La Metamorfosi del Noir

Lame, Origami e Gusci Colorati:
 La Geografia dell'Ombra tra Frontiera e Provincia. 
"Decostruire l'Abisso: La Metamorfosi del Noir
 nelle Opere di Massimiliano Serino."



 
Oltre lo stereotipo: 
La Geografia del Male

 Il thriller contemporaneo ha smesso di essere un semplice catalogo di indizi per trasformarsi in un’esplorazione antropologica dei confini. Non ci accontentiamo più della "camera chiusa" o del vicolo nebbioso di una metropoli stanca. Il male, oggi, cerca spazio; cerca l’aria rarefatta delle vette o il sole accecante delle campagne dove l’urlo si perde nel vento. Lasciate che vi guidi in questo piccolo viaggio alla scoperta dell'argomento odierno misurandomi soprattutto con alcuni dei miei libri più importanti. 

La Migrazione del Male: 
Da Whitechapel al Gelo del Nevada

In "La crisalide e la lama", assistiamo a una vera metamorfosi geografica. Il male che abbiamo imparato a conoscere tra i fumi di Londra nel 1888 non scompare, ma trasmigra. Diventa altro. Ecco un breve passaggio:
"L’inverno era diventato il vero padrone dei nostri destini e della nostra missione... La stagione fredda aveva piegato la natura al suo volere, addormentandola sotto un manto immacolato."
Questa scelta rompe lo stereotipo del noir urbano. Se in letteratura il modello ancestrale è la Londra di Arthur Conan Doyle o quella gotica di Robert Louis Stevenson, io provo a scardinarla portandola verso le atmosfere brutali di Cormac McCarthy. Il mio Nevada richiama le lande desolate di "Meridiano di Sangue", dove il paesaggio non è uno sfondo, ma un personaggio attivo, spietato, che costringe l'uomo a rivelare la sua vera natura.

Cinema e Videogame: 
L’estetica del vuoto

Questo "Gancio Innovativo" trova riscontri potenti nel cinema dei fratelli Coen, in particolare in "Non è un paese per vecchi". Qui, come nelle mie pagine, il crimine avviene sotto una luce cruda, dove non c'è ombra in cui nascondersi, ma solo il vuoto del deserto (o della neve) che amplifica la colpa.
Nel mondo dei videogame, l'influenza di questo "Noir di frontiera" è evidente in capolavori come "Red Dead Redemption 2". Penso alle sequenze iniziali tra le nevi delle montagne: il freddo non è solo un ostacolo fisico, ma una condizione dell'anima. Il giocatore, proprio come il mio Aaron Rosebud, sente il peso di ogni passo in un mondo che sembra voler espellere l'essere umano.


Il Fumetto: L'umanità del West

Se guardiamo al fumetto, il paragone più calzante è con "Ken Parker" di Berardi e Milazzo (nato nel 1977, anno non a caso centrale anche nel thriller di L'Estate delle lumache colorate). Come il mio sceriffo Patterson o la guida Pete Halfpipe, Ken Parker non è un eroe infallibile, ma un uomo che subisce la Storia e il clima. C'è una dignità dolente nel modo in cui affronta la figura del "cacciatore": non è un'epica della vittoria, ma una cronaca della sopravvivenza. Mentre il fumetto western tradizionale (pensiamo al primo Tex) celebrava l'epica dell'eroe invincibile e la dicotomia netta tra bene e male, Ken Parker  introduce il "realismo sporco"; non è un pistolero infallibile ma un uomo che ha freddo, sbaglia e prova pietà. In "La crisalide e la lama", Aaron Rosebud eredita questa stessa dignità malinconica. Non sono "superuomini" della frontiera, ma testimoni di una violenza che li logora. Come Ken, Aaron non cerca lo scontro per gloria, ma ci si ritrova immerso per dovere o per destino, portando sulle spalle il peso di ogni vita spezzata.
Anche per quanto riguarda l'ambientazione, il silenzio e la neve, che Milazzo riesce a fare con l'uso del bianco (lo spazio negativo) nelle tavole di Ken Parker è stata una grande fonte d'ispirazione. La neve non è solo un fondale, ma un elemento narrativo che isola i personaggi e amplifica il loro monologo interiore.
Una piccola citazione tratta dal capitolo 9 del mio libro per farvi comprendere ciò di cui sto parlando:
"Il silenzio bianco avvolse ogni cosa... Il vento sferzante ne mulinava la danza, faceva persino rimpiangere il gelo delle notti passate."
Non vi sembra di vedere una tavola di Milazzo? Pochi tratti essenziali, il vapore dei respiri e l'oppressione di un cielo "cadaverico". La natura come strumento di pressione psicologica e indifferente al dolore umano; è un padrone assoluto che livella santi e peccatori sotto lo stesso manto bianco. Altro piccolo spunto che avvicina il mio stile di narrazione alle sceneggiature di Berardi è il rappresentare "Storie di Vinti". 
Ken Parker ha spesso affrontato tematiche noir, indagando nei bassifondi delle città nascenti o tra i trapper delle montagne. Berardi non scriveva di "sceriffi contro fuorilegge", ma di uomini contro i propri demoni. La lezione più grande di Ken Parker resta il rispetto per l'umanità, anche quando è deformata dal crimine o dalla sopravvivenza.

Lo Specchio Infranto:
 Decostruire il Mito 

Il mito, per sua natura, tende a cristallizzare la realtà in un’icona immutabile. Jack lo Squartatore è, nell’immaginario collettivo, un’ombra con cilindro tra le nebbie di Whitechapel. Ma cosa accade quando lo specchio del mito viene infranto? In "La crisalide e la lama", l'innovazione risiede nell'atto di "umanizzare l'orrore" per renderlo, paradossalmente, ancora più insostenibile.

Il Mostro senza Cilindro: 
Oltre la "Ripperology"

Se la letteratura classica — si pensi a "Il Golem di Limehouse" di Peter Ackroyd — gioca magistralmente con l'atmosfera gotica londinese, il mio scopo è di compiere un atto di rottura violenta. Portando il "mostro" in Nevada, lo spogli del suo habitat per osservarne la miseria umana. 
In questo senso, l'approccio ricorda la decostruzione del genere operata da Alan Moore nel capolavoro a fumetti "From Hell". Mentre Moore esplora le radici massoniche e psicogeografiche del delitto, io cerco di esplorarne la metamorfosi fisica e psicologica. Jack non è più un’entità soprannaturale, ma una "lama" nuda che cerca di nascondersi in una nuova "crisalide".

Cinema e Simbolismo: 
La caduta degli idoli

Nel cinema, il paragone più calzante è con "Gli Spietati" (Unforgiven) di Clint Eastwood. Come Eastwood decostruisce l'epica del pistolero, rivelando solo uomini stanchi e spaventati dietro la leggenda, altrettanto faccio io con il killer seriale. Non c’è gloria nel sangue, solo una cupa necessità.
Il titolo stesso dell'opera è una dichiarazione di guerra all'apparenza; lascio a voi il compito di scoprire e interpretare il significato dei due elementi. 



Letteratura Archetipica: 
Il Viaggio dell'Anti-Eroe

Qui il riferimento si sposta su Joseph Campbell e il suo "L’eroe dai mille volti". Aaron Rosebud è decisamente un anti-eroe, un protagonista che nelle due fasi mostrate nel libro non cerca "solo" giustizia come uomo di legge ma di mettere in pace la sua coscienza, mentre  da vecchio comprende che non è più tempo di redenzione ma di accettazione del destino e dei propri errori. Il suo inseguimento non è solo una caccia all'uomo, è un confronto speculare con la propria ombra, un tema carissimo alla psicologia di Jung e alla letteratura di James Ellroy in "American Tabloid", dove la Storia con la "S" maiuscola viene riscritta attraverso le pulsioni più basse dell'animo umano.

Videogame e Immersività: 
La traccia del sangue

Nel panorama dei videogame, questa tensione tra uomo e mito è esplorata in "The Last of Us Part II". La violenza non è mai gratuita, ma lascia cicatrici permanenti sia sul carnefice che sulla vittima. L'ossessione di Aaron per la traccia di Jack ricorda la ricerca ossessiva dei personaggi del gioco: una spirale di violenza che trasforma il cacciatore in preda.




L'Innocenza Perduta: 
Il Noir Rurale 

Se nel punto precedente abbiamo parlato di decostruire un mito mondiale come Jack lo Squartatore, qui l'operazione è ancora più intima: decostruire l'idillio della giovinezza. Nell'estate delle lumache colorate il giallo/noir abbandona i detective in impermeabile per vestire i panni di adolescenti.
Anche in questo thriller utilizzo l'atmosfera climatica per mutare il genere, ma in questo caso sono il calore e la staticità della provincia piemontese del 1977. Qui il riferimento che sento più vicino è il "Gotico Padano" di Pupi Avati (si pensi a "La casa dalle finestre che ridono").
La frase di Joseph Conrad che scelgo come fonte d'ispirazione per accompagnare la lettura è una dichiarazione di intenti, poetica e tragica al tempo stesso:
"Ci si chiude alle spalle il piccolo cancello della fanciullezza e si entra in un giardino incantato, dove anche le ombre splendono di promesse e ogni svolta del sentiero ha una sua seduzione."
Ma quel giardino, nel thriller, diventa una trappola. È l'innovazione del "Sunny Noir": il delitto che avviene nel pieno della luce, tra i campi di grano o le vecchie falegnamerie, dove l'orrore è ancora più insopportabile perché visibile, privo di filtri.

Un Noir Rurale che vive del contrasto tra la bellezza ancestrale della natura e l'orrore umano che vi si annida. In questa narrazione, il Bosco di Melina e la vecchia falegnameria smettono di essere luoghi di gioco per diventare teatri di una "quiete innaturale"




Letteratura: Il "Coming of Age" 
che si sporca di sangue

In letteratura, il paragone corre a "Io non ho paura" di Niccolò Ammaniti. In entrambi i testi, la calura estiva diventa una cappa psicologica che schiaccia i protagonisti. Ma dove Ammaniti si ferma sulla soglia della fiaba nera, io spingo il pedale sul noir d'inchiesta rurale, dove la terra piemontese è madre e matrigna, un luogo stratificato di antiche tradizioni, testimone muto di sofferenze e segreti. E per non farmi mancare nulla non dimenticherei un altro illustre paragone, niente meno che con il re del brivido Stephen King, in particolare nel racconto The Body/Stand by Me: dove il viaggio di Gordie Lachance e dei suoi amici è il rito di passaggio definitivo in cui la scoperta di un cadavere o di una verità atroce segna il confine invalicabile tra il "prima" e il "dopo", l'adolescenza e la maturità; più o meno quello che realizzo nel mio romanzo con i cinque ragazzini della banda dei fratelli del bosco.

Cinema: Il Gotico Padano
 e la Luce che Acceca

Come anticipato, in ambito cinematografico L'Estate delle lumache colorate, evoca inevitabilmente il "Gotico Padano" di Pupi Avati per alcune atmosfere. In film come "La casa dalle finestre che ridono", il mistero è immerso in una luce solare che, invece di rassicurare, mette a nudo l'orrore.
Basta leggere questo piccolo passaggio per ritrovarsi:
"All’interno della vecchia falegnameria regnava una quiete innaturale. Respiri accaldati si consumavano..."
Questa scena del mio libro è pura estetica di Avati: luoghi dimenticati dal tempo che custodiscono verità che la comunità ha preferito seppellire. La "decostruzione" qui sta nel mostrare che il mostro non ha bisogno del buio; gli basta il silenzio di un pomeriggio di luglio.



Fumetto: Le Ombre di "Sarane"
 e l'estetica del ricordo

Se guardiamo al fumetto, il riferimento d’elezione è Gipi (soprattutto in opere come "LMVDM" o "La terra dei figli"). Gipi eccelle nel narrare la provincia italiana non come cartolina, ma come spazio di frizione emotiva, dove il fango e la polvere sporcano i sogni degli adolescenti, e il paesaggio provinciale è reso con tratti nervosi, capaci di trasmettere quel senso di precarietà esistenziale. Nel mio romanzo, il bosco di Melina e la stessa Borgovecchio hanno quella  ruvidità: un realismo sporco dove i ragazzi non sono eroi di carta, ma giovani carnefici o vittime della propria curiosità, proprio come i personaggi dolenti che popolano le tavole del maestro pisano. Lo stile narrativo "scava" sotto le unghie, senza paura di mostrare la polvere e il sangue sotto il sole di luglio.



Videogame: L'esplorazione 
del mistero quotidiano

In ambito videoludico, l'esperienza che più risuona con il mio Noir Rurale è "Everybody's Gone to the Rapture". Sebbene ambientato nella campagna inglese, il gioco lavora sul concetto di "eco del passato": esplorare un borgo apparentemente idilliaco per ricostruire, attraverso frammenti e oggetti abbandonati, una tragedia collettiva. Qui l'ambiente bucolico (la cittadina circondata dai boschi) diventa una trappola claustrofobica. Il giocatore deve ricostruire una verità frammentata, dove gli oggetti quotidiani e i luoghi dell'infanzia assumono significati sinistri.



L'Origami del Male: 
Simbolismo e Struttura

Nella raccolta "Favole Inquiete", la decostruzione non riguarda solo il contenuto, ma la struttura stessa del racconto. La brevità qui non è sintesi, è affilatura. Come un’arma bianca, il racconto breve deve colpire subito, prima che la vittima (il lettore) possa opporre resistenza. Nella postfazione della raccolta, definisco i racconti come:
"Un perfetto origami che prende la forma delle nostre paure e delle fantasie più bizzarre."
Trovo che sia un'immagine potentissima. L'origami è un oggetto d'arte fatto di pieghe nette, di angoli acuti; se lo spieghi, trovi solo un foglio bianco, ma è la "piega" impressa dall'autore a creare il mostro. In questo, la mia poetica si potrebbe avvicinare a quella di Roald Dahl nei suoi Racconti dell'imprevisto o alle atmosfere di Shirley Jackson. Non c'è bisogno di centinaia di pagine per descrivere l'abisso; basta mostrare la crepa nel muro di una stanza normale.



Letteratura e Genere: 
Il "Giallo in Libreria"

Per tornare alle origini, non dimentico che la mia avventura letteraria "esplode" con il premio Feltrinelli per il racconto "Serial Killers". Questo segna un punto di contatto con la tradizione del Giallo d'atmosfera alla Giorgio Scerbanenco, dove il delitto è solo il pretesto per raccontare la ferocia della quotidianità. Nelle Favole Inquiete, il termine "Favola" è ironico e terribile: riprende l'archetipo dei Fratelli Grimm (quelli originali, non edulcorati) dove la punizione è spesso sproporzionata e il lieto fine è un miraggio.



Cinema e TV: 
La narrazione antologica

Il riferimento ideale qui è "The Twilight Zone" (Ai confini della realtà) di Rod Serling. Ogni racconto è un microcosmo chiuso, una lezione morale distorta o un paradosso esistenziale. In ambito cinematografico, il legame è con i film a episodi come "I racconti dei due laghi" o il cinema di Alfred Hitchcock nei suoi brevi ma fulminanti prologhi televisivi: la capacità di creare tensione con un solo dettaglio fuori posto.



Videogame: Il Minimalismo Narrativo

Esistono opere come "What Remains of Edith Finch" che lavorano esattamente sulla mia stessa lunghezza d'onda: raccontare una vita, o una tragedia, attraverso un singolo oggetto o una stanza chiusa. Il giocatore/lettore deve compiere un'operazione di decostruzione degli indizi per arrivare al nucleo del dolore o del mistero.


 La Metamorfosi dell'Autore

Sempre difficile parlare di se stessi, soprattutto  rinchiudersi dentro una definizione. In realtà mi piace pensare di essere una specie di "cartografo dell'ombra" non un semplice narratore di genere ma un tracciatore di mappe e luoghi dove la bussola della morale impazzisce. Che si tratti di un noir storico, rurale o di una favola nera, l'obiettivo che inseguo è emozionare me stesso prima ancora del lettore, in un processo di metamorfosi continua.
In un'epoca dove si preferisce cercare risposte facili, la mia scrittura sceglie la strada più difficile: quella del finale che lascia "sconcertati ma soddisfatti". Perché la verità, nel noir, non è mai la cattura del colpevole, ma la scoperta di ciò che è rimasto di noi dopo aver attraversato l'oscurità.
Come ho scritto nella Biografia in chiusura del mio ultimo libro: "La storia alla quale mi sento maggiormente legato? Quella che ancora devo scrivere…". Ed è proprio questa tensione verso l'ignoto, verso la prossima "lama" pronta a squarciare la "crisalide", che rende i miei libri e questo blog, territorio ancora selvaggio di scoperta, tappa obbligatoria per chiunque non abbia paura di guardare nel buio.


Anche per questo post è tutto, vi do appuntamento a brevissimo: i "delitti in radio" si avvicinano pericolosamente...


“Ogni parola è un passo. Grazie per aver camminato con me tra queste righe.  

  Ma le storie non finiscono, cambiano voce e interpreti e aspettano solo di essere ascoltate.”

Massimiliano Serino




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