lo smartphone come oggetto maledetto
Era tardi, lo schermo era rivolto verso il tavolo e la stanza era illuminata solo dal riflesso azzurro della TV. Un’altra notifica, pensò. Un altro richiamo da un mondo che non aveva più voglia di ascoltare.
La seconda vibrazione fu più lunga.
Quasi un brivido che fece tremare lo smartphone.
Lo schermo, tuttavia, restava nero.
Lo prese in mano. Nessuna icona, nessun messaggio. Non c'erano neppure chiamate perse. Solo il suo riflesso deformato nel vetro.
La terza volta non vibrò: emise un suono che non aveva mai sentito prima. Era qualcosa di più simile a un respiro metallico che a una suoneria, un soffio che sembrava provenire da dietro il display.
Nessuna app aperta, nessuna notifica. Solo una frase, al centro, in caratteri bianchi su fondo nero:
TI VEDO ANCHE QUANDO NON MI GUARDI.
Marco pensò a uno scherzo. Qualcuno dei suoi amici gli aveva mandato il messaggio e ora si stava facendo grasse risate ai suoi danni. O forse si trattava addirittura di un hacker. Ma c'era qualcos'altro che lo inquietava: la luminosità del display stava cambiando lentamente senza che lui la controllasse, con una fluidità innaturale simile alla pupilla di un animale che si adatta alla luce.
è una ferita aperta
Il cinema è stato il primo a intuire che il digitale non è neutro, ma può essere sfruttato per creare tensione.
Kairo (Pulse), regia di Kiyoshi Kurosawa, 2001, Giappone Produzione: Daiei, distribuzione internazionale Miramax/Dimension in alcuni territori. In Kairo, i fantasmi invadono il mondo dei vivi attraverso Internet: siti misteriosi, immagini disturbanti, stanze proibite sigillate con nastro rosso. Il computer non è solo un mezzo ma il condotto attraverso cui la solitudine diventa epidemia.
Host, regia di Rob Savage, 2020, Regno Unito Distribuzione: Shudder. Girato interamente via Zoom durante la pandemia, trasforma una videochiamata in una seduta spiritica fallita. L’interfaccia è il set: finestre video, mute, lag, disconnessioni. L’orrore non arriva “nonostante” la tecnologia, ma attraverso di essa.
Unfriended, regia di Levan Gabriadze, 2014, USA Produzione: Blumhouse Productions, distribuzione Universal Pictures. Tutto il film si svolge sul desktop di un computer: chat, videochiamate, social. Un suicidio, un video umiliante, un’entità che usa gli account dei morti. Qui il digitale è possessione sociale: l’account diventa fantasma.
In tutti questi casi, lo schermo da semplice supporto diventa una ferita aperta tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
come nuova frontiera
La narrativa ha iniziato a usare il digitale non solo come sfondo, ma come motore di paura.
In racconti come The Mist (1980) o Ur (2009), il maestro Stephen King gioca con l’idea di dispositivi che accedono a realtà alternative o a versioni distorte del nostro mondo. In Ur, un e‑reader diventa una finestra su universi paralleli, dove la tecnologia è il grimaldello che apre ciò che non andrebbe aperto. In Cell (2006, Scribner), un segnale trasmesso via cellulare trasforma le persone in creature violente.
Ghoster, Jason Arnopp, 2019, Orbit Books Una donna si trasferisce nell’appartamento del fidanzato che è scomparso. Il suo smartphone è ancora lì, pieno di tracce, notifiche, messaggi, app. Il telefono diventa un labirinto ossessivo: ogni notifica è un indizio, ogni app un corridoio verso qualcosa di più oscuro. Il digitale qui è dipendenza, stalking e paranoia.
La forza della letteratura sta nel rendere il digitale invisibile ma onnipresente: non vediamo lo schermo, eppure ne sentiamo il peso.
l’orrore che scorre sotto il dito
Il fumetto digitale e i webtoon hanno trovato un linguaggio perfetto per l’orrore connesso.
Creepypasta visive: immagini “maledette” che circolano online, spesso accompagnate da brevi testi. L’orrore nasce dall’idea che guardare l’immagine sia già un atto pericoloso.
Webtoon horror (piattaforme come Webtoon, Tapas): alcuni autori sfruttano lo scroll verticale per creare jumpscare improvvisi. Pannelli che si allungano, immagini che appaiono solo dopo uno spazio bianco, elementi che “scattano” sullo schermo.
Un esempio celebre è il webtoon coreano Bongcheon-Dong Ghost (2011, autore Horang), che utilizza animazioni improvvise e suoni integrati nella pagina per spaventare il lettore mentre scorre. L’effetto è devastante perché rompe l’aspettativa: il fumetto non è più statico, ma ti aggredisce.
Qui lo smartphone è supporto di lettura, dispositivo di interazione e complice dell’orrore.
🎮 Videogame: quando il gioco ti guarda
Il videogioco è il medium che più di tutti può trasformare lo smartphone (o lo schermo) in un oggetto infestato.
Simulacra, Kaigan Games, 2017 Disponibile su PC e mobile. Il gioco simula l’interfaccia di uno smartphone trovato per caso. Messaggi, foto, video, app: tutto è esplorabile. Ma più il giocatore indaga, più il telefono sembra avere una volontà propria. L’orrore nasce dal fatto che l’interfaccia è identica a quella reale, dunque potete comprendere come il confine tra gioco e dispositivo si assottiglia.
Doki Doki Literature Club!, Team Salvato, 2017 Distribuito come visual novel gratuita su PC. Inizia come un innocuo gioco romantico scolastico, poi rompe la quarta parete: il gioco manipola file, si “accorge” del giocatore, altera il menu, corrompe le risorse grafiche. Non è lo smartphone in sé a essere maledetto, ma il software che si comporta come un’entità consapevole.
Sara is Missing (2016, Kaigan Games): prototipo di Simulacra, sempre basato su un telefono trovato.
Welcome to the Game (2016, Reflect Studios): esplora il dark web, con il rischio che qualcuno “ti trovi” mentre navighi.
Qui l’orrore non è solo “sullo schermo”, ma consiste nel fatto che il gioco sembra uscire dal suo perimetro.
la curiosità come porta proibita
Il Dark Web è diventato il nuovo “libro proibito”.
Narrativamente, funziona perché:
è reale
è inaccessibile alla maggior parte delle persone
è avvolto da mito, esagerazione, leggenda
In molti racconti e film, il Dark Web è:
luogo di snuff movie
mercato di organi, identità, violenza
spazio di rituali, sette, culti digitali
La curiosità digitale è il peccato originale: il personaggio vuole vedere, conoscere e spingersi oltre. Il Dark Web diventa il nuovo Necronomicon: non si sfoglia, si clicca.
psicologia della paura invisibile
La notifica è un micro‑shock: un suono, una vibrazione, un lampo di luce. È progettata per catturare l’attenzione, per creare dipendenza.
Narrativamente, la notifica fantasma è:
una notifica che arriva senza mittente
un suono senza icona
un messaggio che appare e scompare
una chat che mostra “sta scrivendo…” ma nessuno invia nulla
Dal punto di vista psicologico quali sono i meccanismi che ci fa scattare? Alcuni possiamo rilevarli subito:
- il cervello odia il vuoto informativo
- l’assenza di contenuto genera ansia
- l’idea che “qualcuno” stia cercando di comunicare senza riuscirci è profondamente inquietante
È l’equivalente digitale del bussare alla porta e non trovare nessuno.
l’oracolo oscuro del XXI secolo
Può un algoritmo diventare il veicolo per un’entità antica? Narrativamente sì, perché l’algoritmo ha caratteristiche perfette per un antagonista:
è invisibile
è ovunque
prende decisioni al posto nostro
ci conosce meglio di quanto ci conosciamo noi
Immaginate:
un feed che inizia a mostrare contenuti che nessuno dovrebbe vedere
suggerimenti musicali che coincidono con pensieri mai espressi
pubblicità che anticipano eventi tragici
L’algoritmo diventa il nuovo oracolo che orienta il futuro. In chiave gotica, può essere il “demone” che abita la rete, usando i pattern di comportamento come rituali.
come rendere inquietante uno smartphone
In questo box vi propongo una piccola sfida per chi volesse cimentarsi nella scrittura. Vi lascio alcuni input per creare un racconto vostro trasformando lo smartphone in un oggetto maledetto, credibile e disturbante.
Parti dal familiare Mostra l’uso quotidiano: messaggi, foto, social, sveglia. Più è normale, più la deviazione farà paura.
Introduci una piccola anomalia Una notifica senza mittente. Una foto che cambia leggermente. Una chiamata da un numero impossibile (il proprio, il passato, un morto).
Lascia che l’anomalia persista Non spiegare subito, fai sì che il personaggio cerchi razionalizzazioni: bug, virus, scherzo di amici.
Fai crescere la simmetria disturbante Il telefono sembra “sapere” cose che non dovrebbe. Suggerisce luoghi, persone, ricordi.
Evita l’eccesso di spiegazione Il vero terrore digitale non è “un demone nel telefono”, ma la sensazione che qualcosa usi la tecnologia come maschera.







