Delitti in radio

 Delitti in radio


🎙️ La voce che uccide: 
quando il noir trova 
la sua frequenza perfetta

Vincere un concorso letterario è sempre un’emozione, ma farlo con un racconto pensato per essere ascoltato più che letto ha un sapore del tutto particolare. Delitti in Radio, indetto da Agenzia Kappa e Kristall Radio Milano, chiedeva agli autori una sfida insolita: scrivere un noir che funzionasse non solo sulla pagina, ma soprattutto in diretta, davanti a migliaia di ascoltatori. Un racconto che avesse ritmo, musicalità, atmosfera. Una storia che “suonasse”.

Il mio racconto, La voce che uccide, è nato proprio da questo vincolo creativo: un thriller ambientato nel ventre di una radio milanese, dove la voce diventa strumento narrativo e arma del delitto. A quanto pare, la storia ha colpito nel segno: a marzo sarà trasmessa in radio e poi diventerà un podcast su Spotify.

📻 Perché un delitto in radio 
funziona così bene nel noir

La radio è un luogo perfetto per il mistero. È intima e pubblica allo stesso tempo. È un confessionale, un palcoscenico, un’eco che amplifica ciò che normalmente resta nascosto. Nel mio racconto, la diretta diventa un rituale, la voce un indizio, il microfono un testimone muto.

La radio è anche un territorio narrativo poco esplorato, ma quando appare nella fiction lascia sempre un segno. Non è un caso: la voce è un’arma potentissima. Può sedurre, ingannare, manipolare. Può uccidere.

📚📽️🎮 Una tradizione di delitti “in onda”: letteratura, cinema, fumetti e videogame

Il tema del crimine legato alla radio o alla voce ha radici profonde e affascinanti. La voce che uccide si inserisce in una genealogia ricca, che attraversa media diversi.


📚 Letteratura



Nella letteratura, la voce è da sempre uno strumento narrativo potentissimo: è confessione, inganno, intimità, minaccia. Il thriller sfrutta questo potere in modo naturale, perché la parola scritta può evocare un suono senza mai mostrarlo, lasciando al lettore il compito di immaginarne timbro, ritmo e intenzione. La radio, quando entra in scena, amplifica questo meccanismo: è una voce senza volto, un’identità sospesa, un messaggio che arriva da un altrove indefinito. È il terreno perfetto per il sospetto.
La letteratura noir e crime utilizza spesso la voce come strumento di manipolazione psicologica: pensiamo ai dialoghi ipnotici di Hannibal Lecter, alle frequenze disturbate di Almost Blue, alle confessioni mediate dai media in Val McDermid. La radio, in questo contesto, diventa un dispositivo narrativo che permette di introdurre informazioni parziali, mezze verità, messaggi ambigui. Una voce alla radio può mentire, può essere fraintesa, può essere usata come arma.
C’è poi un altro elemento: la radio nella narrativa crea un’intimità unilaterale. Una voce parla, il lettore ascolta attraverso il personaggio, ma non può rispondere. Questo sbilanciamento di potere è perfetto per il thriller: genera tensione, vulnerabilità, attesa. La radio è anche un mezzo “antico”, analogico, che porta con sé un’aura di mistero: fruscii, interferenze, silenzi improvvisi diventano parte della scrittura, quasi fossero punteggiatura emotiva.
Infine, la radio permette alla letteratura di giocare con il tema della testimonianza indiretta: ciò che viene detto in diretta può essere una confessione, un depistaggio, un grido d’aiuto. È un mezzo che amplifica la voce, ma non la verità. E nel thriller, questa ambiguità è oro narrativo.

🔹 La morte in direttaVal McDermid (1998)

Un serial killer usa i media come palcoscenico. Le sue comunicazioni diventano eventi mediatici.
Rilevanza: il crimine come spettacolo, la voce come performance.

🔹 Il silenzio degli innocenti – Thomas Harris (1988)

Hannibal Lecter non ha bisogno di radio: la sua voce è un’arma psicologica.
Rilevanza: dimostra come il suono possa essere più letale di un coltello.

🔹 Almost Blue – Carlo Lucarelli (1997)

Un serial killer percepisce il mondo attraverso suoni e frequenze distorte. La radio è un filo conduttore: un DJ cieco intercetta casualmente le frequenze del killer, diventando testimone involontario. 

Rilevanza: la voce come “radar”, la frequenza come indizio.

🔹 Radio Kill – Gianluca Morozzi (2004)

Un thriller italiano ambientato in una radio bolognese. Un conduttore riceve una telefonata da un uomo che minaccia di uccidere una donna in diretta.
Rilevanza: uno dei rari esempi italiani di “delitto in radio”.



📽️ Cinema

Nel thriller cinematografico la radio è un dispositivo narrativo ideale perché lavora sul non visto, trasformando la voce in un enigma. In un medium dominato dalle immagini, la radio introduce un vuoto visivo che lo spettatore riempie con le proprie paure: ciò che si ascolta senza vedere diventa immediatamente più inquietante. Film come Pontypool o Talk Radio sfruttano proprio questa tensione: la voce è presenza, minaccia, confessione, ma resta priva di corpo, e quindi potenzialmente ingannevole.
La radio crea anche intimità forzata: una voce parla a milioni di ascoltatori, ma ognuno la percepisce come rivolta solo a sé. Questo duplice registro — privato e pubblico — amplifica la suspense, trasformando ogni messaggio in un potenziale atto di manipolazione. Inoltre, la radio è spesso associata a spazi chiusi (studi insonorizzati, cabine isolate), che il cinema trasforma in camere di tensione dove la parola è l’unica arma.
Infine, la radio è un mezzo ritmico: vive di pause, silenzi, interferenze. Nel thriller, questi elementi diventano segnali di pericolo, presagi o inganni. La radio, invisibile ma onnipresente, agisce come un personaggio a sé: una presenza che non si vede, ma che può cambiare il destino dei protagonisti con una sola frase.

🔹 Talk Radio – Oliver Stone (1988)

Ispirato alla storia vera del conduttore Alan Berg. Un DJ provocatorio riceve minacce in diretta fino all’inevitabile tragedia.
Tema: la radio come arena di conflitto sociale e psicologico.

🔹 Pontypool – Bruce McDonald (2008)

Un horror geniale: un virus si diffonde attraverso il linguaggio. La radio diventa l’epicentro dell’epidemia.
Tema: la voce come contagio, come arma biologica.

🔹 The Night Listener – Patrick Stettner (2006)

Un conduttore radiofonico (Robin Williams) entra in contatto con un ascoltatore misterioso. La voce diventa ossessione.
Tema: la radio come specchio deformante della solitudine.
🔹 Frequency – Gregory Hoblit (2000)
Un padre e un figlio comunicano attraverso una radio CB che collega due epoche diverse.
Tema: la voce come ponte temporale, ma anche come mezzo per risolvere un cold case.
🔹 Play Misty for Me – Clint Eastwood (1971)
Un DJ perseguitato da un’ascoltatrice ossessiva.
Tema: la radio come catalizzatore di stalking e violenza.



📚🖋️ FUMETTI — Frequenze oscure tra vignette e balloon



Nel fumetto, la radio è un dispositivo narrativo particolarmente efficace perché permette di giocare con uno dei punti di forza del medium: il fuori campo. Pur essendo un’arte visiva, il fumetto vive di ciò che non mostra, di ciò che suggerisce attraverso balloon, didascalie e onomatopee. La radio, con la sua natura “acustica ma invisibile”, diventa un ponte ideale tra ciò che è rappresentato e ciò che resta nell’ombra. Una voce che arriva da un altoparlante o da una frequenza disturbata introduce immediatamente un elemento di mistero: chi parla? Da dove? Con quale intenzione?
La radio nei fumetti crea anche un effetto di dissonanza narrativa: una voce può raccontare una verità mentre le immagini mostrano qualcos’altro, oppure può mentire, manipolare, confondere. È un meccanismo che autori come Tiziano Sclavi in Dylan Dog o gli sceneggiatori di Batman hanno sfruttato spesso, trasformando la voce in un antagonista invisibile. Inoltre, la radio permette di inserire nel fumetto un ritmo diverso: interferenze, pause, ripetizioni, tutti elementi che spezzano la linearità visiva e introducono tensione.
Infine, la radio è un mezzo profondamente intimo: una voce che parla direttamente al lettore attraverso il personaggio, creando un triangolo psicologico che amplifica la suspense. Nei fumetti noir o horror, questo effetto è potentissimo: la voce diventa un sussurro che attraversa la pagina, un’eco che non ha volto. E nel thriller, ciò che non ha volto è sempre ciò che inquieta di più.


🔹 Dylan Dog – La musica della paura (1992)
Un suono misterioso scatena follia e violenza.
Tema: il suono come entità sovrannaturale.
🔹 Batman – The Man Who Laughs (2005)
Il Joker usa spesso radio e TV per diffondere terrore.
Tema: la voce come arma di massa.
🔹 Spider Jerusalem – Transmetropolitan (1997–2002)
Il giornalista radiofonico e televisivo manipola l’opinione pubblica con la parola.
Tema: media e violenza psicologica.
🔹 Nathan Never – Frequenze Ostili (1993)
Un assassino comunica attraverso frequenze radio disturbate.
Tema: la radio come codice, come linguaggio cifrato.




🎮 VIDEOGIOCHI — La radio come bussola dell’orrore

Nel videogioco, la radio non è soltanto un oggetto scenico: è un dispositivo narrativo dinamico, capace di influenzare in tempo reale l’esperienza del giocatore. Funziona così bene nel thriller interattivo perché unisce tre elementi fondamentali: tensione, incertezza e intimità. A differenza del cinema o della letteratura, dove la voce è mediata da un ritmo imposto dall’autore, nel videogioco la radio diventa un’estensione sensoriale del giocatore: un avvertimento, una guida, un inganno. Il gracchiare improvviso di Silent Hill, le trasmissioni criptiche di Control, le frequenze paranormali di Oxenfree o le comunicazioni manipolatorie di BioShock non sono semplici effetti sonori, ma trigger emotivi che condizionano le scelte e la percezione del pericolo.
La radio funziona perché è invisibile: non mostra, suggerisce. E ciò che non si vede, nel thriller, è sempre più inquietante. Inoltre, la radio crea un rapporto di intimità forzata: una voce parla direttamente al giocatore, spesso in momenti di vulnerabilità, instaurando un legame ambiguo che può trasformarsi in fiducia, sospetto o terrore. È un mezzo “povero”, privo di immagini, ma proprio per questo potentissimo: lascia spazio all’immaginazione, amplifica l’ignoto, costruisce tensione attraverso il vuoto. In un medium interattivo, dove ogni suono può essere un indizio o una minaccia, la radio diventa il perfetto catalizzatore di paranoia narrativa.
🔹 Silent Hill (1999)
Sviluppatore: Konami Computer Entertainment Tokyo
Publisher: Konami
Piattaforme originali: PlayStation
Perché è rilevante: la radio gracchia quando i mostri si avvicinano. È diventata un’icona del survival horror, un esempio perfetto di come un semplice suono possa generare ansia pura.
🔹 Fallout 3 (2008)
Sviluppatore: Bethesda Game Studios
Publisher: Bethesda Softworks
Perché è rilevante: le radio della Wasteland trasmettono musica, notizie e messaggi inquietanti. La voce è memoria, sopravvivenza, propaganda.
🔹 Alan Wake (2010)
Sviluppatore: Remedy Entertainment
Publisher: Microsoft Game Studios
Piattaforme originali: Xbox 360
Perché è rilevante: le trasmissioni radiofoniche raccontano eventi misteriosi e anticipano minacce. La voce diventa un elemento di worldbuilding e presagio.
🔹 Oxenfree (2016)
Sviluppatore: Night School Studio
Publisher: Night School Studio
Piattaforme originali: PC, Xbox One
Perché è rilevante: un thriller sovrannaturale costruito sulle frequenze radio che aprono portali temporali. La radio è letteralmente una chiave narrativa.
🔹 Control (2019)
Sviluppatore: Remedy Entertainment
Publisher: 505 Games
Piattaforme originali: PC, PS4, Xbox One
Perché è rilevante: messaggi criptici, trasmissioni disturbate e comunicazioni paranormali guidano la protagonista. La voce è un’entità, un enigma.
🔹 Firewatch (2016)
Sviluppatore: Campo Santo
Publisher: Panic
Piattaforme originali: PC, PS4
Perché è rilevante: non c’è radio FM, ma un walkie-talkie che lega due persone in un bosco pieno di segreti. La voce è l’unico filo tra verità e paranoia.
🔹 BioShock (2007)
Sviluppatore: Irrational Games
Publisher: 2K Games
Perché è rilevante: le comunicazioni radio guidano il protagonista… e lo manipolano. La voce è inganno, controllo, potere. 
🔹 The Last of Us (2013)
Sviluppatore: Naughty Dog
Publisher: Sony Computer Entertainment
Perché è rilevante: le comunicazioni radio scandiscono la caduta della civiltà e il tentativo di ricostruire contatti umani.


🎧 La sfida di scrivere
 per essere ascoltati

Scrivere un racconto destinato alla radio significa anche cambiare prospettiva:
  • il ritmo deve essere musicale
  • le frasi devono “respirare”
  • i dettagli devono essere sonori
  • la tensione deve crescere come un crescendo orchestrale

In La voce che uccide, ho lavorato molto sulla sensorialità acustica: il ronzio dei neon, il fruscio dei cursori, la voce vellutata della conduttrice, il silenzio che diventa minaccia. La radio non è solo ambientazione: è un personaggio vivo, inquieto, complice. 

Un racconto, La voce che uccide, che si inserisce perfettamente in questa tradizione:

  • la radio come luogo chiuso e vulnerabile,
  • la voce come arma,
  • la diretta come palcoscenico del delitto,
  • l’ascoltatore come testimone impotente.



🏆 Un premio che parla alla città

Ambientare la storia a Milano, nei Navigli avvolti dalla nebbia, ha permesso di fondere noir urbano e tensione psicologica. Il fatto che il racconto sia stato scelto tra circa trecento partecipanti è un riconoscimento che mi onora e mi sprona a continuare a esplorare territori narrativi dove la voce, il suono e il silenzio diventano strumenti di racconto.

A marzo, La voce che uccide sarà trasmesso in diretta e poi pubblicato come podcast su Spotify. Una nuova vita per una storia nata proprio per essere ascoltata.


Il noir vive di ombre, ma anche di echi. La radio amplifica entrambi. La voce che uccide è un omaggio a questo potere: la voce che consola, la voce che inganna, la voce che confessa, la voce che uccide. E forse, in fondo, ogni buon thriller è una frequenza disturbata che aspetta solo di essere sintonizzata.

Anche per questo post è tutto. Ai prossimi delitti, ci aspettano ancora tantissime indagini insieme...


“Ogni parola è un passo. Grazie per aver camminato con me tra queste righe.  

  Ma le storie non finiscono, cambiano voce e interpreti e aspettano solo di essere ascoltate.”


Massimiliano Serino

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