H a l l o w e e n s e g r e t o
Le storie, le leggende e le strane coincidenze che hanno
trasformato una festa popolare in un fenomeno globale.
Una porta aperta nella notte
La nebbia era arrivata presto quella sera.
Scivolava lenta tra le villette del quartiere, sfumando i contorni delle auto parcheggiate e trasformando i lampioni in lune pallide
sospese a pochi metri da terra. Per i bambini, però, era soltanto un dettaglio in più, una decorazione naturale aggiunta alla notte di Halloween.
«Ancora una e poi basta, abbiamo fatto il pieno» disse Luca battendo i denti per il freddo.
Fu allora che la videro.
Una casa.
Nascosta in fondo a una strada che nessuno di loro ricordava di aver mai percorso.
Una vecchia abitazione a due piani, con una veranda in legno e una
sola finestra illuminata al piano terra.
Fuori non era presente nessuna decorazione.
Non c'erano zucche intagliate né maschere o cordini con pipistrelli di carta attaccati.
Eppure la porta era socchiusa e uno spiraglio di luce filtrava sulla soglia come fosse un invito.
«Magari lì hanno le caramelle migliori» scherzò Martina.
Si avvicinarono ridendo.
Uno.
Due.
Tre colpi sulla porta.
«Dolcetto o scherzetto!»
Per un istante non accadde nulla.
Poi una voce anziana rispose dall'interno.
«Entrate pure, vi stavo aspettando.»
I tre si guardarono.
Era strano, certo. Ma non abbastanza da spegnere la curiosità.
Varcarono la soglia.
L'ingresso era caldo e silenzioso.
Su una credenza era posata una grande ciotola piena di dolci.
Accanto, una vecchia fotografia in bianco e nero.
Martina fu la prima a prenderla tra le mani, ma smise immediatamente di sorridere.
Nella foto c'erano tre bambini, più o meno della loro età.
Uno stringeva un secchiello a forma di zucca.
Un altro indossava un mantello scuro.
La bambina al centro portava un cappello da strega.
Sul retro della fotografia qualcuno aveva scritto a matita:
"Halloween 1968. Ultima volta visti."
Quando alzarono gli occhi, la casa era tornata immersa nel silenzio.
La ciotola dei dolci non c'era più e dell'anziana signora nessuna traccia.
Solo il ticchettio di un vecchio orologio nascosto da qualche parte nella casa.
Scivolava lenta tra le villette del quartiere, sfumando i contorni delle auto parcheggiate e trasformando i lampioni in lune pallide
sospese a pochi metri da terra. Per i bambini, però, era soltanto un dettaglio in più, una decorazione naturale aggiunta alla notte di Halloween.
A dieci anni il mondo è ancora un luogo dove fantasmi, mostri e streghe appartengono alle storie raccontate prima di andare a dormire. E Halloween era proprio questo: una sera in cui fingere di averne paura senza credere davvero alla loro esistenza.
Con i secchielli pieni di caramelle e i costumi ormai sgualciti da ore di corse, Davide, Luca e Martina stavano tornando a casa dopo aver percorso quasi tutte le vie del paese.«Ancora una e poi basta, abbiamo fatto il pieno» disse Luca battendo i denti per il freddo.
Fu allora che la videro.
Una casa.
Nascosta in fondo a una strada che nessuno di loro ricordava di aver mai percorso.
Una vecchia abitazione a due piani, con una veranda in legno e una
sola finestra illuminata al piano terra.
Fuori non era presente nessuna decorazione.
Non c'erano zucche intagliate né maschere o cordini con pipistrelli di carta attaccati.
Eppure la porta era socchiusa e uno spiraglio di luce filtrava sulla soglia come fosse un invito.
«Magari lì hanno le caramelle migliori» scherzò Martina.
Si avvicinarono ridendo.
Uno.
Due.
Tre colpi sulla porta.
«Dolcetto o scherzetto!»
Per un istante non accadde nulla.
Poi una voce anziana rispose dall'interno.
«Entrate pure, vi stavo aspettando.»
I tre si guardarono.
Era strano, certo. Ma non abbastanza da spegnere la curiosità.
Varcarono la soglia.
L'ingresso era caldo e silenzioso.
Su una credenza era posata una grande ciotola piena di dolci.
Accanto, una vecchia fotografia in bianco e nero.
Martina fu la prima a prenderla tra le mani, ma smise immediatamente di sorridere.
Nella foto c'erano tre bambini, più o meno della loro età.
Uno stringeva un secchiello a forma di zucca.
Un altro indossava un mantello scuro.
La bambina al centro portava un cappello da strega.
Sul retro della fotografia qualcuno aveva scritto a matita:
"Halloween 1968. Ultima volta visti."
Quando alzarono gli occhi, la casa era tornata immersa nel silenzio.
La ciotola dei dolci non c'era più e dell'anziana signora nessuna traccia.
Solo il ticchettio di un vecchio orologio nascosto da qualche parte nella casa.
La porta alle loro spalle si era chiusa da sola.
E anche la fotografia era cambiata.
Martina la fissò per qualche secondo senza riuscire a capire cosa non andasse.
Poi lo vide.
Non era più in bianco e nero, adesso era a colori e i volti dei tre bambini assomigliavano in maniera incredibile ai loro.
Non era più in bianco e nero, adesso era a colori e i volti dei tre bambini assomigliavano in maniera incredibile ai loro.
Sul retro della fotografia compariva adesso una scritta diversa.
La grafia era la stessa.
L'inchiostro sembrava appena asciugato.
Martina la prese nuovamente tra le mani, incredula, e la scritta riportava:
"Halloween 2026. Ultima volta visti."
Halloween oltre la zucca
Dopo questo breve racconto il pensiero di Halloween, andrà diretto a zucche intagliate, bambini mascherati, dolcetti distribuiti sull'uscio di casa e qualche film dell'orrore da guardare nelle sere d'autunno.
Eppure la verità è che poche ricorrenze sono diventate così popolari conservando, allo stesso tempo, una parte così piccola della propria memoria.
Dietro ogni lanterna accesa, ogni costume e ogni rituale sopravvissuto fino ai nostri giorni, si nascondono storie dimenticate, leggende ormai quasi sconosciute e curiosità storiche che raramente trovano spazio nei racconti più comuni dedicati a questa festa.
Lo scorso anno abbiamo esplorato le radici di Samhain, la leggenda di Stingy Jack e il modo in cui Halloween ha conquistato cinema e letteratura. Questa volta, però, vorrei percorrere strade meno battute. Niente riassunti scolastici né elenchi di curiosità già sentite mille volte.
Andremo invece a curiosare tra usanze medievali che hanno anticipato il moderno "dolcetto o scherzetto", creature del folklore quasi scomparse dalla memoria collettiva, strane coincidenze storiche e tracce che Halloween ha lasciato negli ultimi decenni tra fumetti, videogiochi e cultura popolare.
Perché, proprio come accade nelle migliori storie gotiche, più ci si avvicina all'origine di una leggenda e più ci si accorge che il confine tra realtà e immaginazione è sottile quanto la fiamma di una candela in una notte d'autunno.
E per scoprirlo, dobbiamo tornare indietro nel tempo.
Molto più indietro di quanto si possa immaginare.
Vi invito in anteprima a guardare il breve ma intenso booktrailer che ho preparato per la raccolta Favole Inquiete, antologia perfetta da riscoprire nel periodo di Halloween
Quando i morti
bussavano alle porte
Oggi lo chiamiamo "dolcetto o scherzetto": maschere in plastica dalle fogge mostruose, secchielli a forma di zucca e bambini che percorrono i quartieri in cerca di caramelle. È una delle immagini più riconoscibili di Halloween, tanto familiare da sembrare quasi eterna.
Eppure, come accade spesso con le tradizioni più radicate, la storia che si nasconde dietro quel semplice bussare alle porte è molto diversa da quella che potremmo immaginare.
Per scoprirlo dobbiamo abbandonare per un momento le luci arancioni delle zucche americane e tornare nell'Inghilterra medievale, in un'epoca in cui l'autunno aveva un volto molto meno festoso. Le giornate si accorciavano rapidamente, il raccolto era ormai terminato e la vicinanza della festa di Ognissanti portava con sé una riflessione costante su ciò che oggi cerchiamo spesso di dimenticare: la morte.
Nelle settimane che precedevano la commemorazione dei defunti era diffusa un'usanza chiamata souling. Gruppi di poveri, pellegrini e talvolta bambini percorrevano villaggi e campagne fermandosi davanti alle abitazioni per chiedere dei piccoli dolci speziati chiamati soul cakes. In cambio promettevano preghiere per i parenti scomparsi della famiglia che li aveva accolti.
È un'immagine che trovo affascinante.
Da una parte una porta che si apre e dall'altra qualcuno che arriva nel buio chiedendo un'offerta. Nel mezzo non ci sono ancora caramelle, scherzi o costumi, ma un dialogo simbolico tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
A pensarci bene, il moderno "trick or treat" conserva ancora una traccia di quel lontano passato. Ha semplicemente sostituito la preghiera con il gioco.
La cosa curiosa è che questa antica tradizione medievale sopravvisse per secoli evolvendosi lentamente. In alcune regioni i visitatori iniziarono a presentarsi con il volto coperto, a recitare filastrocche, cantare canzoni o interpretare brevi scenette in cambio di cibo e denaro. Nacquero così pratiche ibride che avrebbero attraversato l'Irlanda, la Scozia e successivamente il Nord America fino a trasformarsi nella consuetudine che conosciamo oggi.
C'è un dettaglio, però, che raramente viene ricordato.
L'origine di quel gesto non era tanto la ricerca di un premio, ma il tentativo di mantenere vivo un legame con chi non c'era più.
Forse è proprio questo il segreto di Halloween. Dietro maschere, decorazioni e atmosfere da festa, continua a sopravvivere un'antichissima esigenza umana: raccontare storie ai vivi per non dimenticare i morti.
E se questa usanza affonda le proprie radici nel Medioevo, le creature che iniziarono a popolare quelle notti appartengono invece a un territorio ancora più antico e misterioso.
Un luogo dove cavalieri senza testa, spiriti mutaforma e cacciatori infernali vagavano nell'oscurità molto prima che qualcuno pensasse di intagliare una zucca.
Le creature che abitavano
la notte di Halloween
Oggi Halloween è popolato da vampiri, zombie, clown assassini e serial killer mascherati. Creature perfette per il cinema, i videogiochi e le serie televisive, ma quasi del tutto estranee alle leggende che accompagnavano le antiche notti autunnali del mondo celtico.
Molto prima che Dracula uscisse dalla sua bara o che qualche mostro hollywoodiano conquistasse il grande schermo, i racconti tramandati attorno ai fuochi parlavano di presenze molto diverse. Figure che non avevano bisogno di zanne o effetti speciali per incutere timore. Alcune di esse erano direttamente collegate al periodo di Samhain, altre appartenevano più genericamente all'immaginario dell'aldilà celtico, ma tutte condividevano una caratteristica: rendevano concreto ciò che gli uomini non riuscivano a spiegare.
La prima era il Dullahan, figura legata alle credenze sull'aldilà diffuse nell'Irlanda rurale. Non cercava vittime da inseguire né castelli da infestare. Compariva sulle strade di campagna nelle notti più oscure, cavalcando un destriero nero e reggendo sotto il braccio la propria testa mozzata. La leggenda voleva che il suo arrivo annunciasse una morte imminente: quando il cavaliere si fermava davanti a una casa e pronunciava un nome, per quella persona il destino era ormai segnato. Molti studiosi vedono proprio nel Dullahan uno degli antenati più diretti del Cavaliere Senza Testa che sarebbe diventato celebre secoli dopo nella letteratura americana.
Non meno enigmatico era il Púca, spirito mutaforma associato al periodo di Samhain. A differenza di molte creature del folklore, non era né completamente malvagio né benigno. Poteva manifestarsi come un cavallo nero, un caprone, una lepre o persino un uomo. Le sue apparizioni erano imprevedibili quanto i suoi comportamenti. Alcuni racconti lo descrivono mentre trascina viandanti in corse sfrenate attraverso brughiere e foreste; altri lo mostrano quasi benevolo, dispensatore di consigli e presagi. Una curiosa superstizione irlandese sosteneva che dopo Samhain le more selvatiche non dovessero più essere raccolte perché il Púca le aveva già toccate, rendendole impure.
Ma la più impressionante di tutte era probabilmente la Caccia Selvaggia. Immaginate una notte di tempesta. Il vento che ulula tra gli alberi. E all'improvviso il rumore di corni lontani, zoccoli e segugi invisibili che attraversano il cielo. In gran parte dell'Europa settentrionale e celtica si credeva che, in particolari periodi dell'anno e soprattutto durante il periodo in cui il velo tra vivi e morti si faceva più sottile, una schiera di cacciatori spettrali percorresse il cielo alla ricerca di anime smarrite. Vederla era considerato un presagio di guerra, pestilenza, sventura o morte. Il consiglio era semplice: chiudere la porta, alimentare il fuoco e attendere che passasse.
Ciò che accomuna queste figure non è soltanto la loro natura soprannaturale, ma il fatto che nessuna di esse fosse concepita per intrattenere.
Erano avvertimenti.
Modi con cui le comunità cercavano di dare un volto all'ignoto, spiegare la morte, la sfortuna, le forze della natura e quel senso di inquietudine che accompagna l'essere umano fin dall'inizio dei tempi.
E forse è proprio per questo che, nonostante i secoli trascorsi, continuano ancora oggi a esercitare il loro fascino: ogni Halloween cambia maschera, ma le paure che racconta restano sorprendentemente le stesse.
Halloween
attraverso la Storia
Siamo abituati a pensare ad Halloween come a una festa sospesa in una dimensione quasi fuori dal tempo. Un evento che appartiene all'immaginario e alle tradizioni popolari. Eppure esistono momenti in cui la grande Storia ha incrociato questa ricorrenza in modi sorprendenti.
Prendiamo ad esempio gli anni della Seconda Guerra Mondiale.
Tra il 1939 e il 1945 gran parte del mondo occidentale fu travolta da un conflitto che cambiò il volto del Novecento. Intere città vivevano sotto la minaccia dei bombardamenti, milioni di famiglie erano separate dalla guerra e la quotidianità stessa era diventata un concetto fragile. Eppure Halloween non scomparve.
Negli Stati Uniti, mentre migliaia di giovani combattevano oltreoceano, scuole, comunità e associazioni continuarono a organizzare celebrazioni autunnali. Naturalmente la festa cambiò volto. Le decorazioni vennero semplificate, molti materiali erano razionati e persino lo zucchero scarseggiava. Ma proprio in quegli anni Halloween iniziò lentamente a trasformarsi in un momento comunitario dedicato ai bambini, contribuendo alla nascita di molte delle usanze moderne che ancora oggi conosciamo.
C'è qualcosa di profondamente umano in tutto questo.
Quando il mondo diventa più incerto, le persone non rinunciano ai rituali. Semmai vi si aggrappano con maggiore forza.
Lo stesso fenomeno si sarebbe ripetuto decenni più tardi.
Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, numerosi osservatori notarono come negli Stati Uniti si fosse verificato un rinnovato interesse verso le tradizioni autunnali, il folklore e le narrazioni legate alla paura. Non una fuga dalla realtà, ma quasi il tentativo di addomesticarla. In fondo raccontarsi storie di fantasmi è sempre stato uno dei modi con cui l'umanità ha imparato a guardare negli occhi ciò che la spaventa.
E questo è uno dei motivi per cui Halloween continua a sopravvivere: ogni generazione trova nelle sue maschere, nelle sue leggende e nei suoi rituali un diverso modo di confrontarsi con le proprie inquietudini.
I Celti pensavano agli spiriti dell'Altromondo.
I contadini medievali pregavano per i defunti.
Noi accendiamo zucche illuminate, guardiamo film horror e accompagniamo i bambini a bussare alle porte.
I gesti cambiano a seconda delle epoche, ma la necessità che li ha generati rimane sorprendentemente la stessa.
Ed è forse proprio questa capacità di reinventarsi che ha permesso a Halloween di attraversare secoli, oceani e trasformazioni culturali fino a diventare uno dei fenomeni simbolici più riconoscibili del nostro tempo.
Ma il passaggio definitivo da antica tradizione popolare a fenomeno globale non è avvenuto nelle campagne irlandesi né nelle città americane.
È accaduto quando scrittori, fumettisti, registi e sviluppatori di videogiochi hanno cominciato a impossessarsi di quell'immaginario, trasformandolo in storie capaci di raggiungere milioni di persone in ogni parte del mondo.
tra le nuvole parlanti
C'è un momento particolare nella vita di ogni leggenda.
Un momento in cui smette di appartenere esclusivamente al folklore e inizia a viaggiare attraverso altri linguaggi, adattandosi a nuovi pubblici senza perdere del tutto la propria identità. Per Halloween questo passaggio avvenne molto prima dell'arrivo dei social network e delle piattaforme di streaming. Avvenne tra le pagine dei fumetti.
In fondo non è difficile comprenderne il motivo. Il fumetto ha sempre avuto una naturale familiarità con il mistero. Può mostrare ciò che il cinema spesso è costretto a spiegare e, allo stesso tempo, lasciare spazio all'immaginazione del lettore. Una qualità che si sposa perfettamente con una ricorrenza nata sul sottile confine tra superstizione, paura e racconto popolare.
Nel corso degli anni Halloween è diventato così non soltanto un'ambientazione, ma un vero e proprio strumento narrativo. Le maschere, la notte, l'ambiguità tra ciò che è reale e ciò che sembra esserlo hanno consentito agli autori di esplorare temi molto diversi tra loro: il crimine, la follia, la memoria, la perdita e persino il concetto stesso di identità.
Batman: Il lungo Halloween
Autori: Jeph Loeb e Tim Sale
Prima pubblicazione: 1996-1997
Casa editrice: DC Comics
Un serial killer che si firma "Holiday" colpisce esclusivamente nei giorni di festa. Quando il primo omicidio viene commesso durante la notte di Halloween, Batman, il commissario Gordon e il procuratore Harvey Dent si ritrovano coinvolti in un'indagine destinata a protrarsi per un intero anno. Considerato uno dei più importanti noir a fumetti mai ambientati nell'universo di Gotham, utilizza Halloween non come semplice sfondo ma come simbolo del sottile confine tra criminalità umana e mostruosità.
Dylan Dog n. 121 - Finché morte non vi separi
Autore: Tiziano Sclavi
Disegni: Corrado Roi
Prima pubblicazione: 1996
Casa editrice: Sergio Bonelli Editore
Durante la notte di Halloween una giovane donna scompare in circostanze misteriose. L'indagine di Dylan lo conduce nel territorio ambiguo in cui superstizione, morte e sentimenti irrisolti finiscono per mescolarsi. È una delle storie che meglio rappresentano il rapporto tra Halloween e l'immaginario dylaniano, dove l'orrore nasce spesso dalla fragilità umana più che dall'elemento soprannaturale.
Halloween Blues
Autori: Matz e Kas
Prima pubblicazione: 1997
Casa editrice: Delcourt
Nella cittadina immaginaria di Pine Valley, il detective privato Forester Hill affronta una serie di casi che affondano le proprie radici nei segreti di provincia, nei traumi del passato e nelle contraddizioni dell'animo umano. Più vicino ai grandi noir americani che all'horror tradizionale, dimostra come l'atmosfera di Halloween possa sopravvivere anche senza fantasmi, affidandosi invece alle ombre nascoste dietro la normalità.
Treat or Trick
Autori: Ralph Tedesco e Victoria Rau
Prima pubblicazione: 2011
Casa editrice: Zenescope Entertainment
Antologia horror costruita attorno alla notte di Halloween. Diverse storie indipendenti esplorano il lato oscuro della festività, recuperando leggende, superstizioni e paure contemporanee.
Osservando queste opere emerge una trasformazione interessante.
Per secoli Halloween aveva raccontato il rapporto dell'uomo con il soprannaturale. I fumetti, invece, hanno iniziato a usare quell'immaginario per parlare di paure molto più moderne: il crimine, l'alienazione, la solitudine, la perdita di controllo e quel lato oscuro che ciascuno custodisce dietro la propria maschera.
Ed ecco spiegato il fascino contemporaneo.
Le creature del folklore potevano abitare boschi, brughiere e campagne battute dal vento. I fumetti hanno insegnato che le ombre possono nascondersi anche nelle nostre città, e che, talvolta, il mostro più difficile da riconoscere è quello che incontriamo ogni giorno allo specchio.
Un videogame arancio zucca
I videogiochi hanno fatto con Halloween quello in cui riescono meglio: hanno permesso al pubblico di entrarci dentro.
Per la prima volta il giocatore non si è limitato ad assistere a una storia di mostri, streghe o fantasmi, ma ha iniziato ad attraversarla in prima persona.
È una differenza enorme. Per secoli le paure di Halloween sono state tramandate attraverso racconti narrati attorno al fuoco, poi sono diventate romanzi e film. Il videogioco ha aggiunto una dimensione nuova: l'esperienza diretta. Non si ascolta una leggenda, la si vive.
E non è un caso che molti sviluppatori abbiano attinto proprio a quell'immaginario fatto di travestimenti, mondi invisibili, morti che ritornano e notti in cui il confine tra realtà e fantasia si assottiglia fino quasi a scomparire.
Costume Quest
Autore: Tim Schafer
Anno: 2010
Casa produttrice: Double Fine Productions
Durante la notte di Halloween un gruppo di bambini impegnati nel tradizionale "dolcetto o scherzetto" si ritrova coinvolto in una straordinaria avventura popolata da mostri e creature fantastiche. I costumi indossati per la festa diventano vere e proprie armature magiche capaci di trasformare l'immaginazione infantile in realtà.
MediEvil
Direzione creativa: Chris Sorrell
Anno: 1998
Casa produttrice: Sony Computer Entertainment Europe
Il cavaliere Sir Daniel Fortesque viene riportato in vita per affrontare un esercito di non morti, stregoni e creature uscite dal folklore europeo. Castelli infestati, cimiteri, campi di zucche e atmosfere gotiche ne hanno fatto negli anni uno dei videogiochi più associati alla stagione di Halloween.
Pumpkin Jack
Autore: Nicolas Meyssonnier
Anno: 2020
Casa produttrice: Headup Games
In un mondo dominato da leggende, superstizioni e creature dell'oscurità, il giocatore veste i panni di Jack, spirito della Notte Eterna evocato per riportare caos e tenebre. Il gioco riprende esplicitamente molti simboli tradizionali di Halloween, dalle zucche animate alle ambientazioni autunnali, reinterpretandoli in chiave moderna e ironica.
Anche nel caso dei videogame salta subito all'occhio un cambiamento evidente. Le paure che accompagnavano le antiche celebrazioni di Samhain, profondamente collettive, riguardanti il raccolto, i morti, l'inverno imminente e le forze invisibili della natura, nel mondo videoludico, si sono trasformate in una paura personalizzata. Ogni giocatore affronta il proprio viaggio, i propri mostri e le proprie scelte.
Cambiano i mezzi, cambiano i linguaggi, eppure resta intatta l'idea che sta alla base di Halloween da oltre duemila anni: per una notte possiamo affacciarci sull'ignoto sapendo che, almeno questa volta, torneremo indietro per raccontarlo.
Zucche al cinema
Per gran parte della sua storia Halloween è stata una festa vissuta all'aperto. Nelle campagne prima, nei quartieri poi. Una ricorrenza fatta di rituali, racconti tramandati oralmente e tradizioni popolari che cambiavano da una comunità all'altra.
Il cinema ha modificato completamente questa percezione.
A partire dalla seconda metà del Novecento Halloween cessò gradualmente di essere soltanto una ricorrenza e divenne un linguaggio. Una cornice narrativa dentro cui il pubblico imparò a riconoscere paure molto diverse tra loro.
Negli anni Settanta e Ottanta il cinema trasformò Halloween nella notte in cui la normalità si incrina. Le tranquille periferie americane, fino a quel momento simbolo di sicurezza e benessere, diventarono improvvisamente luoghi minacciosi. La maschera smise di essere un semplice travestimento e divenne il simbolo di un'identità nascosta, spesso violenta.
Negli anni Novanta e Duemila il tema si spostò ancora. L'attenzione non era più rivolta esclusivamente al mostro o all'assassino, ma alla memoria collettiva, alle leggende urbane e alla percezione stessa della realtà. Halloween diventò una lente attraverso cui osservare le ossessioni contemporanee: consumismo, isolamento, crisi dell'identità, perdita delle tradizioni.
Portare in questo box qualche esempio di film consigliato, il rischio è di ricadere nei classicissimi già citati nel post dello scorso anno: come evitare di segnalare la saga di Michael Myers e della sua terrificante maschera che è diventata un cult; oppure l'insostituibile cavaliere senza testa di Il mistero di Sleepy Hollow; o ancora il Nightmare before Christmas che ci porta addirittura nel paese di Halloween e Il Coraline di Timbartiana memoria, che dietro la fiaba nasconde quelle antiche leggende sul mondo "oltre il velo"...
Sono tutti esempi meravigliosi di come il grande schermo ha sfruttato al meglio il mito trasformandolo in immagine video. Per dare un tocco più originale vi citerò qualche film, forse meno noto, ma sempre sul pezzo!
Donnie Darko
Regia: Richard Kelly
Anno: 2001
Casa di distribuzione: Newmarket Films
Ambientato proprio nei giorni che precedono Halloween, segue la discesa di un adolescente in un inquietante labirinto di visioni, coincidenze e realtà alternative. Qui Halloween non è soltanto uno sfondo narrativo ma una vera soglia simbolica tra mondi diversi, reinterpretando in chiave contemporanea il tema antico del velo che si assottiglia tra ciò che conosciamo e ciò che resta nascosto.
Boys in the Trees
Regia: Nicholas Verso
Anno: 2016
Casa di distribuzione: Umbrella Entertainment
Durante la notte di Halloween due adolescenti australiani affrontano un lungo percorso notturno tra ricordi, sensi di colpa e tensioni che risalgono all'infanzia. Qui Halloween non è più una festa dell'orrore ma un'occasione per confrontarsi con i fantasmi personali e con ciò che il tempo ha cercato inutilmente di seppellire.
Letteratura mostruosa
E per una volta ho tenuto l'amata letteratura proprio in chiusura dell'articolo. Il ruolo della penna è stato determinante per rendere Halloween un fenomeno globale e conservarne la memoria.
Molto prima dell'arrivo delle telecamere e degli effetti speciali, erano infatti gli scrittori a custodire le leggende che popolavano l'autunno. Alcune venivano raccolte dal folklore, altre nascevano dalla fantasia degli autori, ma tutte contribuivano ad alimentare quel patrimonio di immagini e suggestioni che ancora oggi associamo alla notte del 31 ottobre.
Molte delle opere più influenti parlano di ciò che Halloween rappresenta: il confine sottile tra il visibile e l'invisibile, il ritorno del passato, il fascino dell'ignoto.
The Legend of Sleepy Hollow
Autore: Washington Irving
Anno: 1820
Casa editrice originale: pubblicato all'interno di The Sketch Book of Geoffrey Crayon, Gent.
Nel piccolo villaggio di Sleepy Hollow, immerso nei boschi della valle dell'Hudson, il maestro Ichabod Crane si trova a confrontarsi con la leggenda del Cavaliere Senza Testa. Una delle opere che più hanno contribuito a formare l'immaginario autunnale e halloweeniano della cultura occidentale.
Something Wicked This Way Comes
Autore: Ray Bradbury
Anno: 1962
Casa editrice: Simon & Schuster
L'arrivo di un circo itinerante in una tranquilla cittadina americana sconvolge la vita di due ragazzi. Bradbury costruisce un racconto poetico e inquietante che utilizza l'autunno e la stagione di Halloween come metafora della crescita, del desiderio e del tempo che passa.
A Night in the Lonesome October
Autore: Roger Zelazny
Anno: 1993
Casa editrice: William Morrow and Company
Nel corso dei trentuno giorni di ottobre una serie di personaggi ispirati alla letteratura fantastica e horror si prepara a un misterioso evento destinato a compiersi durante la notte di Halloween. Un raffinato omaggio alle grandi tradizioni gotiche e fantastiche dell'Ottocento.
Ripensando a tutte le opere citate in questo articolo, dai racconti popolari ai fumetti, dai videogiochi al cinema, emerge una conclusione quasi inevitabile: Halloween è sopravvissuto per oltre duemila anni perché è una storia.
Una storia antichissima che continua a essere raccontata in forme sempre nuove, capace di cambiare linguaggio senza perdere la propria anima. E ogni autunno continuiamo a tornarci per ascoltare ancora una volta le storie che raccontiamo a noi stessi quando le giornate si accorciano, il vento si alza e l'oscurità riconquista lentamente il proprio spazio.
Siamo fatti di luce e ombra, e la festa di "Ognissanti" è l'occasione perfetta per ricordarcelo.
Alla prossima, mi raccomando non mancate. Ma prima devo per forza lasciarvi con la consueta domanda: "Dolcetto o scherzetto"?
"Ogni parola è un passo. Grazie per aver camminato con me tra queste righe.
Ma le storie non finiscono, cambiano voce e interpreti e aspettano solo di essere ascoltate.”









