Ritorno al Thriller/Horror: in omaggio con il racconto di Giugno

 Ritorno al Thriller/Horror



I
n questi giorni in cui il primo vero caldo ha iniziato a tormentarci, l'idea di regalarvi qualche brivido, almeno a livello emozionale, ha trovato posto con l'uscita del racconto del mese. Per intenderci, è il solito omaggio che vi faccio mettendo a vostra disposizione una lettura tra le mie pubblicazioni, ma questa volta ho voluto anticiparla e approfondirla con questo post; un extra che spero gradirete quanto il racconto.

Questo testo, già premiato e inserito nella raccolta antologica Favole Inquiete, è un piccolo esperimento di meta‑horror, un tributo alle fobie che ci hanno formati e ai mostri che abbiamo imparato a chiamare per nome solo da adulti. Ho voluto giocare con l’idea stessa del racconto dell’orrore, non aspettatevi un semplice esercizio di stile: qui la paura è un pretesto per parlare di noi, di ciò che ci spaventa davvero, di ciò che ci definisce. E, come spesso accade nei miei lavori, c’è anche un filo di ironia nera che tiene insieme tutto, perché la paura, quella autentica, sa essere terribile e grottesca allo stesso tempo.

Vi ricordo che il racconto sarà online a partire dal 1° giugno e per tutto il mese lo troverete sulla pagina "Serial...stories. Spero vi diverta, vi inquieti, e magari vi costringa a chiedervi quali mostri, oggi, busserebbero alla vostra porta se qualcuno spegnesse la luce.

La cover dell'antologia dove Racconti nel buio è stato pubblicato

SINOSSI 
(senza spoiler)

Cinque amici si riuniscono la notte di Halloween per leggere i racconti dell’orrore che hanno scritto per gioco. L’atmosfera è quella di una sfida amichevole, finché Carlo — il più cinico, il più sbruffone, il più convinto di essere un narratore nato — decide di “alzare il livello”.
Chiude la porta. Spegne la luce. Mostra un coltello.
E annuncia che la sua storia non avrà bisogno di essere letta: accadrà.

Nel buio, uno dopo l’altro, i ragazzi vengono risucchiati nelle loro paure più profonde: ragni, clown, fantasmi, ospedali, demoni giapponesi… ognuno precipita in un incubo modellato sulle proprie fobie infantili.
Ma ciò che sembra un gioco di suggestioni diventa rapidamente qualcosa di più oscuro, più reale, più letale.
E quando la luce finalmente torna, nulla è come prima.

Un racconto che gioca con il lettore, lo inganna, lo diverte e lo colpisce allo stomaco, fino a un finale che ribalta tutto con un’ironia tagliente.



Due parole sul racconto

“Racconti nel buio” è un horror metanarrativo che sfrutta prevalentemente due piani:

  • il piano realistico, con il gruppo di amici che si punzecchia, si sfida, si provoca;

  • il piano immaginifico, dove le paure prendono forma e diventano carne, sangue, visioni.

La forza del racconto è racchiusa in tre elementi:

1. La struttura a scatole cinesi

Ogni personaggio entra nel proprio incubo come in un racconto nel racconto.
È un dispositivo narrativo che crea ritmo, varietà e un crescendo di tensione.

2. L’uso delle fobie infantili

Non mostri mostri generici: mostri che possiamo definire nostri.
Paure intime, radicate, che parlano al lettore perché parlano alla memoria emotiva.

3. L’ironia finale

Il racconto non rinuncia a un tocco di umorismo nero che alleggerisce senza indebolire l’impatto.
È un equilibrio difficile, ma credo di poter affermare che qui riesce perfettamente. Il risultato è un horror che diverte e inquieta, che omaggia il genere senza scadere nel citazionismo sterile, e che soprattutto sa sorprendere.





COLLOCAZIONE DI GENERE

Il racconto si colloca tra:

  • Horror psicologico

  • Horror metanarrativo

  • Weird contemporaneo

  • Slasher mentale (non fisico, ma percettivo)

  • Dark comedy (nel finale)

È un testo che gioca con i codici del genere, li smonta e li rimonta, mantenendo sempre un tono personale e riconoscibile.



RIFERIMENTI LETTERARI E CINEMATOGRAFICI

Il racconto dialoga con una tradizione precisa, senza mai imitarla:

  • Stephen King – per l’uso delle fobie infantili (IT, Boogeyman).

  • Clive Barker – per la corporeità visionaria e disturbante.

  • Poe – per il gusto del macabro psicologico.

  • Shirley Jackson – per la tensione che nasce dal non visto.

  • Scream / Wes Craven – per il gioco meta-horror e la consapevolezza del genere.

  • Creepshow – per la struttura episodica e l’ironia nera.

Il racconto si inserisce perfettamente nel mio credo:
"paura come specchio dell’identità e memoria come detonatore narrativo."



In conclusione, spero abbiate apprezzato questo omaggio a Halloween fuori stagione, un gioco crudele e divertito che si nutre delle nostre ombre interiori. Un piccolo tributo al genere che mi ha formato e accompagnato per anni, ma anche un omaggio a chi legge: perché ogni lettore porta con sé un buio diverso.

Se, anche solo per un istante, questa storia vi ha fatto sorridere, rabbrividire o ricordare qualcosa che credevate sepolto, posso considerare il suo compito compiuto.

Grazie per aver camminato con me, ancora una volta, sul filo sottile che separa il gioco dalla paura.




“Ogni parola è un passo. Grazie per aver camminato con me tra queste righe.  

  Ma le storie non finiscono, cambiano voce e interpreti e aspettano solo di essere ascoltate.”


Massimiliano Serino

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