imbarcazione verso il centro del lago. Tommy, molto più impacciato, si unisce a lui cercando di scandire i movimenti in sincrono con l’uomo. Celeste gli è seduta di fronte. La tensione è palpabile. Ogni tanto i loro sguardi si incrociano come mosconi agitati senza riuscire a posarsi l’uno nell’altro e subito si perdono tra le rive frondose che gli scorrono accanto. Nessuno dei due osa immaginare la fine di quella giornata.
«Guardate, sono Germani Reali! Se saremo fortunati, oggi ci potrebbe capitare di osservare nel cielo il volo di un falco o magari addirittura quello di un’aquila. E tra i boschi potremmo incontrare un lupo o un orso marsicano a passeggio. Ho portato un binocolo che ci dà del vantaggio.»
«Un orso?! Io… Io non credo ci terrei a trovarmelo davanti.»
«Tranquillo, di solito si tengono all’interno, ben schivi dagli esseri umani. E in ogni caso voi due statemi sempre vicini.»
Trascorre quasi un’ora durante la quale l’imbarcazione attraversa lo specchio d’acqua sostando nei pressi dei piccoli anfratti rocciosi, finché il padre di Celeste decide di prendere terra. E mentre posiziona la canoa al riparo, getta di sottecchi un’occhiata riflessiva ai due compagni di viaggio.
«Allora ragazzi? Tutto questo silenzio potrebbe farmi pensare che non siate affatto entusiasti di questo inizio gita. C’è qualcosa che non va e devo sapere?»
Evitano pure di guardarsi, ma sono palesemente turbati. Celeste fa un saltello verso la sponda e si china a toccare l’acqua.
«Non è fredda. Si potrebbe quasi farsi un bagno, col caldo che fa. Eh, che ne dici papà, quasi lo faccio? Posso?»
«Ma hai sotto il costume? Se lo hai messo, per me ti puoi pure bagnare basta che stai qui verso riva. Anche tu Tommy, potete fare un bagno insieme se questo contribuisce a darvi un po’ di tono, mi sembrate ancora piuttosto addormentati.»
«Come dice? Ah, no, io non ho portato il costume, non mi piace molto nuotare.»
«Beh, come vuoi. Ci sistemiamo qui per un paio d’ore poi mangiamo qualcosa; ho portato le canne se ti va almeno di pescare, c'è una gran varietà di persici, trote e lavarelli che non aspettano altro che le nostre lenze.»
«Certo signor Vitali… mi piace pescare… mi piace molto.»
«Signor Vitali?! Non ce la puoi proprio fare, ragazzo, vero?»
Sistemato un piccolo campo base, l’uomo apre uno sgabello e si posiziona su una lingua di terra, mentre Tommy si accuccia alcuni metri più distante al riparo dei rovi. La ragazzina, inginocchiata accanto, guarda verso il padre intento a lanciare la lenza e appena si sente più tranquilla mormora poche parole.
«Hai deciso come farai?»
«Sì.» La sua voce è quasi strozzata. «Ho preso il sonnifero di mia madre…useremo quello.»
«Ma come… come faremo a…»
«Ha portato il thermos col caffè… devi andare adesso… ce n’è circa metà, versalo tutto dentro e aspettiamo che lo beva.»
«Ma si accorgerà.»
«No. Il sonnifero è amaro, ma nel caffè non lo sentirà.»
«Ho paura.»
«Vai… fa come ti ho detto.» Esce da una tasca il piccolo flacone di vetro e glielo passa stringendole la mano. «Ho paura anch’io ma bisogna farlo adesso.»
Celeste si alza e raggiunge la borsa frigo, cercando subito il thermos. Ma mentre lo apre la voce del padre la gela.
«Ehi piccola, dato che sei lì portami il thermos che mi faccio un caffè, altrimenti la quiete del lago rischia di farmi venire l’abbiocco prima ancora di pranzo.»
«Sì… adesso te lo porto.»
Senza riflettere rovescia con gesto rapido l’intero contenuto del flacone nella bottiglia e la porta al padre.
«Versami tu un bicchierino per piacere.»
Le mani tremanti, alcune gocce cadono al di fuori del bicchiere di metallo.
«Cavolo, fa attenzione, non ci vuole molto a centrare il bicchiere.»
Non può fare a meno di osservarlo mentre sorseggia lentamente la bevanda: la sua espressione, ogni ruga che si solleva e distende sulla fronte. Suda, i suoi occhi urlano le parole che non dice. L’uomo finisce di mandar giù e le riconsegna il bicchiere. Non sembra essersi accorto di nulla. Ritorna da Tommy e si accascia per terra come se le gambe avessero mollato di botto.
«Hai fatto?»
«Sì.»
«Bene, ora dobbiamo solo aspettare.»
Trascorre poco meno di mezz’ora. Lo hanno osservato più volte, ossessivamente, gli occhi sono stati i primi a cedere, ha la bocca aperta e le braccia abbandonate lungo il corpo. Non si muove più da un pezzo.
«Aiutami.»
«Cosa devo fare?»
«Lo spingiamo in acqua. Annegherà da solo… sembrerà un incidente.»
Dapprima lo toccano delicatamente, poi lo scuotono con forza, ricevendo solo qualche gemito. Solo quando sono tranquilli, a fatica, ne fanno rotolare il corpo dalla riva ripida fino a immergerlo in acqua totalmente. Galleggia col viso in superficie a pelo d’acqua, Tommy entra dentro e tenta di rigirarlo, ma appena vi riesce e sta per tornare a riva una mano lo afferra al polpaccio.
«Ah! Cazzo, si è svegliato! Aiutami!»
IL volto di Celeste è dipinto di terrore. Resta sul ciglio con le braccia protese, ma le sue gambe non riescono a muoversi.
Il ragazzino, spinto dalla disperazione, preme con forza la testa dell’uomo. Un rigurgito di bolle, e il corpo si dimena per qualche istante agitandosi tra gli schizzi. Scatti disperati che cessano all’improvviso. Anch’egli, completamente fradicio, sospinge l’uomo ormai cadavere verso l’acqua più profonda e in pochi istanti lo osserva sparire. Non è stato così difficile… uccidere.
«Vieni! Dobbiamo andarcene… non deve vederci nessuno. Rientriamo a piedi seguendo la riva e ci teniamo al riparo fino a casa tua. Porta via tutto, lascia solo la canna dentro la canoa e la spingiamo nel lago, quando lo troveranno devono pensare che ha avuto un malore ed è caduto in acqua mentre stava pescando.»
«Ci scopriranno.»
«No! No, non succederà.»
Quasi due ore dopo sono già a casa di Celeste. Dopo i primi momenti di panico si chiudono in casa, attenti che nessuno li abbia notati, e cercano di rimettere a posto ogni cosa.
«Vai di sopra, sei tutto sporco. Lavati e asciugati, ma fa in fretta, poi vattene subito a casa. Non devono trovarti qui insieme a me... Non ci credo ancora che lo abbiamo fatto davvero».
«Te lo avevo promesso... tra cinque minuti non mi vedrai più. Hai detto che chiameranno tua zia e probabilmente ti affideranno a lei. Ma questa casa resterà tua… Ritornerai, ci rivedremo quando sarà tutto passato.»
Tommy sale di corsa la scala e si fionda nel bagno. Al primo impatto si blocca senza fiato: appesa a un lato della vasca c’è la divisa stirata del padre di Celeste, tenente di polizia. Lo sapeva, ma fa ancora più effetto trovarsela di fronte adesso. Ha ucciso un poliziotto, un ufficiale per giunta. Il contraccolpo di ciò che ha fatto viene fuori repentino: un conato, la testa che gira e vomita l’anima nel WC. Appena riesce a rimettersi in piedi, sfila gli scarponcini, leva calze e bermuda e si introduce nella vasca per lavarsi di dosso e dagli indumenti il fango e i residui del bosco. Ma l’equilibrio è ancora instabile e un nuovo giramento lo spinge ad aggrapparsi alla divisa che fa cadere. Dalla tasca è spuntato un foglio dalla tasca. Non può fare a meno di leggere il nome di Celeste in evidenza nelle prime righe. Senza troppo riflettere apre la lettera e il suo volto, già pallido, diviene cadaverico.
Gent.le Ten. Vitali,
dopo il consulto con la dott.ssa Sala e dopo aver preso atto della documentazione da Lei allegata alla domanda di iscrizione, le confermo che Celeste verrà presa in carico presso la nostra struttura come da Sua richiesta e inizieremo immediatamente il suo percorso didattico e terapeutico di recupero. Come da accordi intercorsi, sarà seguita costantemente dalla psicologa dell’istituto, la quale ha ritenuto di farla soggiornare in stanza con una compagna già ampiamente rodata che potrebbe favorire il suo inserimento in tempi brevi, educandola alle regole della struttura. Convengo con lei che, dopo gli ultimi episodi morbosi verso la sua persona, la ragazza debba avviare subito questa delicata fase di distacco in modo tale da consentirle al più presto il ritorno a una stabilità emotiva e ad una crescita personale che le possano permettere di reintegrarsi in società con adeguati valori morali ed etici richiesti. Il nostro centro ha tutte le competenze e le conoscenze per gestire casi borderline come quello di Celeste con ottimi risultati. Come abbiamo concordato potrà venire a trovare Celeste quando lo riterrà più opportuno durante gli orari previsti, ma il mio consiglio, almeno in un primo momento, è quello di non sollecitare la psiche della ragazza con la sua presenza costante che potrebbe scatenare nuovi episodi allungando i tempi di risposta terapeutica. Certi della Sua comprensione e per il bene che vuole a Celeste, l’attendiamo a far data dal primo di settembre così che possa iniziare l’annata scolastica al pari delle compagne.
Dott.ssa Lavinia Morata
Celeste è ferma sulla porta. Tiene un bicchiere pieno d’acqua nella mano destra. I suoi occhi sono fissi sulle mani di Tommy, sulla lettera, ma lo sguardo è vitreo, spento, quasi assente.
«Questo… questa lettera cosa significa? Celeste?!... Io… abbiamo ucciso tuo padre… io ho ucciso tuo padre per te.»
Dietro all’espressione glaciale c’è il vuoto di un abisso. Il volto di pietra non lascia filtrare emozione. D'improvviso, scaglia il bicchiere contro l’amico e lo colpisce di striscio a una tempia. Tommy si ritrova disteso sul pavimento e una piccola scia di sangue si confonde tra le membra bagnate. Si alza confuso cercando di rivestirsi degli indumenti fradici e quando, barcollante, discende la scala, la porta di casa spalancata dice che la ragazzina non c’è più. Trascorre oltre un’ora, girovagando in uno stato di totale confusione, prima di far rientro nella sua abitazione. Salta la cena fingendo una leggera indisposizione e va subito a letto. Ma quella notte non dorme, non chiude occhio fino all’alba.
A metà pomeriggio lo richiama il vociare dei vicini. Li hanno trovati. Padre e figlia uniti dalla stessa sorte, le acque smeraldo li hanno traditi nello stesso punto. Una tragica fatalità o chissà… forse mai nessuno saprà come è andata veramente.
«Respira.»
Quindici anni, Tommy. Un frammento di morte sospeso sull’acqua che ancora non si è ricomposto.
Quindici anni e il lago non ha dimenticato.
Ma forse è giunto il momento di perdonarsi.
«Respira.»

Attendo il seguito di questo racconto spero verrà postato tutto, finale compreso, vero?
RispondiEliminaCiao, ti posso confermare che il racconto verrà postato tutto, ancora due puntate e potrai scoprire il finale della leggenda di Alito di Vento.
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