Ceresio in giallo 2025/26
Ritorna il prestigioso Concorso letterario a tema delitti ambientati sui laghi "CERESIO IN GIALLO" Edizione 2025/26, e arrivano altre due candidature ai premi.
Come sapete dall'ultimo post sono in partenza per il Salone del Libro di Torino per ricevere un premio con il racconto "8 Millimetri", eppure, mai come stavolta è importante essere presente anche in questa graduatoria, indipendentemente da quale sarà l'esito finale del premio. L'aver almeno confermato il piazzamento dello scorso anno mi da grande gioia, perché certifica una continuità nel livello di scrittura, raggiunta sia dal punto di vista delle storie che da quello stilistico.
Il racconto in questione, dal titolo "ACQUE MORTE", è un giallo ambientato nel 1943, tra la caduta del regime fascista e quel breve periodo di caos sociale e politico supportato dalla Repubblica di Salò. La trama esplora temi importanti che vanno oltre il semplice crime: femminicidio storico, dinamiche di comunità chiuse, psicologia della colpa.
In Italia non esistono veri gialli ambientati nel 1943, per questo il racconto si colloca in un territorio narrativo prezioso e raro, ma a seguire vi suggerisco qualche testo e film per chi volesse approfondire il periodo.
📚 Letteratura
"Il giardino dei Finzi-Contini" — Giorgio Bassani
Non è un giallo, ma è fondamentale per comprendere l’atmosfera di sospetto, paura e dissoluzione morale dell’Italia del ’43. Perfetto come cornice emotiva.
"Uomini e no" — Elio Vittorini
Resistenza, clandestinità, tensione urbana. Non è un poliziesco, ma offre la stessa temperatura emotiva di un noir ambientato nella RSI.
"La casa in collina" — Cesare Pavese
Atmosfera cupa, colpa, guerra civile. Un riferimento ideale per la psicologia dei personaggi in un giallo del ’43.
"Il sergente nella neve" — Mario Rigoni Stern
Anche per questo testo non si tratta di giallo, ma è imprescindibile per la resa realistica del clima RSI: fame, gelo, disillusione, sopravvivenza.
🎬 Cinema
"Roma città aperta" — Roberto Rossellini (1945)
Non è un giallo, ma è il riferimento assoluto per l’atmosfera: occupazione, delazioni, clandestinità, ombre, paura.
"Ossessione" — Luchino Visconti (1943)
Delitto passionale, provincia soffocante, realismo sporco. È il film più vicino al tono di un giallo/noir italiano del ’43.
"Paisà" — Rossellini (1946)
Episodi di guerra e tensione morale. Perfetto per comprendere la psicologia dei civili e dei militari.
"Il bandito" — Alberto Lattuada (1946)
Noir italiano postbellico, atmosfera cupa, criminalità, ritorni impossibili.
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| La locandina invito premiazione del concorso CERESIO IN GIALLO |
Racconti finalisti nelle due categorie
In ordine alfabetico i finalisti che saranno pubblicati nell’antologia Laghi e Delitti VI F.lli Frilli Editori.
Marco P. L. Bernardi "La bella del Laux"
Roberto Bonaiuti "Vieni a portarmi via"
Galia Debette "Foech e Bréva"
Valentina Dellapiazza "Il silenzio delle monache"
Alessandro Denci Niccolai "Il perché del luccio"
Cristina Di Claudio "Con gli occhi rivolti indietro"
Francesca Faramondi "L’ultima passeggiata"
Luca Filippo "Due vite"
Monica Gorret "Il sorriso del lago"
Pasquale Granato "Matilde T., maestra elementare"
Marina Masoero "Il cadavere senza memoria"
Andreina Moretti "Il lago a forma di cuore"
Lorenzo Mugnai "Il riflesso"
Andrea Pighin "Sul fondale di Santa Croce"
Mauro Poma "Intonaco"
Emanuela Prestinari "Il direttore d’orchestra"
Massimiliano Serino "Acque morte"
Tiziano Solignani "Onde"
Pietro Stampa "L’acqua non dimentica"
Dario Tedesco "Scomparti d’amore"
Daniele Torquati "Il giorno dell’ira"
Graziano Turrini "Enantio"
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Arma dei Carabinieri si trovò divisa: una parte rimase fedele al Regno del Sud e al governo Badoglio, mentre un’altra fu inglobata nella Guardia Nazionale Repubblicana (GNR), organismo militare della neonata Repubblica Sociale Italiana.
Molti ufficiali accettarono di restare al loro posto per proteggere la popolazione e mantenere un minimo di ordine civile, ma la loro posizione era moralmente ambigua: servivano uno Stato che non riconoscevano pienamente.
Funzione e conflitti
Nel territorio della RSI, i Carabinieri continuarono a svolgere compiti di polizia giudiziaria, indagini e tutela dei cittadini, spesso in isolamento istituzionale.
In molti borghi, come in quello di Orta San Giulio in cui è ambientato il racconto, il maresciallo era l’unico rappresentante dello Stato, stretto tra la pressione dei gerarchi fascisti e la diffidenza della popolazione.
Alcuni collaborarono con la Resistenza, altri subirono rappresaglie o furono costretti a eseguire ordini contrari alla propria coscienza.
Etica e sopravvivenza
La loro condizione fu quella di funzionari senza patria, sospesi tra due legalità: quella monarchica e quella repubblicana.
Molti marescialli e brigadieri scelsero la via della neutralità operativa, cercando di salvare vite e mantenere la giustizia quotidiana, anche a costo di rischiare la propria.
Nel dopoguerra, l’Arma venne riabilitata come simbolo di continuità dello Stato, ma le vicende individuali restarono segnate da colpa, silenzio e redenzione.
Valore narrativo
In Acque morte, il maresciallo Russo incarna questa tensione: un uomo di legge che opera in un contesto dove la legge è corrotta.
La sua figura non è eroica né complice, ma umana, rappresentativa di quella zona grigia in cui la giustizia diventa un atto di coscienza più che di obbedienza.
È un piccolo viaggio tra memoria, silenzi e scelte difficili, ambientato in un’Italia che ancora oggi ci interroga. Le immagini che avete visto qui non sono semplici illustrazioni: sono finestre su quel mondo, un modo per farvi entrare nella nebbia, nelle piazze, nei passi del maresciallo.
Se l'anima di questo racconto vi ha incuriosito, potete esplorare altri miei lavori, come il romanzo storico thriller appena uscito, oppure seguire gli aggiornamenti sul concorso e sui prossimi progetti.
“Ogni parola è un passo. Grazie per aver camminato con me tra queste righe.
Ma le storie non finiscono, cambiano voce e interpreti e aspettano solo di essere ascoltate.”






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