Come nasce un libro - parte terza: Quando il romanzo lascia la bottega e incontra il mondo

 Quando il romanzo lascia la bottega e incontra il mondo



Terza e ultima parte di "Come nasce un libro", seguendo le vostre richieste e mettendo a frutto la mia breve ma intensa esperienza nel settore. Abbiamo passato settimane dentro la struttura del romanzo: l’idea che ti sceglie, la scaletta che ti orienta, l’incipit che cattura, il plot che regge tutto, i checkpoint che salvano la storia dalle sue crepe, la revisione profonda che la affila.
Fin qui, il romanzo è stato una creatura privata, un organismo che cresce nella bottega dell’autore con mille revisioni, notti insonni e ripensamenti.
Ma arriva un momento in cui la storia deve uscire e incontrare occhi nuovi, deve essere letta, valutata, capita, fraintesa, amata, respinta, scelta. È il momento più fragile e più potente: la presentazione al mondo. È quello che l'autore teme e anela di più al tempo stesso.
La terza parte di questo percorso sarà dedicata proprio a questo:
terminata la costruzione del romanzo, affrontiamo la sua messa in scena.
Nel post vi parlerò di:
Sinossi: come raccontare un romanzo senza tradirlo.
Quarta di copertina: la promessa che convince il lettore a voltare pagina.
Il titolo: la prima identità del libro.
La presentazione editoriale: cosa vuole davvero un editore quando legge un manoscritto.
La preparazione per concorsi e premi: come adattare il romanzo ai criteri di selezione.
L’identità narrativa: come mantenere coerenza tra testo, autore e comunicazione.
Sarà una parte più pratica, orientata al lettore e al mercato, ma sempre con la stessa cura artigianale che abbiamo messo nella costruzione del romanzo.
Preambolo terminato: andiamo a cominciare.

La sinossi: l’arte di raccontare senza tradire
La sinossi è uno degli strumenti più fraintesi del mestiere. Molti la trattano come un riassunto, altri come una quarta di copertina, altri ancora come un pitch commerciale per attirare i lettori.
In realtà la sinossi è la radiografia del romanzo.
Non deve sedurre, ma mostrare oggettivamente. Non deve creare atmosfera, ma chiarire la struttura. E i colpi di scena, finale compreso, devono essere perfettamente svelati e comprensibili.
Questo perché la sinossi è ciò che permette a un editor, a un agente, a un giurato di capire se il romanzo sta in piedi. Quindi un documento tecnico da presentare non tanto al lettore quanto agli addetti al settore:  testo asciutto, con un certo ritmo, sintetico ma senza tralasciare nulla di ciò che conta. 

Vediamo di ricapitolare:

1. La sinossi non è un riassunto che elenca semplicemente cosa succede, ma una mappa che spiega perché succede, come succede, a chi succede, e che effetto ha sulla storia.
Una buona sinossi contiene:
  • il protagonista e la sua ferita
  • il conflitto centrale
  • l’arco narrativo
  • i punti di svolta
  • il climax
  • il finale 
La sinossi deve permettere a chi legge di vedere la struttura del romanzo come se fosse un diagramma emotivo.

2. La sinossi deve essere onesta
Molti autori cercano di “abbellire” la sinossi convinti che in questo modo anche la storia verrà tenuta in maggior considerazione, quindi libero sfogo alle frasi evocative, atmosfere, misteri, omissioni strategiche.
Errore.
Non è necessario che seduca, meglio che sia trasparente ed esaustiva, perché chi la legge deve capire:
  • se la storia regge
  • se il conflitto è chiaro
  • se il protagonista evolve
  • se il finale è coerente
  • se il plot ha vertebre solide

3. La sinossi deve avere sicuramente una voce e riflettere lo stile dell'autore, ma non deve rubare la scena al libro stesso. Meglio non imitare lo stile del romanzo. Deve parlare del romanzo non con lo stesso tono thriller o drammatico scelto per raccontare la storia. Non con la stessi enfasi letteraria o atmosferica che pervade la trama.

4. La struttura ideale di una sinossi efficace potrebbe essere questa:
  • Apertura: chi è il protagonista e qual è la sua ferita.
  • Inciting Incident: cosa rompe il suo equilibrio.
  • Sviluppo: come il protagonista affronta il conflitto.
  • Punti di svolta: cosa cambia la direzione della storia.
  • Climax: la verità, la scelta, la ferita definitiva.
  • Finale: cosa resta, cosa si chiude, cosa si apre.
E come lunghezza prevista, meglio se non supera una pagina.

5. La sinossi deve mostrare l’arco del protagonista
Il cuore della sinossi non è tanto la trama quanto l’arco del personaggio.
Domande da autore che si dovrebbero percepire:
  • cosa vuole?
  • cosa teme?
  • cosa perde?
  • cosa scopre?
  • cosa cambia?
Se la sinossi non mostra questo arco, il romanzo sembra statico e difficilmente passa le selezioni. 

6. La sinossi deve necessariamente contenere il finale.
Ci sono molti autori che lo evitano, pensano che svelando il finale rovinano la lettura. E qui la differenza è sostanziale: la sinossi non è per il lettore, ma per chi deve valutare il romanzo. Quindi giusto fargli sapere se il finale è coerente con la trama, se è inevitabile, solido e chiude tutto ciò che deve o si aprono nuovi orizzonti, magari per un seguito. Ci tengo a sottolinearlo: una sinossi senza finale è una sinossi incompleta.




La quarta di copertina: la promessa che convince il lettore a voltare il libro

La quarta di copertina è un territorio fragile, qui non abbiamo a che fare con un riassunto, non possiamo svelare il finale e non è propriamente un pitch commerciale. In una sola parola potrei definirla: promessa.
Una promessa di atmosfera, di tensione, di mondo, di voce. È il momento in cui il lettore prende il libro in mano, lo gira, e decide se entra nella storia che gli proponi o se lo rimette sullo scaffale.
Dalla quarta non dobbiamo pretendere spiegazione, ma più seduzione; raccontare poco, evocare molto. Far intuire in quale universo siamo chiamati a entrare.

Vediamo anche qui alcuni punti salienti:

1. La quarta è un invito, non un riassunto
Il lettore non deve sapere cosa succede ma che tipo di esperienza vivrà.
Una quarta efficace:
  • crea atmosfera
  • introduce il protagonista con un dettaglio significativo
  • suggerisce il conflitto senza svelarlo
  • promette una tensione
  • lascia una domanda aperta

2. La quarta deve avere una voce precisa, è il primo contatto tra il lettore e la voce dell’autore, quindi anche qui come per la sinossi meglio non imitare lo stile del romanzo ma rispecchiarne la temperatura emotiva.
Se il romanzo è:
  • noir → la quarta deve avere un’ombra
  • gotico → deve avere un presagio
  • psicologico → deve avere una crepa
  • storico → deve avere un dettaglio d’epoca
  • thriller → deve avere un’urgenza
Pensiamo di costruire una specie di biglietto da visita atmosferico e avremo chiaro cosa scrivere.

3. La struttura invisibile di una quarta professionale che funziona
  • Apertura atmosferica  
  • Una frase che crea subito un clima, un tono, un mondo.
  • Il protagonista ma non una biografia, basta un dettaglio che lo definisce
  • Il conflitto, soltanto suggerito 
  • La promessa narrativa: Cosa troverà il lettore? Una verità? Una ferita? Una rivelazione?
  • La domanda finale  
Un suggerimento: chiudete la quarta con un interrogativo implicito, non scritto, che spinge il lettore a entrare.

4. Cosa NON deve contenere una quarta
  • Riassunti dettagliati
  • Spoiler
  • Twist
  • Spiegazioni tecniche
  • Descrizioni neutre
  • Informazioni editoriali
  • Tono scolastico
5. Possiamo porci tre domande che guidano la scrittura della quarta:
  • Che atmosfera voglio far respirare al lettore?
  • Qual è la ferita del protagonista che posso suggerire senza svelare?
  • Qual è la domanda che il lettore deve portarsi dentro aprendo il libro?
Se rispondi a queste tre domande, la quarta è già a metà strada.

6. Le tecniche narrative per una quarta memorabile
  • Usare un dettaglio sensoriale: un odore, un rumore, una luce, creano immediatamente atmosfera.
  • Mostrare un gesto del protagonista, un gesto dice più di una descrizione.
  • Inserire una frase che incrina il mondo, una piccola anomalia che crea tensione.
  • Chiudere con un’immagine

Il titolo: il nome che decide il destino del libro

Scegliere il titolo di un romanzo è un atto vero e proprio di identità. Non è marketing e nemmeno pura estetica, tantomeno un vezzo: è la prima verità del libro. Il titolo è ciò che il lettore vede prima di tutto, ciò che l’editore valuta in un secondo, ciò che resta nella memoria quando la storia è finita e viene tramandato a voce dai lettori. Ci vogliono sintesi, atmosfera, e promessa. Non basta che abbia un assonanza piacevole, meglio se vibra e evoca. Meglio se colpisce.

1. Il titolo è un dispositivo narrativo

Un titolo efficace dovrebbe contenere in forma compressa:

  • il tono del romanzo

  • la sua atmosfera

  • il suo conflitto

  • la sua ferita

  • la sua domanda

Il lettore non lo sa, ma il titolo è già la prima pagina.

2. Le quattro identità possibili di un titolo

Ogni titolo appartiene a una di queste quattro famiglie:

  • Titolo atmosferico — evoca un mondo, un clima, un presagio; pensiamo a Cime tempestose, Il deserto dei Tartari, La strada

  • Titolo psicologico — evoca una crepa, un trauma, un’identità La metamorfosi, L’uomo che visse due volte, La mente spezzata

  • Titolo simbolico — evoca un oggetto, un dettaglio, un segno Il cardellino, Il fermaglio, Il grande Gatsby

  • Titolo tematico — evoca la domanda centrale del romanzo Il buio oltre la siepe, Il confine della verità, La parte nascosta

Capire a quale famiglia appartiene il romanzo è il primo passo per centrare il titolo.

3. Il titolo deve contenere una tensione

Evitiamo titoli piatti. Un titolo efficace contiene una frizione interna, una piccola tensione semantica che crea curiosità.

Esempi:

  • Il silenzio degli innocenti → innocenza + silenzio = inquietudine

  • Shutter Island → luogo + minaccia implicita

  • Fight Club → violenza + ritualità

La tensione è ciò che spinge il lettore a chiedersi: “Che storia sarà mai questa?”

4. Il titolo deve essere pronunciabile

Sembra un affermazione banale, ma non lo è. Se possibile cerchiamo musicalità, creiamo qualcosa che scorre fluido e sia facilmente ricordabile: il classico "suona bene".

Gli editor conoscono la trappola: se un titolo è difficile da pronunciare, è difficile anche da vendere.

La musicalità è parte della sua identità.

5. Il titolo deve essere coerente con il genere

Non per regola, ma per efficacia.

  • Noir → titoli brevi, taglienti, con ombra

  • Thriller → titoli dinamici, con urgenza

  • Psicologico → titoli ambigui, con frattura

  • Storico → titoli evocativi, con respiro

  • Gotico → titoli atmosferici, con presagio

Il titolo è il primo segnale che dai al lettore su che tipo di viaggio lo aspetta.

6. Le tecniche narrative per trovare il titolo giusto

Gli autori esperti usano alcuni metodi ricorrenti:

  • Il titolo-oggetto Un oggetto simbolico che attraversa la storia. La macchina del tempo, Il Pendolo di Focault, La chiave di vetro, La lettera scarlatta

  • Il titolo-frase Una frase che contiene una tensione.

    Quando il male cambia pelle, Ciò che la neve non ha cancellato, Io non ho paura, Se questo è un uomo

  • Il titolo-dualità Due elementi in contrasto. Il Dottor Jekyll e Mr. Hyde, Due voci nel buio, La Fiamma e il ghiaccio, Il principe e il povero

  • Il titolo-minimalista Una parola che contiene tutto. La frattura, Il confine, L’ombra

  • Il titolo-metafora Una immagine che diventa tema. Il buio oltre la siepe, La strada, La Maschera e il volto

7. Il titolo deve essere inevitabile

Non sempre il titolo giusto è quello che suona bene; da autore posso affermare che una volta trovato ti fa vibrare e dire: :

“Non poteva chiamarsi in nessun altro modo.”

Il titolo giusto è inevitabile, è la forma definitiva del romanzo racchiusa in una sola frase.


Ecco l'esempio di uno dei miei titoli che ha convinto subito anche l'editore

La presentazione editoriale: il momento in cui il libro incontra il mondo professionale

Presentare un romanzo a un editore è un atto di esposizione importante, nel momento che inviamo il file mettiamo la nostra voce davanti a chi decide se è sufficientemente intonata per entrare nel suo catalogo, e quindi nel mercato, nel mondo dei lettori. Il gesto richiede lucidità e strategia. E diciamolo... soprattutto un minimo di professionalità.

Un romanzo può essere bellissimo, ma se presentato male, non arriva; viceversa se anche imperfetto, ma presentato bene, viene quanto meno letto. La presentazione editoriale è il ponte che collega la bottega dell’autore all’industria libraria.

1. Prima regola: l’editore non vuole solo un ottimo libro, ma un autore consapevole

E di conseguenza gli editor cercano la storia originale ma testano autori che sappiano cosa stanno facendo. Un autore che ha costruito la sua immagine, conosce:

  • il proprio genere

  • il proprio pubblico

  • la propria voce

  • la propria identità narrativa

  • la propria collocazione nel mercato

La presentazione editoriale deve comunicare tutto questo senza dirlo esplicitamente.

2. Il materiale da inviare: la triade professionale

Una presentazione editoriale efficace contiene tre elementi fondamentali:

  • Sinossi — la radiografia del romanzo

  • Estratto — le prime 20–30 pagine, quelle che mostrano la voce

  • Lettera di presentazione — il contatto umano, professionale, calibrato

Questi tre elementi devono dialogare tra loro: la sinossi mostra la struttura, l’estratto mostra la voce, la lettera mostra l’autore e la sua personalità.

3. La lettera di presentazione: tono, struttura, identità

La lettera è il primo contatto con l’editore. Fondamentale che sia breve, chiara, professionale, senza trascurare una nota identitaria che presenta chi scrive.

Struttura ideale:

  • Apertura: chi sei (possibilmente in una frase)

  • Il romanzo: titolo, genere, lunghezza, atmosfera

  • La promessa narrativa: cosa rende il romanzo necessario

  • Perché a quell’editore: dimostrare che non stai inviando a caso

  • Chiusura: disponibilità, contatto, tono sobrio

La lettera non deve vendere ma presentare.

4. L’estratto: la prova del nove

Gli editor leggono di solito l’estratto prima della sinossi, perché la voce è più importante della struttura.

L’estratto deve contenere:

  • l’incipit (sempre)

  • la prima scena significativa

  • il primo punto di frattura

  • un assaggio del ritmo

Non deve contenere:

  • scene casuali

  • parti troppo descrittive

  • capitoli avanzati senza contesto

L’estratto è il luogo dove l’editore capisce se sai scrivere.

5. La scelta dell’editore: strategia, non speranza

Inviare a caso è il modo migliore per essere ignorati. In base a quello che si scrive la scelta dell’editore deve essere chirurgica.

Criteri:

  • pubblica il tuo genere?

  • pubblica autori con voce simile alla tua?

  • ha collane che rispecchiano il tuo tono?

  • accetta manoscritti non richiesti?

  • ha un catalogo coerente con la tua identità narrativa?

Un invio mirato vale più di dieci invii casuali.

6. Le regole invisibili della presentazione editoriale

Gli editor non lo dicono, ma lo pensano. Vediamo adesso qualche regola non scritta:

  • Professionalità prima di tutto File ordinati, PDF puliti, nessun errore, specialmente ortografico o sintassi, meglio ripetere più passaggi di correzione.

  • Niente autolodi “Romanzo potente”, “storia unica”, “voce originale”: vietato!!!!!

  • Niente paragoni eccessivi “Un nuovo King”, “il mio libro ricorda Camus”: disastro!!!!!

  • Niente disperazione “È la mia unica possibilità”: mai!

  • Niente prolissità Breve, chiaro, calibrato. Tenete presente che hanno decine di nuovi arrivi giornalieri: leggiamo pochissimo, ma siamo un paese di scrittori.

L’editore deve percepire che sei un autore, non un dilettante.

7. Il tempo dell’attesa: la parte più difficile

Dopo l’invio, inizia la parte più dura: l’attesa. Gli editor leggono lentamente, selezionano, valutano, discutono. Possono passare settimane, mesi.

Durante l’attesa:

  • non sollecitare

  • non chiedere aggiornamenti

  • non inviare nuove versioni

  • non inviare altri romanzi

La pazienza è parte della professionalità.




La preparazione per concorsi e premi: trasformare il romanzo in un candidato competitivo

Preparare un romanzo per un concorso non è come prepararlo per un editore, è un rituale diverso, con regole differenti e soprattutto un pubblico diverso: i giurati. Questa è una categoria di lettori specializzati a parte, non leggono solo per hobby, né con l'occhio degli editor o degli agenti. Il loro lavoro si divide tra tecnica, emotività e comparazione con altri scritti, e bisogna tenere conto che di testi ne leggono a decine. Quindi cosa cercano? Una cosa sola: la voce che resta, quella che si differenzia dalle altre.

1. Prima regola: conoscere il concorso come si conosce un personaggio

Ogni concorso ha una sua identità:

  • alcuni premiano la voce

  • altri premiano la struttura

  • altri premiano l’originalità

  • altri premiano il tema

  • altri premiano la capacità di emozionare

  • altri premiano la tecnica pura

Prima di inviare, devi studiare:

  • i vincitori degli ultimi anni

  • i finalisti

  • i criteri dichiarati

  • i criteri non dichiarati (si capiscono dai testi premiati)

  • il tipo di giuria (accademica? editoriale? narrativa? giornalistica?)

Un concorso è un ecosistema: devi capire come respira.

2. La versione “da concorso” del romanzo deve essere consapevole. 

Vediamo con quali caratteristiche:

  • più breve (se possibile)

  • più affilato

  • più pulito

  • più coerente

  • più ritmico

  • più chiaro nelle sue intenzioni

I giurati non hanno tempo per perdonare:

  • scene inutili

  • dialoghi prolissi

  • descrizioni decorative

  • punti morti

  • finali deboli

La versione da concorso è una versione chirurgica che mira al bersaglio grosso.

3. L’incipit da concorso: deve catturare già nelle prime 10 righe, ci vuole una maturità narrativa immediata.

Un incipit da concorso deve:

  • immergere subito

  • mostrare la voce

  • suggerire la ferita

  • creare una tensione

  • evitare introduzioni lente

  • evitare spiegazioni

  • evitare premesse

Il giurato deve pensare: “La storia prende, parte alla grande, questo autore sa cosa sta facendo.”

4. Il ritmo da concorso: nessuna pausa inutile

Controlli essenziali per valutare se il romanzo è calibrato:

  • ogni scena ha una funzione?

  • ogni dialogo rivela qualcosa?

  • ogni descrizione crea atmosfera?

  • ogni capitolo spinge avanti la storia?

5. Il finale da concorso: deve lasciare una risonanza immediata

Il giurato chiude il romanzo e passa al successivo, hai pochi secondi per restare nella sua mente e fare breccia.

Un finale da concorso deve:

  • essere inevitabile

  • essere coerente

  • essere emotivo

  • essere tematico

  • essere pulito

  • essere memorabile

Non basta un colpo di scena: serve che la trama si chiuda lasciando qualcosa dentro.

6. La scheda di presentazione: il documento che molti sottovalutano

Molti concorsi richiedono:

  • una sinossi

  • una presentazione dell’autore

  • una dichiarazione di originalità

  • una nota biografica

Questi documenti devono essere:

  • brevi

  • professionali

  • calibrati

  • privi di autolodi

  • privi di retorica

  • privi di disperazione

La scheda non deve vendere: deve dimostrare maturità.

7. La formattazione: il dettaglio che fa la differenza

I giurati notano tutto, perciò vediamo di curare anche la presentazione:

  • margini

  • font

  • interlinea

  • numerazione delle pagine

  • pulizia del PDF

  • assenza di errori

Un testo disordinato comunica dilettantismo, al contrario di uno ordinato che infonde rispetto.

8. Le regole invisibili dei concorsi

I giurati non lo dicono, ma lo pensano:

  • i romanzi troppo lunghi stancano

  • i romanzi troppo brevi sembrano incompleti

  • i romanzi confusi vengono scartati subito

  • i romanzi con voce forte restano

  • i romanzi con atmosfera unica emergono

  • i romanzi con personaggi memorabili vincono

Il concorso premia ciò che resta nella mente. Ho avuto la fortuna e la capacità di testarlo sulla mia pelle e vi assicuro che l'atmosfera di salire su un palco per ricevere un premio è qualcosa di unico.



Favole inquiete è in assoluto il mio singolo volume che ha fatto più incetta di premi: sono ben quattro alla fine del 2026, tra cui il prestigioso Argentario 2025 e Premio Caravaggio per la Narrativa, oltre alla Coppa Città di Milano 2026

L’identità narrativa dell’autore: 
la voce che precede il libro

L’identità narrativa dell’autore è ciò che resta quando il romanzo non c’è più, quel piccolo seme che speriamo di aver fatto germogliare nel cuore e nella testa di chi ci ha letto. È la somma di tono, temi, ossessioni, atmosfere, scelte stilistiche, posture emotive. È ciò che permette a un lettore, un editor, un giurato di riconoscere un autore anche senza leggere il nome sulla copertina. Una firma invisibile che attraversa tutto: romanzi, racconti, post, interviste, presentazioni, perfino le pause. Un autore senza identità narrativa può scrivere bene, ma non resta impresso a lungo.

1. L’identità narrativa è una coerenza interna che si deve consolidare senza slogan o frasi ad effetto.

Si costruisce con:

  • scelte tematiche ricorrenti

  • atmosfere riconoscibili

  • una voce che non cambia a seconda del progetto

  • un modo di guardare il mondo

  • una postura emotiva

  • una ferita che attraversa le storie

L’identità narrativa è ciò che un autore non può evitare di raccontare.

2. Le quattro colonne dell’identità narrativa

Ogni autore solido ha quattro pilastri:

  • La voce — ritmo, lessico, temperatura emotiva

  • Il tema — la domanda che torna sempre

  • L’atmosfera — la luce, l’ombra, il clima emotivo

  • La ferita — ciò che muove i personaggi e l’autore stesso

Se queste quattro colonne sono coerenti, l’identità narrativa è forte.

3. La voce: la musica dell’autore

La voce è la parte più difficile da definire e la più facile da riconoscere.

Una voce può essere:

  • tagliente

  • visiva

  • introspettiva

  • nervosa

  • lenta

  • ipnotica

  • frammentata

  • lirica

  • asciutta

Non sto parlando solo di stile ma del modo in cui l’autore respira sulla pagina e trasmette il suo messaggio.

4. Il tema: la domanda che non smette di tornare

Ogni autore ha una domanda che torna sempre, anche quando non vuole.

Esempi:

  • identità

  • colpa

  • memoria

  • perdita

  • metamorfosi

  • verità

  • paura

  • destino

  • trauma

Il tema è la radice dell’identità narrativa, è ciò che rende un autore riconoscibile anche quando cambia genere. Nel mio caso sono partito dal genere giallo/thriller per poi accostare il noir e lo storico, ma le radici, i temi anche profondi e sociali che volevo trattare sono rimasti saldi.

5. L’atmosfera: la pelle del romanzo

L’atmosfera è ciò che il lettore sente prima ancora di capire, potremmo definirla la temperatura emotiva del testo.

Può essere:

  • cupa

  • sospesa

  • claustrofobica

  • luminosa

  • malinconica

  • febbrile

  • inquieta

L’atmosfera è ciò che permette al lettore di dire: “Questo è un romanzo di X.” Pensiamo a Scerbanenco per rimanere nel noir o a King per andare nel thriller.

6. L’identità narrativa deve essere coerente su tutti i fronti

Non solo nei romanzi, ma anche:

  • nelle quarte

  • nelle sinossi

  • nelle interviste

  • nei post

  • nelle presentazioni

  • nei contenuti social

  • nelle biografie

  • nei materiali editoriali

Un autore con identità narrativa forte è riconoscibile ovunque. Il mio canale YouTube parla di Max Serino: il noir d'Autore, è una firma su quello che puoi trovare e devi aspettarti; il blog che state leggendo presenta i miei pensieri, i libri, i racconti, i premi, le curiosità di genere e i post tecnici come questo: ma ogni passaggio è raccontato a mio modo, sia dal punto di vista estetico di presentazione che concettuale nei testi.

7. Le tecniche per costruire un’identità narrativa solida

  • Riconoscere le proprie ossessioni Annotare ciò che torna sempre nelle storie.

  • Studiare la propria voce Capire quali scelte stilistiche sono naturali e quali artificiose.

  • Definire la propria atmosfera Qual è la luce emotiva che attraversa i tuoi testi?

  • Scegliere i propri temi Quali domande ti inseguono?

  • Creare coerenza comunicativa La tua identità deve emergere anche fuori dal romanzo.



In chiusura vi offro un piccolo assaggio di quelli che saranno i prossimi contenuti sul canale YouTube: ne parlerò in maniera più esaustiva in altro post dedicato ma sappiate che c'è in progetto una serie di podcast noir tratti dai miei racconti.


A questo punto, dovreste avere un'idea un pochino più chiara di come dare alla luce il vostro libro, oppure, alla peggio avrete semplicemente soddisfatto la curiosità di quanta cura e passione richieda l'arte della scrittura. In fondo, noi scrittori siamo artigiani della parola che viviamo sulla vostra voglia di evasione e conoscenza, temiamo i giudizi ma non rinunciamo a portare le nostre storie e non smettiamo di divulgare il nostro messaggio.

I Looney Tunes, che da bambino mi facevano letteralmente impazzire, chiudevano sempre con "That's all, folks!", e anch'io per questa serie di tre post posso salutarvi con: "È tutto, gente!" ci vediamo al prossimo post per altri contenuti sfiziosi e brividosi! Halloween si avvicina... sorprese in arrivo.


"Ogni parola è un passo. Grazie per aver camminato con me tra queste righe.  

  Ma le storie non finiscono, cambiano voce e interpreti e aspettano solo di essere ascoltate.”

Massimiliano Serino

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