Identikit di un esordiente: Gaetano Castobello si confessa.

 


Dalla "Crime Factory" alla libreria: a colloquio con Gaetano Castobello.




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Ci sono legami che nascono tra le pagine di un manuale di scrittura e si fortificano davanti a un cadavere... letterario, si intende. Era il 2023 quando, sotto la guida esperta di Paolo Roversi, io e Gaetano Castobello incrociavamo le penne al corso Crime Factory. Oggi, quel percorso porta i suoi frutti più maturi: Gaetano esordisce con "LE SCENE DEL DELITTO", edito Laurana, un giallo che conferma come lo studio della struttura narrativa sia fondamentale per chi vuole maneggiare il genere con consapevolezza. 


Ciao Gaetano, innanzitutto benvenuto nel blog. Poche domande mirate a soddisfare qualche curiosità dei tuoi futuri fans, che presto faranno la fila per avere una dedica sul libro, e anche per farmi raccontare cosa si prova a passare dal banco di scuola alla scena del crimine. Pronto a iniziare?

Prontissimo. Un caro saluto a te, ai tuoi followers consolidati e a tutti coloro che sfoglieranno questo post senza lasciare impronte, come il più classico dei killer. 

Bene, vedo che sei già caldo e sul pezzo per cui apro l'interrogatorio (senza lampada puntata negli occhi, promesso) per scoprire i segreti dietro il tuo primo giallo.


1 - Quanto dobbiamo aspettarci della tua passione per il cinema nelle "Scene del Delitto"?

 Tantissimo. L'idea è nata proprio dal desiderio di omaggiare la settima arte e stimolare il lettore a curiosare tra le continue citazioni, gli aneddoti, i dettagli tecnici e le informazioni storiche; e magari andare a rivedere qualche film per scoprirvi ogni volta qualcosa di nuovo. Lo sviluppo stesso è concepito come un film ma invertendone le dissolvenze di inizio e fine, in modo da lasciare un sapore più dolce al termine della lettura.


2 – Abbiamo visto il primo booktrailer del libro uscito sui social. Di questa parte promozionale ti sei occupato tu personalmente? Trovi giusto che gli autori odierni debbano prendersi "cura" delle loro creature attivandosi in prima persona per la promozione?

 Sì, il booktrailer è opera mia; l'editing video è un'altra passione che coltivo di tanto in tanto; durante una passeggiata serale ho trovato la Mole illuminata di rosso e ho approfittato per immortalarla. Quanto alla promozione, sebbene io ritenga che spetti principalmente alle case editrici, soprattutto per gli esordienti ancora poco esperti, il coinvolgimento dell'autore fa la differenza: interagire con la rete del settore, gestire i social e curare i rapporti con il pubblico rende il lancio più umano, oltre a far maturare un'esperienza maggiore per il successo dell'opera. Personalmente mi sento ancora spaesato, ma pronto e col giusto entusiasmo.


3 – Dal commissario Biagio Alveria a Adele Mancini, Giovanni Costa e tutti i protagonisti del romanzo, quanto hai profuso di te stesso nelle loro "vite" di carta e qual è il personaggio meglio riuscito, quello che senti più nelle tue corde?

Nessun personaggio è la mia versione cartacea, ma ognuno custodisce un frammento di me o di persone a me care. Alveria condivide con me la passione per il tè e Amalia e Viola quella per il cinema. Ho disseminato dettagli ovunque: il cognome Alveria arriva direttamente dal monte dove sorgeva l'antica città di Noto prima del terremoto. Gandhi invece è una variante felina di uno dei cani di mia sorella. Sono affezionato un po' a tutti, ciascuno con le proprie fragilità, anche se Mancini e Cravero sono quelli che più mi hanno divertito in fase di scrittura. Molte sfumature sono ancora custodite nelle schede dei personaggi, in attesa di trovare spazio in futuro. 


4 – Pensi di aver raggiunto l'apice della tua maturità letteraria o sei ancora in fase di ricerca e sviluppo di uno stile che possa contraddistinguerti? Ergo, quando il lettore apre un tuo libro, pensi possa riconoscere subito il tuo stile di scrittura?

Penso che nessuno scrittore dovrebbe mai smettere di ricercare e perfezionare la propria scrittura; io ho appena iniziato questo percorso e ho tanto da imparare. Emergono già delle caratteristiche del mio stile, come l'attenzione ai dialoghi e i diversi strati di ironia che utilizzo per dare una tregua dalle scene più cupe, ma sono ancora lontano dalla maturità letteraria. Un'altra mia caratteristica è che non indugio troppo sui dettagli raccapriccianti. Preferisco creare inquietudine con la sottrazione: finché non viene identificato, l'assassino è una figura che aleggia tra le pagine e appare sempre dopo aver compiuto l'azione, mai durante.


5 – Sappiamo che vieni dall'esperienza della Crime Factory 2022. Quanto hanno inciso nel tuo modo attuale di scrivere le nozioni apprese in quel corso? C'è qualcosa in particolare che è cambiato rispetto a prima nel tuo approccio alla pagina vuota?

La Factory è stata un'esperienza meravigliosa, anche dal punto di vista umano. Proprio qui ho compreso l’importanza dei dialoghi: prima tendevo a evitarli, ma grazie al corso ne ho colto il valore narrativo, riscoprendo nel cinema il modello perfetto, un maestro che insegna a descrivere luoghi e stati d’animo senza spiegarli, lasciandoli emergere dall'azione. Anche la scaletta, che già utilizzavo, è diventata uno strumento più solido, rivelatasi cruciale per ristrutturare e arricchire la narrazione dopo la prima stesura.


6 – Parliamo di progetti futuri: concorsi per metterti alla prova e incrementare la tua bio o idee già in fase di sviluppo per un nuovo romanzo da proporre a una casa editrice?

I concorsi sono sempre stimolanti sia per sottoporsi a un giudizio esterno che per tenere calda la penna, ma l’uscita di un romanzo impone di concentrare ogni energia sulla promozione. Ho già un’idea per una nuova indagine di Alveria, un caso completamente diverso; al momento però si tratta solo di pochi appunti: i primi mattoni di una futura scaletta.


7 – Consiglieresti a un giovane appassionato di dedicarsi alla carriera d'autore letterario considerando la crisi attuale che attraversa il mondo dell'editoria? Se la tua risposta è affermativa, quali sono gli aspetti positivi e negativi che dovrebbe prendere in considerazione prima di buttarsi anima e cuore in questa avventura?

Parto dal presupposto che una passione è un'esigenza personale; quella della scrittura si può coltivare gratuitamente, ma la voglia di scrivere sottintende la necessità di essere letti da più persone possibili. Non perché si pretende di avere chissà cosa da dire, ma semplicemente per il gusto di raccontare, di intrattenere e di emozionare. Se hai questo stimolo devi seguirlo; quello che posso consigliare è di non cedere alle scorciatoie e di mantenere i piedi per terra. Viviamo in una nazione dove già la propensione alla lettura è scarsa e oltretutto esistono miriadi di alternative; si può ancora riuscire a vivere di sola scrittura, ma non è affatto comune né immediato. Bisogna iniziare avendo questa consapevolezza, ma è giusto mantenere l'ambizione.


8 – Resterai ancorato al genere giallo/thriller/crime o ti senti portato anche verso altri tipi di narrazione?

trovo nel giallo la sfida perfetta: fondere gli enigmi, altra mia passione sin da ragazzino, al lato oscuro della mente umana. È una narrazione che richiede massimo rispetto: si può depistare o omettere, ma senza mai tradire il lettore o, al contrario, senza rendergli troppo semplice la soluzione. Detto ciò, ho sempre avuto anche un lato più sensibile, che libero nella poesia. Per il resto non mi precludo nulla, ma i generi si contaminano sempre più frequentemente tra loro; per cui si può trovare già adesso nel mio romanzo qualche parentesi di romanticismo, introspezione e ironia.


9 – Perché un appassionato di gialli dovrebbe leggere il tuo libro?

Perché risolvere il caso è solo metà del percorso: la narrazione si apre a temi profondamente attuali, ripercorrendo la storia del cinema e sfruttando ombre e luci di una Torino che agisce come un personaggio aggiunto.


10 – Per chiudere, raccontaci un aspetto di te nascosto che potrebbe "incuriosire" i lettori.

Ho già accennato alla mia passione per gli enigmi e i rompicapi. Vi consiglio di tenere d'occhio il mio sito nei prossimi mesi: potreste imbattervi in qualche sorpresa dedicata a chi ama mettersi alla prova. 


Insomma, dalle esercitazioni di Crime Factory alla realtà della libreria, Gaetano non ha perso il vizio di seminare indizi. Lo ringrazio di cuore per questa chiacchierata e per averci aperto le porte delle sue 'Scene del delitto'. Noi, nel frattempo, cerchiamo di non finire troppo presto in un suo prossimo capitolo... magari come vittime!

Grazie ancora Gaetano, e a voi lettori do appuntamento al prossimo post. Restate nei paraggi, il caso non è ancora chiuso!



“Ogni parola è un passo. Grazie per aver camminato con me tra queste righe.  

  Ma le storie non finiscono, cambiano voce e interpreti e aspettano solo di essere ascoltate.”


Massimiliano Serino



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