Sotto il Sole di Saturno:
Il Folk Horror nel Sangue del Mediterraneo
La controrora degli dèi dimenticati
Benvenuti nel Folk Horror Mediterraneo: un territorio dove il folklore rurale incontra la luce spietata del mezzogiorno, e dove le radici della terra non si limitano a nutrire il grano, ma sembrano reclamare antichi tributi di sangue. Non è solo una questione di ambientazione, ma di una memoria atavica che riaffiora attraverso i secoli, unendo letteratura, cinema e tradizioni popolari sotto un cielo che non perdona.
La Controrora
Se il gotico anglosassone ha la sua "mezzanotte", noi abbiamo la controrora. Con questo termine si indicano le ore subito dopo il pranzo, quando il sole è allo zenit e il mondo sembra trattenere il respiro. Ma non fatevi ingannare dal silenzio: secondo il folklore mediterraneo, questa è l'ora dei "demoni meridiani". È il momento in cui il velo tra il reale e il fantastico si fa sottile, e l'unica cosa più pericolosa del buio è proprio la luce accecante che non lascia spazio alle ombre. Anticamente si diceva ai bambini di non uscire di casa perché avrebbero potuto incontrare spiriti o entità maligne (come la Marroca o le streghe del mezzogiorno).
La Funzione Sociale: Serviva a spaventare i più piccoli per evitare che girassero sotto il sole cocente rischiando insolazioni, ma col tempo è diventata una metafora letteraria dell'attesa e dell'inquietudine.
La Terra che ricorda:
Il rito nel quotidiano
Pensiamo alle campagne romagnole descritte da Eraldo Baldini in Gotico Rurale: qui la nebbia bassa e il fango delle valli non nascondono mostri alieni, ma divinità contadine deformi e patti di sangue nati dalla fame e dalla necessità. La paura non nasce da ciò che è estraneo, ma da ciò che è fin troppo familiare: un vicino di casa troppo silenzioso, una filastrocca infantile che nasconde un incantesimo, o uno spaventapasseri che sembra cambiare posizione ogni volta che distogliamo lo sguardo. È un orrore materico, fatto di polvere, sudore e di una religiosità che ha ancora il sapore ferroso del sacrificio pagano.
Il Cinema della Luce:
Quando il sole diventa complice
Se la letteratura ha gettato il seme del dubbio, è stato il grande schermo a dare un volto (spesso deforme) a questo orrore solare. In Italia, il maestro indiscusso di questa estetica è Pupi Avati. Con il suo capolavoro "La casa dalle finestre che ridono", Avati compie un'operazione rivoluzionaria: sposta l'orrore dai castelli diroccati alle ville luminose del Delta del Po. Qui, il giallo ocra delle pareti e il riverbero dell'acqua non offrono sicurezza, ma creano una sovraesposizione psicologica che mette a nudo la follia. Non c'è oscurità in cui rifugiarsi; la verità è lì, esposta al sole, e proprio per questo è ancora più insopportabile.
Questo legame tra sole e superstizione trova un altro pilastro in Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci. Ambientato in un Sud Italia arido e pietroso, il film esplora come la religione popolare possa degenerare in una ferocia cieca. La luce spietata del mezzogiorno illumina i volti di una comunità che, nel tentativo di estirpare il male, finisce per diventarne l'incarnazione più pura. È lo stesso principio che ritroviamo nel Folk Horror internazionale contemporaneo, come in Midsommar di Ari Aster: il terrore non ha bisogno di ombre se la luce è abbastanza forte da bruciare la ragione. In questi film, il paesaggio mediterraneo smette di essere una cartolina per diventare un personaggio attivo, un testimone muto e spietato di riti che non hanno mai smesso di essere celebrati.
Oltre lo schermo:
La sinestesia del macabro tra fumetti e pixel
L'influenza del Folk Horror Mediterraneo non si ferma alla celluloide, ma infesta con forza anche i media più moderni. Nel mondo dei fumetti, questa estetica ha trovato terreno fertile in molte storie di Dylan Dog, specialmente quelle che abbandonano la nebbia di Londra per esplorare le province dimenticate d'Italia. Pensiamo alle tavole dove il bianco della carta non è vuoto, ma rappresenta quel calore abbacinante che precede una scoperta terribile, o a opere come Il Confine (Sergio Bonelli Editore), dove la geografia stessa diventa una trappola mistica. Creata da Mauro Uzzeo e Giovanni Masi, questa serie è un gioiello di Folk Horror. Ambientata in un borgo sperduto al confine tra Italia e Francia, racconta la sparizione di un'intera scolaresca.
L'estetica: Qui il paesaggio montano e rurale non è solo uno sfondo, ma un organismo che respira. Il fumetto usa il folklore locale (creature dei boschi, riti pagani nascosti dal cattolicesimo) per costruire un puzzle psicologico dove la terra sembra letteralmente "inghiottire" le persone.
È la dimostrazione di come il fumetto moderno sappia usare la gabbia della tavola per creare claustrofobia anche in spazi aperti, giocando con ombre nette e campiture bianche che ricordano proprio quel sole accecante di cui parlavamo.
Nel campo dei video game, l'esempio più folgorante è senza dubbio Martha Is Dead. Ambientato nelle campagne toscane durante la Seconda Guerra Mondiale, il gioco fonde la tragedia storica con il folklore locale (la leggenda della "Dama Bianca"). Qui, l'uso della fotografia vintage e la ricostruzione ossessiva del paesaggio rurale creano una tensione costante: la bellezza dei colli toscani è solo un velo sottilissimo teso sopra un abisso di traumi e superstizioni. Anche titoli come Blasphemous, pur in un contesto fantasy, attingono a piene mani dall'iconografia religiosa e dolorosa del Mediterraneo, dimostrando che il connubio tra sacro, terra e sangue è un linguaggio universale che continua a evolversi e a spaventarci.
Focus Letterario:
Tommaso Landolfi, il Dandy dell'Oscuro
Se Eraldo Baldini è la voce della campagna, Tommaso Landolfi è la voce delle dimore nobiliari decadute, di quelle ville di provincia dove il sole entra dalle persiane socchiuse disegnando lame di luce su mobili polverosi.
Perché approfondirlo: Landolfi non scrive "horror" nel senso moderno, ma la sua scrittura è intrisa di un senso di inquietudine metafisica. In opere come Racconto d'autunno, la casa diventa un labirinto e la tradizione familiare una maledizione; riesce a rendere "gotico" anche un pomeriggio di sole in un giardino all'italiana, popolandolo di presenze che sono più "idee maligne" che fantasmi classici. È l'anello di congiunzione perfetto tra il classicismo italiano e il weird contemporaneo.
L'Orrore come eredità
Insomma, abbiamo capito che per farsi venire i brividi non serve per forza un castello in Transilvania o un bosco sperduto nel Maine. A volte basta un vecchio casolare abbandonato tra i campi di grano o il silenzio innaturale di un borgo durante la controrora, quando l'unica cosa che si muove è il riverbero del caldo sull'asfalto.
Il Folk Horror Mediterraneo ci tocca così da vicino perché parla la nostra lingua. È un orrore fatto di segreti di famiglia, di riti contadini mai del tutto dimenticati e di quella sensazione che la terra sotto i nostri piedi abbia una memoria molto più lunga della nostra. Che sia attraverso le pagine visionarie di Landolfi, le inquadrature disturbanti di Avati o i pixel inquietanti di un videogioco come Martha Is Dead, il messaggio è lo stesso: le radici profonde sono difficili da estirpare, e a volte portano in superficie qualcosa che sarebbe stato meglio lasciare sepolto.
E voi? Avete mai provato quella strana inquietudine camminando da soli sotto il sole a picco, magari in un posto dove "tutti sanno" ma nessuno parla? Qual è il film o il libro che vi ha fatto guardare la provincia con occhi diversi?
Alla prossima, e fate attenzione a uscire nella controrora, potreste incorrere in pericolose apparizioni...



